2.3.10

Paralimpiadi al via


I X Giochi Paralimpici invernali si terranno a Vancouver dal 12 al 21 marzo, nelle stesse località che hanno ospitato le XXI Olimpiadi invernali appena conclusesi.

Sarà la seconda volta che il Canada ospita le Paralimpiadi, dopo quelle estive del 1976, tenutesi a Toronto.

I Giochi paralimpici invernali 2010 sono stati assegnati a Vancouver nel luglio 2003, nel corso della riunione del Comitato Olimpico Internazionale tenutasi a Praga.
In quella sede i delegati del CIO furono chiamati a votare tra le tre città candidate selezionate come finaliste: Pyeongchang (Corea del Sud), Salisburgo e, appunto, Vancouver. Al primo turno di votazione Salisburgo, con soli 16 voti, per cui venne eliminata. Al secondo turno buona parte dei voti espressi in precedenza per Salisburgo andarono a Vancouver, che fu preferita a Pyeonchang con 56 voti contro 53.
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E’ Gianmaria Dal Maistro il portabandiera della Delegazione Italiana ai X Giochi Paralimpici Invernali di Vancouver 2010. Si tratta di uno degli atleti più medagliati dell’intero Comitato, in grado di raccogliere, in carriera, risultati straordinari sia ai Giochi Paralimpici che in Coppa del Mondo ed in Coppa Europa. ‘’Una scelta coerente con quella fatta dal CONI, nata dalla volontà di continuare sulla strada di una identità simile con il Comitato Olimpico Nazionale’’. Questo il commento del Presidente del CIP, Luca Pancalli. Dal Maistro, 29enne vicentino di Schio, sarà accompagnato, nel corso della cerimonia d’apertura delle prossime Paralimpiadi, dal suo atleta guida Tommaso Balasso. Il suo curriculum sportivo comincia a Nagano nel ’98 con due argenti (gigante e discesa libera) e un bronzo (slalom), proseguito a Salt Lake City nel 2002 con un argento (gigante) e culminato a Torino nel 2006 con una medaglia d’oro (super g) ed una d’argento (gigante). (comitatoparalimpico.it)

I convocati di Lippi

Tre novità per l'Italia di Marcello Lippi, nell'amichevole contro il Camerun in programma mercoledì sera nel Principato di Monaco: sono il portiere del Palermo Sirigu, il difensore del Bari Bonucci e il centrocampista del Cagliari Cossu. Tra i 23 convocati dal ct azzurro tornano Bonera, Maggio, Montolivo e Borriello.

La Nazionale si è radunata a Coverciano: hanno presentato la nuova maglia Puma, creata per i prossimi mondiali in Sudafrica che esordirà nella gara di mercoledì sera, e nel pomeriggio si è tenuto il primo allenamento. Martedì per gli Azzurri seduta di allenamento al mattino, quindi la partenza per il Principato di Monaco.

Questo l’elenco dei convocati:

Portieri: De Sanctis (Napoli), Marchetti (Cagliari), Sirigu (Palermo);

Difensori: Bonera (Milan), Bonucci (Bari), Legrottaglie (Juventus), Cannavaro (Juventus), Chiellini (Juventus), Cassani (Palermo), Maggio (Napoli), Criscito (Genoa);

Centrocampisti: Pepe (Udinese), Montolivo (Fiorentina), Palombo (Sampdoria), Pirlo (Milan), Marchisio (Juventus), De Rossi (Roma), Gattuso (Milan), Cossu (Cagliari);

Attaccanti: Borriello (Milan), Di Natale (Udinese), Pazzini (Sampdoria), Quagliarella (Napoli). (realsports.it)

F10: Domenicali tira il primo bilancio

"Finite le amichevoli estive, ora si comincia a fare sul serio." Poco meno di un mese fa Stefano Domenicali, Team Principal della Scuderia Ferrari Marlboro, aveva definito le indicazioni dei primi tre giorni di test di Valencia come quelle partite del calcio d'agosto ma adesso, dopo altri dodici giorni di prove che hanno portato a 7353 il totale dei chilometri percorsi dalla F10 è possibile trarre un primo bilancio.

