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9.6.10

il BUS degli Azzurri. Curiosità mondiali

Come 4 anni fa, anche quest’edizione dei Mondiali vede assegnato ad ogni nazionale un bus "personalizzato" offerto da uno degli sponsor ufficiali.


Ogni pullman è personalizzato con i colori della propria bandiera ed un motto scritto sia nella propria lingua che tradotto in inglese, per l’Italia è stato scelto: il nostro azzurro nel cielo d’Africa che nella versione “english” suona così: Italian azzurro on Africa Sky.

Nell’edizione fortunata dei mondiali di Germania lo slogan fu “Orgoglio azzurro, l’Italia nel cuore“.Vediamo adesso gli slogan delle 32 nazionali partecipanti a Sudafrica 2010:

Algeria: Star and crescent with one goal: Victory!;
Argentina
: Last stop: Glory;
Australia
: Dare to Dream, Advance Australia;
Brasile
: The whole of Brazilis in here!;
Camerun
: The Indomitable Lions are back;
Cile
: Red is the blood of my heart, Chile will be Champion;
Costa d’Avorio
: Elephants, let’s fight for victory!;
Danimarca
: All you need is a Danish team and a dream;
Inghilterra
: Playing with Pride and Glory;
Francia
: All together for a new dream in blue,
Germania
: On the road to get the Cup!;
Ghana
: The hope of Africa;
Grecia
: Greeceis everywhere!;
Honduras
: One Country, One passion, 5 Stars in the heart;
Italia
: Italian Azzurro on African sky;
Giappone
: The Samurai spirit never dies! Victory for Japan!;
Korea del nord
: 1966 again! Victory for DPR of Korea!;
Messico
: It is time for a new champion!;
Olanda
: Don’t fear the big five, fear the Orangeeleven;
Nuova Zelanda
: Kickin’ it Kiwi style;
Nigeria
: Super Eagles super fan united we stand;
Paraguay
: The Guarani lion roars in South Africa!;
Portogallo
: One dream, one purpose… Portugalvictorious!;
Corea del sud
: The Shouts of Reds, United RepublicofKorea;
Serbia
: Play with the heart, lead with a smile!;
Slovacchia
: Shake the green field: Go Slovakia!;
Slovenia
: With eleven brave hearts to the end;
Sud Africa
: One nation, proudly united under one rainbow;
Spagna
: Hope is my road, victory my destiny;
Svizzera
: Hop Suisse!;
Uruguay
: The sun shines upon us. Go Uruguay!;
USA
: Life,Liberty, and the Pursuit of Victory!

Antonella Occhiolino

La Nazionale è in Sudafrica

Comincia l'avventura mondiale della nostra Nazionale. Gli azzurri, dopo 10 ore di volo soo atterrati a Johannesburg poco prima delle 9 di questa mattina.

Nel primo pomeriggio, dopo il trasferimento nel quartier generale del Leriba Lodge di Centurion, la squadra sosterrà il primo allenamento sul campo del Southdowns College. In programma anche la prima conferenza stampa sudafricana di Marcello Lippi.

Ad accogliere gli azzurri molte telecamere, qualche sciarpa tricolore e un piccolo comitato d'accoglienza del personale del Tambo Airport. Ma anche un eccezionale dispositivo di sicurezza. Volo tranquillo e dormita per tutti gli azzurri, che appena scesi dalla scaletta sono stati accompagnati in un compound per gli accrediti Fifa e subito dopo si sono trasferiti al ritiro di Leriba Lodge.

La Nazionale ha raggiunto in pullman l'hotel del ritiro che la ospitera' durante il Mondiale. Ad attendere i campioni del mondo telecamere, fotografi e giornalisti. Presenti anche tv spagnole e brasiliane, qualche tifoso italiano e una trentina di supporters locali. Al loro arrivo in albergo gli azzurri sono stati accolti dai cori dei bambini sudafricani.

Ancora non sono arrivate le prime dichiarazioni ed impressioni africane dei calciatori italiani, ma ieri poco prima dell’imbarco all’aereoporto di Malpensa ci sono state quelle di Gigi Buffon. “Sono già in tensione- ha esordito il numero uno azzurro, che poi ha anche aggiunto -Ci danno per spacciati? Meglio, così non abbiamo nulla da perdere“. Buffon ha poi dichiarato “Siamo un gruppo forte, che sa bene quello che vuole. Spero tanto di rivivere quelle belle emozioni di 4 anni fa, che sono state fantastiche, ma anche forti e difficili da digerire“.

Nella spedizione c’è anche il presidente della Figc Giancarlo Abete, che poco prima di partire ha affermato “Non abbiamo un obiettivo minimo- ha dichiarato il Numero Uno della Federcalcio italiana -Siamo però i detentori del titolo, e quindi tocca a noi difenderlo“. Abete ha poi aggiunto che “Non siamo dei presuntuosi, sappiamo che ci sono altre Nazionali molto forti al Mondiale. Noi però confidiamo nel nostro gruppo, ed anche sul fatto che non abbiamo le stesse problematiche contrattuali del 2008, per poter ripetere una cavalcata esaltante come quella del 2006“.

Antonella Occhiolino

30.5.10

Prandelli nuovo ct della Nazionale

L'Italia lavora per il Mondiale e progetta il futuro.

Mentre Lippi costruisce la squadra per il Sudafrica, con l'obiettivo di difendere al meglio il titolo conquistato quattro anni fa a Berlino, il presidente della Federazione Abete lavora per quella che ci sara' dopo.

Cesare Prandelli sara' il ct dell'Italia per i prossimi quattro anni a partire da dopo il Mondiale di Sudafrica. L'ex tecnico della Fiorentina si e' incontrato questa mattina con il presidente federale Abete ed e' stato raggiunto l'accordo. Prandelli sara' presentato dopo il Mondiale. Lo staff tecnico del nuovo ct sara' definito dopo la rassegna iridata.

Prandelli corona una carriera cominciata nel 1993 da allenatore della Primavera dell'Atalanta. Con i baby della societa' bergamasca, ha fatto subito centro conquistando il titolo di categoria e il Torneo di Viareggio. Sulla panchina orobica e' avvenuto anche il primo 'quasi debutto': nel finale della stagione 1993-1994, dopo l'esonero di Francesco Guidolin, Prandelli ha assunto la guida della squadra con la collaborazione di Andrea Valdinoci.

Al termine della breve esperienza, compiuta senza patentino e conclusa con la retrocessione in Serie B, il tecnico e' tornato nel settore giovanili. Il nuovo esordio in Serie A, stavolta da titolare, e' datato 1997-1998: 18 partite alla guida del Lecce prima delle dimissioni. All'avventura pugliese ha fatto seguito il sodalizio con il Verona, cominciato in Serie B nel 1998-1999 e, dopo la promozione, terminato con il nono posto nel campionato 1999-2000. Altra tappa veneta e altra promozione nel 2000-2001, con lo sbarco del Venezia in Serie A.

Impossibile godersi la massima categoria in laguna, visto l'esonero arrivato dopo appena 5 gare nel 2001-2002. Nelle successive 2 stagioni, Prandelli ha brillantemente gestito a Parma una situazione condizionata dalla situazione societaria a dir poco complicata. Nell'estate 2004, la Roma lo ha scelto per succedere a Fabio Capello.

I problemi legati alle condizioni di salute della moglie, pero', hanno costretto il tecnico a interrompere sul nascere i rapporti con il club capitolino. Il cammino e' ricominciato nel 2005-2006 sulla panchina della Fiorentina. Il capitolo viola e' stato quello della consacrazione definitiva: 3 qualificazioni in Champions League tra il 2007 e il 2009 prima dell'addio tra le tensioni con la societa' gigliata. Le trattative per il rinnovo del contratto, che sarebbe scaduto nel 2011, non sono mai decollate. Quando e' arrivata la chiamata azzurra, e' stato impossibile dire no

Per rendere ufficiale l’arrivo del nuovo tecnico al posto di Lippi manca la firma, e non è un dettaglio. Abete e Prandelli siederanno a un tavolo, e, cifre a parte, la struttura dell’accordo dirà come vuole ripartire l’Italia da agosto in poi. La novità più sostanziosa di un contratto quadriennale dovrebbe essere una: la possibilità di modulare l’ingaggio con premi a salire, da un minimo di un milione di euro a un massimo di 1,4 secondo i risultati.

La scelta di Prandelli trova l'approvazione anche di Marcello Lippi, il ct campione del mondo nei 2006 che chiuderà la sua seconda esperienza alla guida della Nazionale con il mondiale in Sudafrica. "La federazione ha trovato la persona giusta", ha detto Lippi, che non ha mai pensato di restare sulla panchina azzurra. ''Avevo detto a Natale ad Abete che avrei fatto due anni e poi basta''.

Antonella Occhiolino

18.5.10

Lippi verso Sudafrica 2010

Domenica 23 maggio scatterà il ritiro a Sestriere della Nazionale italiana di Calcio per l’operazione Sudafrica. Terminati i lavori di posa del manto erboso naturale, venerdì scorso, in mattinata, il C.T. Marcello Lippi, accompagnato dallo staff Figc, è tornato a Sestriere per visionare il campo che accoglierà gli allenamenti della nazionale.

Prima di salire ai 2.035 metri del Colle, gli Azzurri si raduneranno nella suggestiva cornice de La Venaria Reale (TO), dove il Commissario tecnico terrà una conferenza stampa. Alle 12.30 la squadra partirà in pullman alla volta di Sestriere, sede del raduno pre-mondiale fino al 5 giugno.

Durante il ritiro, l’Italia giocherà due gare amichevoli: la prima giovedì 3 giugno a Bruxelles contro il Messico, la seconda sabato 5 a Ginevra contro la Svizzera. La partenza da Sestriere, a chiusura del ritiro in quota degli Azzurri, è prevista nella mattinata di sabato 5 giugno.

Per vedere gli azzurri in ritiro a Sestriere non è previsto alcun tipo di biglietto in quanto verrà dato libero accesso al pubblico nelle zone adiacenti al campo di calcio. Dal 24 al 29 maggio gli azzurri dovrebbero sostenere al campo di calcio di Sestriere un paio di allenamenti al giorno (ore 11.00 e 16.00). Il 30 maggio sono previste due amichevoli sempre sul rinnovato terreno del Colle con l’ASD Settimo Calcio e l’US Russi. Lunedì 31 maggio ci sarà una giornata di riposo. L’1 e 2 giugno ancora due allenamenti, uno al mattino ed un altro nel pomeriggio. Giovedì 3 gli Azzurri si trasferiranno da Sestriere a Bruxelles per l’amichevole contro il Messico. Il rientro al Colle avverrà già in giornata terminata la partita. Venerdì 4 si terrà l’ultimo allenamento in quota Sestriere con gli Azzurri che il 5 mattina si congederanno da Sestriere alla volta di Ginevra per l’amichevole programmata con la Svizzera.

Intanto, oggi, Lippi ha finalmente svelato i nomi dei giocatori che sono stati esclusi dalla spedizione azzurra in SudAfrica. Il primo giugno Lippi dovrà rendere nota la lista definitiva, con la rosa dei 23 più le 4 riserve.

A farne le spese per primi sono stati gli juventini Fabio Grosso e Antonio Candreva, che non parteciperanno ai prossimi Mondiali; sul terzo nome che doveva essere tolto oggi, c’è ancora un velo di mistero.