"Siamo soddisfatti del lavoro svolto in queste quattro sessioni di prove, soprattutto perché siamo riusciti a completare tutto il programma che avevamo definito" - ha detto Domenicali a ferrari.com - "Innanzitutto era importante raggiungere un buon livello di affidabilità e credo che su questo fronte possiamo dire di aver raggiunto l'obiettivo, anche se bisogna sempre mantenere una concentrazione assoluta e migliorare dove è possibile farlo. Va dato atto alla squadra di aver lavorato molto bene quest'inverno per prepararci nella maniera migliore e poter così sfruttare i soli quindici giorni di prove a disposizione. Con un periodo di test così limitato, perdere soltanto poche ore per un problema tecnico sarebbe stato davvero un peccato."

Domenicali, che oggi ha preso parte al debriefing con tutti i tecnici rientrati ieri sera da Barcellona, ha anche espresso un giudizio positivo sul livello della prestazione raggiunto dalla nuova monoposto: "Per quello che si è potuto vedere e considerate tutte le incognite relative ai test, ritengo che abbiamo dimostrato di poter essere competitivi con i migliori, sia come prestazione pura che sulla lunga distanza. Si tratta di un risultato importante, se pensiamo a come si era conclusa la stagione non più tardi di quattro mesi fa ad Abu Dhabi, per il quale abbiamo lavorato duramente in questi mesi. Ora dobbiamo continuare a spingere sullo sviluppo della F10, perché questo sarà una delle chiavi di volta della stagione."

Difficile dire chi sia il favorito dopo quello che si è visto in queste settimane, anche per gli addetti ai lavori. "Non sono abituato a fare pronostici ma è chiaro che si prospetta un campionato molto equilibrato, a differenza dello scorso anno" - ha aggiunto Stefano - "Prima dei test si pensava che ci potessero essere quattro squadre in grado di lottare per il titolo ma, per quello che si è visto, ci sono altre vetture che possono essere molto competitive. Inoltre, ci sono ancora tanti nodi da sciogliere, come ad esempio il comportamento delle gomme alle alte temperature e la gestione della strategia di gara, tanto per citarne un paio. Con delle prestazioni così ravvicinate basterà una sbavatura per ritrovarsi magari fuori da Q3. Ciò significa che bisognerà cercare di lavorare sempre al massimo, su tutti i fronti: squadra, piloti, macchina. Siamo consapevoli che ci troveremo a lottare con squadre molto forti, che vengono da una stagione chiusa in maniera ben diversa dalla nostra, che hanno lavorato anch'esse molto bene durante l'inverno e che faranno di tutto per primeggiare. Quello che è certo è che ci sentiamo pronti ad affrontare la sfida che ci attende."(ferrari.com)

1.3.10

Presentata la maglia ufficiale degli Azzurri per i Mondiali 2010

Proprio come per la Confederations Cup 2009, quando la Puma presentò una maglia a dir poco "discutibile" anche per la prossima importante kermesse, ovvero i Mondiali 2010, l'azienda tedesca ha voluto stupire i tifosi azzurri con la nuova maglia dell'Italia per il torneo in Sudafrica. Sembra tornare il classico azzurro stile 2006, senza però le bordature dorate, con un colletto a 5 punte tricolori e con una stilizzazione sul petto che potrebbe ricordare una muscolatura umana o le armature da battaglia. (sportlive.it)

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Arrivederci a Sochi 2014

La fiamma olimpica che per oltre due settimane ha illuminato la baia di Vancouver si spegne. L'ultimo barbaglio di luce sulle acque e nei cieli del Canada chiude ufficialmente i Giochi. Vancouver saluta il mondo, la cerimonia conclusiva al Bc Place è allegra e triste come da tradizione. I volontari in giro per la città - sono tantissimi e ormai stravolti - regalano ad atleti, dirigenti, spettatori e giornalisti un ultimo, malinconico sorriso. Gli autisti dei bus olimpici concludono le loro corse. Gli atleti ficcano medaglie e delusioni nei bagagli, chiudono le stanze al Villaggio Olimpico; gli altri, quelli che devono fare ritorno a casa, infilano vestiti, souvenir e qualche buon ricordo dentro valigie e scatoloni che si chiudono a fatica. Le Olimpiadi d'inverno, edizione numero XXI, finiscono qua, tra canti, balli e sfilate.