"Non faccio un'Italia con debiti di riconoscenza", ha detto Lippi giustificando l'escusione di Candreva e Grosso. Quest'ultimo è stato uno dei giocatori simbolo del mondiale conquistato in Germania quattro anni fa. "Quanto mi è costato chiamarlo, ieri, e comunicargli la mia decisione. Mi è costato chiamarlo - ha raccontato il ct azzurro - come mi è costato dover rinunciare a 14 dei 23 con i quali abbiamo passato momenti importanti in Germania. Non sapete quanto mi sia dispiaciuto fare questa telefonata, ma ho ritenuto fare così per onestà intellettuale".

"La nazionale - prosegue Lippi - è la squadra dei sogni e tutti devono sognarla, ma bisogna anche meritarsela con gli atteggiamenti e con periodi a un certo livello. Si dice che l'Italia non sia all'altezza di Brasile, Inghilterra o altre squadre. Ma mi pare che certi giocatori siano stati accantonati per mesi anche dai loro allenatori e dalle loro squadre. Pensate che con loro si possa colmare questo "gap" oppure lo si fa andando a giocare le competizioni uniti, forti e compatti come fatto in altre occasioni? Io penso lo si possa fare con gli ottimi giocatori che fanno parte di questa spedizione e con una grande unità d'intenti".

Lippi assicura di seguire minuto dopo minuto le condizioni climatiche della località piemontese. "Ho un amico che mi manda una foto ogni 20'...- ha ironizzato scacciando i timori per le nevicate - Stamattina facevano 11 gradi, la temperatura salirà e il clima si stabilizzerà sulle condizioni del Sudafrica: dove si gioca in inverno, ma un inverno anomalo. Corrisponde ad un autunno italiano. Ma noi andiamo in quota non per quello, quanto per prepararci all'altura e alla rarefazione dell'ossigeno"

Durante la conferenza stampa, il ct azzurro ha invitato i presenti ad avere fiducia nella nazionale italiana. "Voi che siete una componente importante del mondo del calcio - ha detto rivolgendosi ai giornalisti - è importante che trasmettiate alla gente un pò di fiducia indipendentemente dal fatto che ci sia o no il calciatore di fantasia. Perchè, quando c'è stato, la nazionale è tornata a casa subito dopo il girone di qualificazione, mentre quando non c'era è andata fino in fondo. E' giusto ricordarlo"

"Il prossimo ct della Nazionale si chiamerà sondaggio". Marcello Lippi fa ironia sul tam tam continuo di chi vorrebbe venisse convocato un giocatore piuttosto che un altro. "Ogni allenatore - ha continuato - fa le scelte che crede e che, condivise o no, si basano sulle convinzioni tecniche e psicologiche, maturate durante l'anno". Lippi ha poi detto di percepire un po' di scetticismo, ma "questi ragazzi amano la nazionale più di quanto crediate". Serve più fiducia, anche nei confronti dello staff tecnico e dell'allenatore, "altrimenti la cosa più giusta per la Figc, che risparmierebbe anche soldi, sarebbe quella di non prendere un ct: basterebbe fare dei sondaggi e chiedere chi si vuole in porta, in difesa, a centrocampo e così via".

Pochi minuti prima dell'annuncio di Marcello Lippi, il presidente federale Giancarlo Abete ha parlato dello stato d'animo di tutta la delegazione azzurra. "Si parte con una grande fiducia consapevolezza, con un ruolo da mantenere, da consolidare, con la consapevolezza della qualità delle altre altre nazionali", dice il presidente federale che comunque è ottimista: "Tante volte la Nazionale non è partita favorita ed ha ottenuto risultati eccezionali. Noi ce la metteremo tutta".

Antonella Occhiolino

4.3.10

Nazionale: sfumata la prima


Italia-Camerun promuove la difesa dell’Italia, e in particolar modo l’esordiente del reparto, Bonucci, che si regala un debutto con i fiocchi e propone una candidatura autorevole in chiave Mondiale. La partita, nulla di spettacolare, finisce 0-0, gli azzurri fanno di più, pur in formazione sperimentale - "in maschera" - aveva detto Lippi alla vigilia, ma non raccolgono quanto seminano.

ATTACCO INCEPPATO — Perchè l’attacco non convince quanto la retroguardia, stasera. L’atteso Borriello, alla prima con Lippi, e Pazzini, possibili duellanti come vice Gilardino in prospettiva Sudafrica, pareggiano i conti, ma senza lode, perchè, contrati dalla fisicità dei Leoni Indomabili, non riescono a incidere. E così, a 100 giorni dal Mondiale, qualche dubbio, e un po’ di suspence, rimane e rimarrà su alcune scelte - poche, sono rimaste in bilico 5-6 - del c. t. viareggino. Giudice ultimo sarà il campionato, e i tormentoni - Balotelli in testa - da qui al 1 giugno, alla consegna della lista mondiale dei 23 azzurri, terranno ancora banco. Nel frattempo, l’Italia assimila nel gruppo un secondo esordiente, Cossu, positivo, e un nuovo modulo, la difesa a tre, che resta comunque per il momento solo un’alternativa al consolidato schieramento a quattro.

ESORDIENTI CON PERSONALITA’ — Del primo tempo piace che le squadre sia diano battaglia, al di là dell’amichevole: i primi 45’ si chiuderanno con tre ammoniti, Chiellini e Pirlo per l’Italia, si fa sul serio. Per il resto, però, sono più le partenze che gli arrivi. Nel senso che l’Italia è volenterosa, ma la poca abitudine a giocare insieme di un gruppo rivoluzionato da prove e infortuni si fa sentire. E però gli esordienti non dispiacciono. A Bonucci è toccata una bella gatta da pelare: dalla sua parte gioca Eto’o, mica uno qualsiasi. Il centrale del Bari comunque se la cava bene, anche d’agilità, a destra nell’inedita difesa a tre del Lippi bis, nonostante la stazza imponente. Cossu invece non riesce ad entrare sempre nel gioco, defilato sulla destra, lui che naturalmente tende ad accentrarsi, posizionandosi dietro le punte. Ma alcune giocate sono di classe, su tutte un paio di cambio-campo per Di Natale, che sfiora il bersaglio al volo.

ILLUSIONE CHIELLINI — Fa più fatica Borriello, stretto nella morsa tra i due colossi centrali africani, perlomeno si sbatte e gioca di sponda, cercando di rifornire le volate degli esterni. Ma le occasioni sono un’onda anomala: Marchetti rischia lisciando un retropassaggio di Chiellini, poi proprio il difensore centrale bianconero segna su cross di Cossu, rete annullata per fuorigioco. All’intervallo è 0-0.

LIPPI CAMBIA — Le grandi manovre continuano. E poi c’è qualche titolare che è inutile spremere. Così al posto di Pirlo e De Rossi entrano Montolivo e Gattuso, mentre Marchisio - davvero ottimo - sostituisce Criscito, largo a sinistra. Infine Pazzini fa staffetta con Borriello. L’Italia cambia anche nel modulo: torna alla difesa a quattro, con Maggio e Chiellini larghi. A sfiorare subito il gol, in avvio di ripresa, è Di Natale: il capocannoniere di serie A prova la conclusione con insistenza. Dopo un’ora lascerà il posto a Quagliarella. L’Italia del secondo tempo cerca il successo con caparbietà, il Camerun ora bada solo a difendersi, anche se qualche numero in dribbling Eto’o lo regala sempre. Ma la rete non arriva, il ritmo cala inesorabilmente e la gara si chiude senza squilli: 0-0. (Pratesi - gazzetta.it)

2.3.10

I convocati di Lippi

Tre novità per l'Italia di Marcello Lippi, nell'amichevole contro il Camerun in programma mercoledì sera nel Principato di Monaco: sono il portiere del Palermo Sirigu, il difensore del Bari Bonucci e il centrocampista del Cagliari Cossu. Tra i 23 convocati dal ct azzurro tornano Bonera, Maggio, Montolivo e Borriello.

La Nazionale si è radunata a Coverciano: hanno presentato la nuova maglia Puma, creata per i prossimi mondiali in Sudafrica che esordirà nella gara di mercoledì sera, e nel pomeriggio si è tenuto il primo allenamento. Martedì per gli Azzurri seduta di allenamento al mattino, quindi la partenza per il Principato di Monaco.

Questo l’elenco dei convocati:

Portieri: De Sanctis (Napoli), Marchetti (Cagliari), Sirigu (Palermo);

Difensori: Bonera (Milan), Bonucci (Bari), Legrottaglie (Juventus), Cannavaro (Juventus), Chiellini (Juventus), Cassani (Palermo), Maggio (Napoli), Criscito (Genoa);

Centrocampisti: Pepe (Udinese), Montolivo (Fiorentina), Palombo (Sampdoria), Pirlo (Milan), Marchisio (Juventus), De Rossi (Roma), Gattuso (Milan), Cossu (Cagliari);

Attaccanti: Borriello (Milan), Di Natale (Udinese), Pazzini (Sampdoria), Quagliarella (Napoli). (realsports.it)

1.3.10

Presentata la maglia ufficiale degli Azzurri per i Mondiali 2010

Proprio come per la Confederations Cup 2009, quando la Puma presentò una maglia a dir poco "discutibile" anche per la prossima importante kermesse, ovvero i Mondiali 2010, l'azienda tedesca ha voluto stupire i tifosi azzurri con la nuova maglia dell'Italia per il torneo in Sudafrica. Sembra tornare il classico azzurro stile 2006, senza però le bordature dorate, con un colletto a 5 punte tricolori e con una stilizzazione sul petto che potrebbe ricordare una muscolatura umana o le armature da battaglia. (sportlive.it)