IL RICORDO - Difficile riassumere sedici giorni di gare, scegliere le storie più significative tra quelle dei 2621 atleti, abbracciare con un unico sguardo le bandiere degli 82 Paesi rappresentati: i numeri dicono che è stata un'edizione da record. Ma i numeri non raccontano tutto. John Furlong, il presidente del Comitato organizzatore, ha voluto descrivere questi Giochi in due parole: Canada e Kumaritashvili. Il primo ricordo non può che essere per lui, il giovane atleta georgiano morto di sport su una pista maledetta mentre rincorreva un sogno a cinque cerchi. «I Giochi si sono aperti nel dolore - ricorda il numero uno del Cio, Jacques Rogge - ma non sarebbe giusto non riconoscere al Comitato organizzatore i suoi meriti. Vi è stata una partecipazione straordinaria della città, qualcosa che personalmente non avevo mai visto». Questa città accogliente e garbata, che forse non è la migliore del mondo come dicono alcune classifiche, ma che in queste due settimane e mezzo ha offerto quanto di meglio è in grado di fare. Con quel pizzico di follia che non guasta e che da queste parti - ci raccontano - rappresenta una piacevole novità: le feste chiassose e ininterrotte tra Granville e Yaletown, la musica a palla, i cori "Go Canada Go" scanditi da mattina a sera, l'alcol a fiumi, la sicurezza garantita senza troppe paranoie, le file interminabili per una foto davanti al braciere olimpico, la ressa nei negozi per acquistare una maglietta con la foglia d'acero, le gustose ma pesanti "Cinnamon buns" e il cappuccino bollente nei bicchieri di cartone. «Abbiamo assistito a un patriottismo diffuso e spontaneo senza precedenti - dice Furlong - che per un canadese significa in primo luogo integrazione e accoglienza». Vero, verissimo. Anche se - va detto - non sempre le cose sono filate per il verso giusto: il meteo pazzo della vigilia (ma per quello non c'era molto da fare), gli incidenti con i black bloc, i feriti sotto le transenne al parco, il ghiaccio che si squagliava sulle piste e qualche starter che si dimenticava di dare il via agli atleti. Alla fine, in ogni caso, Vancouver ha saputo farsi apprezzare.

Marit Bjoergen

I MIGLIORI - La faccia da copertina per l'album dei ricordi? Forse quella di Marit Bjoergen, la norvegese del fondo capace di salire sul podio in tutte le gare. È lei la vera Cannibale dei Giochi: oro nella sprint, nella 15 km pursuit e nella staffetta 4x5 km, argento nella 30 km (battuta dalla nemica Kowalczyk, che aveva lanciato contro di lei velenose accuse di doping) e bronzo nella 10 km. Al secondo posto, nel ranking finale stilato per gli amanti delle statistiche, c'è la cinese Wang Meng: tre ori nello short track. La regina dello sci alpino è Maria Riesch, nessun dubbio: la tedesca, oro in supercombinata e oro in slalom, ha fatto meglio dell'amica Lindsey Vonn. L'americana, che con quel viso da modella sarebbe stata perfetta con la corona dei Giochi in testa, si è dovuta accontentare - si fa per dire - di un oro in discesa e di un bronzo in Super G. Tra gli uomini, il norvegese Aksel Lund Svindal porta a casa tre medaglie (oro in Super G, argento in discesa, bronzo in gigante) proprio come lo statunitense Bode Miller (oro in supercombinata, argento in Super G e bronzo in discesa). Nel fondo, Petter Northug conclude alla grande un'Olimpiade iniziata con qualche sofferenza di troppo: il norvegese conquista quattro medaglie (oro nella sprint a squadre, argento nella 4x10 km a squadre, bronzo nella sprint individuale e oro nella 50 km conclusiva). L'angelo svizzero Simon Ammann, come previsto, arraffa due ori volando dal trampolino. Nel pattinaggio di figura, l'incantevole sudcoreana Yu-Na Kim inaugura la nuova era dei ghiacci con un record stratosferico. Applausi per lei, e lacrime per Joannie Rochette, la canadese che vince il bronzo dopo la morte della madre. La vittoria più contestata: quello dell'americano Evan Lysacek, riuscito comunque nell'impresa di spodestare lo Zar Evgeni Plushenko. La vendetta più dolce: quella di Yao Bin, tecnico cinese che dopo gli sberleffi subiti vent'anni fa per le sue disastrose performance sui pattini si è preso la soddisfazione di portare sul gradino più alto del podio la coppia di coniugi Shen Xue-Zhao Hongbo. Un oro storico, per il loro Paese, così come quello conquistato dai nuovi pupilli canadesi Tessa Virtue e Scott Moir nella danza su ghiaccio.