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5.12.09

Italia - Paraguay - Nuova Zelanda - Slovacchia: ecco il girone F

Colori e luci, campioni dello sport e personaggi dello spettacolo, musiche e immagini. Il sorteggio del Mondiale 2010 in Sudafrica ripete la scenografia spettacolare che in questi ultimi anni accompagna le manifestazioni sportive più importanti. L'attrice Charlize Theron, che conduce la cerimonia del sorteggio, aiuta a dare fascino e charme. Ma, come sul campo ciò che conta è il risultato, qui quello che vale è il verdetto delle urne che determinano gli otto gironi per la sfida mondiale alla quale partecipano 32 Paesi. E i primi verdetti sono questi: la partita inaugurale è Sudafrica-Messico. E l'Italia esordisce a Città del Capo, il 14 giugno contro il Paraguay. Infine la Francia, la «mina vagante» (e molto criticata per la sua qualificazione con la mano di Thierry Henry contro l'Irlanda) va nel gruppo A, con i padroni di casa del Sudafrica, l'Uruguay e il Messico.
L'Italia viene inserita nel gruppo F con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Partita d'esordio per gli azzurri a Città del Capo, il 14 giugno, contro il Paraguay. Poi affronterà (il 20 giugno) la Nuova Zelanda. Infine la partita con la Slovacchia. Sulla carta (come si dice sempre in questi casi, a scanso di sorprese) un girone facile e ampiamente abbordabile per i campioni del mondo di Marcello Lippi. Ma il primo commento del ct azzurro è di diverso avviso: «Non sono né pensieroso e né soddisfatto. Bisogna essere realisti, verificare il valore delle squadre, le caratteristiche e prepararci ad affrontarle uno alla volta - continua Lippi ai microfoni della Rai -. Un avversario diventa difficile nella misura in cui lo consideri facile. Il Paraguay è un avversario forte, è stato per due anni in testa nelle qualificazioni sudamericani, la Nuova Zelanda l'abbiamo già vista e la conosciamo e la Slovacchia è cresciuta, ha giocatori interessanti. Bisogna affrontare tutti con il massimo dell'attenzione, poi se saremo bravi a superare il girone cominceremo a pensare ad altre cose. Importante vincere il girone? In teoria tutte le otto teste di serie possono vincere il girone oppure può succedere come in Germania dove pochissimi l'hanno vinto. Guardavo anche oltre? Ho notato che nei quarti potrebbe capitare qualcuno di molto importante, solamente se ci arriveremo, pensiamo intanto al nostro girone. Siamo soddisfatti ma non significa che lo consideriamo facile. Abbiamo sempre sofferto nel primo turno? Nell'82 l'Italia non fece benissimo e poi superarono Argentina e Brasile con due grandi partite. Noi nel nostro ultimo mondiale abbiamo avuto un girone abbastanza buono con Ghana e Repubblica Ceca e un pò di sofferenza con gli Stati Uniti, poi negli ottavi e nei quarti abbiamo avuto avversari un po' più facili rispetto all'82». Ricki Herbert, ct della Nuova Zelanda, è entusiasta: «Sorteggio grandioso. Non vediamo l'ora di affrontare di nuovo una grande nazionale come l'Italia, come lo sono comunque anche Slovacchia e Paraguay. Non sarà facile ma siamo contenti». «Speriamo di passare noi e l'Italia», ha commentato la stella slovacca del Napoli Marek Hamsik. «Ci sono gironi più difficili del nostro e poi affrontare la Nazionale italiana ha sempre un fascino particolare. Sarà una sfida emozionante». E infine Gerardo Martino, ct del Paraguay: «La prima partita è contro l'Italia, un debutto difficile. Siamo fiduciosi sul fatto che ci prepareremo adeguatamente per dare battaglia sia in quella partita sia nelle altre».
Gli azzurri esordiranno il 14 giugno alle ore 20,30 a Johannesburg contro il Paraguay, quindi giocheranno il 20 giugno alle ore 16 a Nelspruit contro la Nuova Zelanda e infine il 24 giugno alle ore 16 a Johannesburg scenderanno in campo contro la Slovacchia.
Gli altri gruppi: Nessuna delle «grandi» ha un cammino impossibile. Tuttavia alcuni gruppi, come quelli del Brasile, della Germania, dell'Olanda e dell'Argentina, appaiono molto più insidiosi di quello degli azzurri. Piuttosto fortunato anche il sorteggio per la Spagna. Ecco il quadro completo.
GIRONE A: Sudafrica, Messico, Uruguay, Francia
GIRONE B: Argentina, Nigeria, Corea del Sud, Grecia
GIRONE C: Inghilterra, Stati Uniti, Algeria, Slovenia
GIRONE D: Germania, Australia, Serbia, Ghana
GIRONE E: Olanda, Danimarca, Giappone, Camerun
GIRONE F: ITALIA, Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia
GIRONE G: Brasile, Corea del Nord, Costa d'Avorio, Portogallo
GIRONE H: Spagna, Svizzera, Honduras, Cile
Commenti: Raymond Domenech, ct della Francia: «Un girone equilibrato, ma giocare contro i padroni di casa non è mai facile». Fabio Capello, alla guida dell'Inghilterra: «Il nostro gruppo è tra i più incerti: l'Algeria ha eliminato l'Egitto». Joachim Löw, ct della Germania: «Ci è capitato un girone interessante. Ho rispetto della Serbia che ha battuto la Francia, Ghana e Australia non possono essere considerate deboli». Bert Van Marwijk, ct olandese: «Un gruppo pericoloso: la Danimarca ha vinto le qualificazioni davanti a Portogallo e Svezia e il Camerun è tra le africane più forti». Dunga, alla guida del Brasile: «Sarà una bella sfida con il Portogallo: Kakà e Cristiano Ronaldo, che sono compagni nel Real Madrid, saranno rivali». Vincente Del Bosque, ct della Spagna campione d'Europa: «Non possiamo lamentarci» (Fonte: Corriere della Sera)

11.10.09

Si vola in Sudafrica!