Giuliano Razzoli con la medaglia d'oro

BILANCIO ITALIANO - E poi ci sono gli italiani. Poche storie: cinque medaglie da ricordare non sono un bottino esaltante. Nell'ordine: l'argento di Piller Cottrer nella 15 km, i bronzi di Armin Zoeggeler nello slittino, Arianna Fontana nello short track e Alessandro Pittin nella combinata nordica. Poi, ovviamente e per fortuna, il trionfale oro in slalom di Giuliano Razzoli, arrivato quando in pochi ci speravano ancora. Il campione emiliano è stato scelto come portabandiera azzurro per la sfilata conclusiva degli atleti. Diciamo la verità: il "Razzo" degli Appennini è arrivato giusto in tempo per farci salutare Vancouver con un sorriso. Altrimenti, sai che tristezza. (Antonucci - corriere.it)

Hockey: il Canada vince il derby

La festa può iniziare. È l'ultimo giorno dei Giochi, ma per i canadesi è il più importante. I padroni di casa chiudono le Olimpiadi invernali nel migliore dei modi: con il trionfo nell'hockey su ghiaccio. La medaglia d'oro più attesa. Battuti in finale gli Stati Uniti per 3 a 2, dopo un match emozionante deciso ai tempi supplementari grazie a un gol dell'idolo di casa, Sidney Crosby. Tutto perfetto, insomma.

LA GIOIA - Migliaia di persone si sono riversate per le strade di Vancouver e delle altre città canadesi per festeggiare i propri eroi. Le Olimpiadi si chiudono in una sorta di delirio collettivo. Tra l'altro, con questa vittoria il Canada sale a 14 medaglie d'oro, davanti alle 10 conquistate dagli Stati Uniti e dalla Germania. Un record, per i Giochi invernali. Dimenticate le polemiche dei giorni scorsi sui rischi di flop: l'oro nell'hockey trasforma in un trionfo completo il bilancio canadese.

LA GARA - Comunque non è stato facile, per i padroni di casa, trascinati ai supplementari dopo che le tre frazioni regolamentari si erano chiuse sul 2-2. Sotto di 2-0, gli Stati Uniti erano infatti riusciti ad acciuffare il pareggio a 24 secondi dal fischio finale, gelando per qualche minuto i festeggiamenti sugli spalti. Ci ha pensato Sidney Crosby, proprio lui, a rimettere le cose a posto trovando il guizzo vincente per battere il portiere americano Ryan Miller. È la 'sudden death' (o come si direbbe nel calcio il 'golden gol'), il gol che consegna la medaglia d'oro nelle mani dei canadesi e che costringe gli statunitensi ad accontentarsi dell'argento. In campo a fine partita, a sventolare la bandiera del Canada, c'è anche Antonio Luongo, originario di Avellino e simbolo di questa nazionale olimpica. In tribuna era presente il primo ministro, Stephen Harper, che indossava per l'occasione la maglietta della nazionale. Harper aveva scommesso con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Una scommessa al contrario, visto che sarà il premier locale a dover offrire all'inquilino della Casa Bianca una cassa di birra canadese. Un vero piacere, per Harper. (corriere.it)