Eccoci qui. Clamorosamente qui, con una pioggia di medaglie azzurre che non siamo riusciti a raccontare. Tra stoccate di fioretto, spada e schiacciate delle nostre pallavoliste campionesse d'Europa. Lo sport italiano continua a correre e segna un'epoca: è meravigliosamente sempre più rosa. Qualche sussulto però arriva anche da quell'azzurro in senso stretto che esula per un attimo dai nostri tipici colori di rappresentanza. In questo la nazionale di Marcello Lippi ha conquistato l'obiettivo minimo richiesto: volare in Sudafrica e difendere il titolo mondiale di Berlino 2006. Il pareggio con un'Irlanda del sempre amato Giovanni Trapattoni ci regala quella serenità che il tecnico viareggino dovrà sfruttare soprattutto per ritrovare il gioco dei tempi migliori. Si vola in Sudafrica e che almeno questa volta, azzurro sia.
Missione compiuta. L’Italia pareggia 2-2 in Irlanda grazie al gol di Gilardino al 90’ e si qualifica per il Sud Africa. Dove nel 2010 difenderà il titolo mondiale. E allora, forse, poco importa se a Dublino ha sofferto un’Irlanda coraggiosa, spinta dal ruggito degli 80.000 del Croke Park. Perchè - come risultati - ora tutto si azzera. Qualche amichevole, magari di lusso, servirà per provare a darle più sicurezze. Lippi avrà tempo per qualche ritocco, magari qualche inserimento nel gruppo, poi conterà molto in quale condizione psicofisica gli azzurri si presenteranno in Africa. Però la partita di Dublino non ha fatto neanche intravedere il bel gioco mostrato contro la Bulgaria, nè la personalità da grande squadra. Il primo tempo è stato sottotono, salvato dal gol di Camoranesi, che ha risposto a Whelan. Poi una ripresa più convinta, ma non ancora convincente. Solo un gol di Gilardino al 90’ ci ha evitato di doverci aggrappare al salvagente Cipro, dopo che St. Ledger aveva segnato nel finale. Trapattoni, pur beffato, può consolarsi. Perchè l’Italia finisce prima nel girone 8 delle qualificazioni mondiali, ma Irlanda è seconda, e va ai playoff, grazie alla sconfitta della Bulgaria con Cipro. E poi il Trap doppia il pari (a Bari fu 1-1) dell’andata: con una squadra di qualità inferiore ha preso due punti agli azzurri. I verdi del Trap partono a mille all’ora. Gasati dall’atmosfera incandescente del Croke Park e incoraggiati dalle titubanze di un’Italia timida. Che sembra più una debuttante in società che la squadra campione del mondo. E così l’Irlanda domina i primi 20’. Pressa alta, fisica, sportivamente cattiva. Utilizza le fasce, con McGeady scatenato a sinistra, e in mezzo trova un Whelan che recupera palloni come il raccattapalle più tonico. Il gol arriva inevitabile, spontanea conseguenza di quello che si vede. E favorito da una "dormita" della difesa azzurra, che non prendeva rete da tre partite. Il vantaggio dei padroni di casa scaturisce da una punizione, una specie di corner corto battuto dalla destra: palla fuori area per Whelan, che, indisturbato, ha il tempo per prendere la mira e trafiggere con un destro incrociato Buffon, coperto dalla tonnara a centroarea. Poi all’Italia vengono i 5 minuti. Si arrabbia, smette di farsi prendere a sberle, e reagisce. Al 25’ arriva la prima conclusione in porta azzurra: un bel tiro al volo di Grosso, troppo centrale per impensierire Given. E’ la sveglia. Passa un minuto e Camoranesi pareggia, di testa, su angolo calciato da sinistra da Pirlo. Italia cinica, e 1-1. L’Irlanda non si demoralizza, e continua a spingere. L’Italia invece torna a soffrire, ammalata di paure misteriose. Ma al di là di tante mischie non concede poi molto. Gli irlandesi fanno la partita, attaccano generosi, e le folate immaginate alla vigilia si susseguono: ma sottoporta i verdi pasticciano, e Chiellini spesso ci mette una pezza con il suo strapotere atletico, che spicca ancor di più poiché gli irlandesi la buttano sui muscoli. All’intervallo è 1-1. In avvio di ripresa l’Italia segna subito. Chiellini, di testa trova la porta, ma la rete è invalidata dal fuorigioco di Iaquinta, che tocca dentro davanti a Given. Ma l’Italia cresce. Ed era ora. Sfrutta l’inevitabile stanchezza dei verdi, e comincia a sfruttare le qualità dinamiche di Iaquinta, che galoppa negli spazi, dando profondità agli uomini di Lippi. Ora la partita è equilibrata: l’Irlanda non ha nulla da perdere, e insiste caricando a testa bassa, ma l’Italia ora riparte più convinta. Il finale è clamoroso. St. Ledger segna di testa a una manciata di minuti dalla fine. Lo stadio diventa una bolgia e sembra crollare sopra gli azzurri. Che però dimostrano orgoglio e carattere. Una volta di più. E un pizzico di fortuna, che non guasta. Perchè allo scadere Gilardino, entrato per Di Natale, trova la zampata sottoporta che vale il 2-2 finale. Che vale il viaggio in Sud Africa. (Fonte: La Gazzetta dello Sport)

10.9.09

Italia, bene così

Gli azzurri ad un passo dall'imbarco per il Sudafrica, ai ragazzi di Lippi basterà infatti un solo punto per la qualificazione alla rassegna mondiale del 2010. Il tecnico viareggino ha cambiato la squadra ha risposto. Di ottima fattura entrambe le marcature azzurre e la gestione complessiva dell'incontro con efficaci movimenti sia in attacco che a centrocampo in fase di proposizione e di chiusura. L'Italia ancora a corrente alternata rialza la testa in cerca di quella continuità che la metterebbe in grado di difendere il titolo mondiale conquestato a Berlino. Per ora bene così ragazzi, ma niente entusiasmi, la Bulgaria è poca cosa.
L’Italia è a un passo, anzi a un punto - se fatto in Irlanda -, da Sud Africa 2010. Questa è la notizia principale dopo Italia-Bulgaria. Ma quello che resta negli occhi della sfida dell’Olimpico è il bel gioco degli azzurri, che hanno finalmente appagato tifosi e critica con un signor primo tempo, coniugando risultato e spettacolo. Lippi ha cambiato modulo. Con umiltà, perchè il 4-3-3 è naufragato in Confederations Cup, e il 4-4-2 classico delle ultime due uscite aveva denunciato limiti in fase di manovra. E allora vai con il rombo. Che va di moda in Italia: lo fanno Inter, Juventus e Milan. Che utilizzano l’elemento di maggiore fantasia della propria squadra come trait d’union tra centrocampo e attacco, che sia Sneijder, Diego o Ronaldinho. E siccome Lippi un giocatore con queste caratteristiche non lo ha in gruppo, ha fatto di necessità virtù, avanzando Pirlo nel suo vecchio ruolo di fantasista. Il milanista ha risposto alla grandissima, con assist al bacio e tanta qualità spalmata nell’arco dei 90’. Ma Lippi ha scelto la qualità tout court in mezzo: tutti piedi buoni, da De Rossi, la cui assenza per squalifica a Tbilisi si era fatta sentire, a Camoranesi, che non sarà in grande forma atletica, ma ha sempre talento da vendere. E poi il c.t. si è affidato a Marchisio, ragazzo che abbina qualità e quantità in maniera sorprendente. E che ha i mezzi per diventare una colonna azzurra. Insomma, niente mediani puri, ma giocatori di talento, disposti a sacrificarsi per il bene della squadra. Del resto la ricetta Champions degli ultimi anni è chiara: in Europa fanno strada le squadre che giocano a pallone, con vocazione e atteggiamento offensivo e la voglia di imporre il proprio gioco. Stasera ha funzionato anche per gli azzurri. E anche di più. Nel senso che di bianconeri in campo dal 1’ contro la Bulgaria ce n’erano addirittura sette. Compresi i due che sono finiti nel tabellino dei marcatori, Grosso e Iaquinta. Ma più in generale l’atmosfera dell’Olimpico è stata favorevole agli azzurri, che si sono sentiti la fiducia addosso fin dall’inizio, e stavolta hanno saputo ripagarla. La complicità dei compagni di squadra in bianconero ha facilitato le cose, così come la conoscenza dei reciproci sincronismi di gioco. Vedremo se Lippi insisterà su questa falsariga o se si è trattato di un episodio circostanziato, favorito anche dalla sede della partita - appunto Torino -. Una buona fetta del pubblico dell’Olimpico nel secondo tempo, con la partita già in saccoccia, si è esibita in cori per tutti i bianconeri, con Del Piero ovviamente invocato a squarciagola, e al triplice fischio finale ha chiamato i suoi beniamini sotto la curva. Una botta di entusiasmo che, a prescindere dal valore assoluto della Bulgaria, ha fatto bene a tutto l’ambiente. Se l’Italjuve avrà un futuro è ancora presto per dirlo, per adesso, anche se siamo a Torino e non (alla mostra del Cinema di) Venezia, "buona la prima". (Fonte: Gazzetta dello Sport).

1.4.09

Italia-Irlanda: Lippi-Trapattoni

_Benvenuti. Ripetuto in inglese: welcome. Lo striscione esposto in Piazza del Ferrarese, nel centro di Bari, ieri sera, diceva tutto. E sintetizzava l’accoglienza festosa ai colorati tifosi irlandesi, circa 9.000, che da ieri mattina hanno invaso la città per non perdersi Italia-Irlanda.
SAN PATRIZIO - A Bari Vecchia, dove è cresciuto il
Cassano della discordia azzurra (tra Lippi e chi lo vorrebbe convocato, e qui sono la stragrande maggioranza) in nottata sembrava di essere alla festa di San Patrizio. Musica dal vivo, nello spettacolo organizzato dal Comune per l’occasione. E quindi Match Music dalle 19 alle 24. Con gli irlandesi scatenati, che hanno preso possesso di alcuni pub. Campeggiava lo striscione "io sono il Trap", con l’effige del tecnico milanese, Piazza del Mercantile era diventata tutta verde, perchè i tifosi arrivati da Dublino (ma anche dall’Italia: nel pomeriggio l’aereo Roma-Bari che ha portato in città il presidente federale Abete era per metà irlandese), indossavano rigorosamente i colori sociali. Con il boccale di birra in mano parte integrante del kit da tifoso in trasferta. Fame da luppolo, come riassumeva un azzeccato nome di un locale del centro storico.
GEMELLAGGIO - E allora via con i cori a squarciagola, persino per Cassano da bocche irlandesi. Perchè il gemellaggio con i tifosi locali è nato naturale, spontaneo. Animato dalla passione per il calcio, rinvigorito da qualche birra, consolidato dalla musica. E così i tifosi baresi cantavano "Torneremo in serie A", il Bari di Antonio Conte è capoclassifica in B, o "chi non salta è giallorosso" riferito ai rivali del Lecce. E i verdi d’Irlanda rispondevano con "come on boys in green". Avvolti nella loro bandiera tricolore, che un po’ assomiglia alla nostra. Fiumi di birra Guinness scorrevano tra Corso Vittorio Emanuele II e il Lungomare Imperatore D’Augusto. Con i ragazzi in verde addobbati di bandiere del rugby, dove nel Sei Nazionali ce le hanno suonate di santa ragione un paio di mesi fa, tanto per mettere le mani avanti, in caso stasera non andasse loro bene. Perchè nel calcio è un’altra musica. Dublino, Kilkenny, Cork, c’era in giro uno spicchio di tutta l’Irlanda. Del resto raccontano che sia stato così, una festa di colori e tifo, anche due anni fa, con i tifosi col kilt, in occasione di Italia-Scozia. Allora l’Italia, che qui a Bari ha sempre vinto, dal 1947 al 2007, il 28 marzo si impose 2-0, con doppietta di Toni.
CIVILTA’ - Festa e canti fino a tarda notte. Ma nel segno della civiltà. Non risultano notizie di disordini, tantomeno di fermi. Solo dopo mezzanotte si è visto un irlandese in lacrime, derubato nella calca di gente. E da stamattina alle 8, fino alle 24 entra in vigore l’ordinanza per il divieto di somministrazione di alcolici in città. Niente birra, ma la festa non è finita. Dalle 10, ma la festa andrà avanti tutta la mattinata, appuntamento per i tifosi irlandesi che sono riusciti ad alzarsi dal letto dopo i bagordi notturni, alla spiaggia di Pane e Pomodoro. Musica, giochi e poi i bus pomeridiani che li porteranno allo stadio San Nicola. Dove
l’Irlanda proverà a "farci la festa". (fonte: gazzetta.it)

29.3.09

Lippi: "Ora allunghiamo"


_Il nuovo personaggio è lui, il ragazzo di Monsummano Terme, nato giovane promessa e poi perduto nel calcio che cerca solo grandi firme e big stranieri. Mentre il fenomeno invece lo hai già in casa... Da metà gennaio a Giampaolo Pazzini sta succedendo tutto. Gol, gloria e soprattutto un futuro che torna a sorridere. "E' incredibile ma vero, in due mesi mi è cambiata la vita", ha detto appena finita la partita della nazionale a Podgorica. Un suo colpo di testa ha messo definitivamente ko il Montenegro permettendo alla nazionale di vincere 2-0, di staccare l'Irlanda fermata in casa dalla Bulgaria, e di avviarsi così alla sfida di mercoledì contro la nazionale di Trapattoni con molta tranquillità in più e possibilità perfino di gestire il risultato. Tante grazie da mister Lippi, e non solo. Non era stata un'Italia perfetta fino al gol di Pazzini, tutt'altro, abbastanza indecisa e ferma nel primo tempo, poco convincente in attacco, anche a causa del gravissimo infortunio di Di Natale che alla nazionale ha immolato un ginocchio. Pazzini, che due anni fa con la maglia dell'Under 21 segnò una tripletta all'Inghilterra nel giorno dell'inaugurazione del nuovo Wembley, è entrato al posto di uno zoppicante Iaquinta, e con un bel colpo di testa ha sistemato le cose. Confermando di essere in un periodo di grandissima ispirazione. Come dice Lippi "quando tocca palla la mette dentro". Ora bisogna insistere, per sfruttare la grande vena ispiratrice. Toscano, esploso fin da giovane nell'Atalanta, la Fiorentina lo aveva acquistato nel gennaio 2005 per 6,5 milioni di euro quando aveva appena vent'anni. Non sempre il suo rendimento era apparso convincente, ma aveva cominciato a segnare sempre di più. Fino a quest'anno... Giampaolo, 25 anni da compiere ad agosto, ha dovuto lasciare la Fiorentina perché chiuso da Gilardino e Mutu. E probabilmente anche a causa di un rapporto non buono con Prandelli, che aveva preso a tenerlo spesso, troppo spesso, in panchina. Appena liberato dalla Fiorentina, appena arrivato alla Sampdoria, per 9 nove milioni di euro più il prestito di Bonazzoli, è esploso in una sequenza di gol impressionante. Otto reti in campionato, 12 in tredici partite giocate con la maglia blucerchiata, un'intesa praticamente perfetta con Cassano, diventato il suo personale assistman. La Samp ha cominciato anche a risollevarsi dalla sua stagione grigia. "Ho un bel rapporto con tutti in nazionale - ha detto alla fine - adesso non è il momento di parlare del passato".
Già, non è il momento, ma la sua è una vera e propria rivincita personale. E certo alla Fiorentina non deve far piacere vedersi dimostrare pubblicamente di aver sbagliato, di non aver saputo ritagliare uno spazio per un attaccante così. Adesso, con l'infortunio di Di Natale, Pazzini dovrebbe anche diventare titolare nella gara con l'Irlanda. L'Italia fatica a trovare, di questi tempi, un assetto efficiente in attacco. Contro il Montenegro Iaquinta e Quagliarella non hanno fatto granché e l'inserimento di Pepe è servito a poco. Le armi migliori la nazionale sembra averle nelle retrovie della panchina dove ci sono appunto Giampaolo Pazzini e Giuseppe Rossi. Infortunati Toni e Gilardino - che per altro non hanno mai avuto il ruolo di leader - basterebbe forse trovare un attaccante dal rendimento più continuo per restituire alla nazionale campione del mondo quella forza che sembra aver perduto strada facendo. Può Pazzini assumere un ruolo del genere? Forse no, ma certo è meglio farlo giocare il più possibile. Considerato che a centrocampo la coppia De Rossi-Pirlo ha sfiorato quasi la perfezione, i ritocchi da fare non sembrerebbero poi molti. Risultato positivo a parte la partita di Podgorica ha fatto però provare qualche brivido di troppo. Un primo tempo abbastanza grigio - risolto solo per un mani in area che ci ha regalato il rigore di Pirlo - la mancata espulsione di Cannavaro, l'intervento di Buffon nella ripresa che ha salvato gli azzurri dal pareggio. Lippi se ne è reso perfettamente conto, tanto da aver fortemente scosso la squadra nell'intervallo. "Sono contento della prestazione della squadra e sono contento per i ragazzi che si meritavano questo successo. Adesso abbiamo due punti sull'Irlanda e la possibilità mercoledì di costruirci un buon vantaggio in classifica". Intanto pensiamo alla qualificazione, gioco e spettacolo dopo. Si sta anche lavorando per evitare spiacevoli incidenti o contestazioni sul caso Cassano, ormai a dir la verità abbastanza stemperato anche dal buon andamento della nazionale. "Siamo tutti sicuri - ha detto Lippi - che il pubblico di Bari saprà accogliere gli azzurri come meritano". No, si può essere in disaccordo sulla mancata convocazione di Cassano, ma non c'è alcun motivo per contestare gli azzurri.
(Fonte: La Repubblica)

11.2.09

Meglio il Brasile, Italia ko


_La Federcalcio è un po’ più ricca, dopo l’amichevole di Londra con il Brasile. Chi spera nelle sorti future della Nazionale lascia invece lo stadio dell’Arsenal con la sensazione di una maggiore povertà e di aver assistito a una battaglia impari, che si è riequilibrata solo nel secondo tempo quando i sudamericani sentivano la vittoria in tasca e Lippi aveva buttato finalmente in campo una formazione più competitiva, con Toni di punta assistito da Giuseppe Rossi, l’unica nota positiva nella serata. Due reti di scarto ci stanno tutte, pur con il rimpianto di due gol annullati (uno ingiustamente) e dei due prodigi con cui Julio Cesar ha salvato la porta del Brasile nel finale. La realtà è che per 45’ l’Italia è stata soggiogata come non le era mai successo nell’era di Lippi, che interrompe la propria serie positiva a un passo dal record mondiale delle 32 partite senza sconfitte. «Non pensavo di pagare un dazio così forte», ha detto il ct. Ora deve capirne le ragioni.
Brasile-Italia era la partita dei sogni. La poesia del calcio. Ci si è risvegliati dopo meno di mezz’ora come se si fosse andati a letto dopo aver consumato una padella di peperoni e patate, più propedeutica agli incubi. Manca un anno e mezzo al Mondiale, Lippi deve lavorarci su. Il progetto che si intuisce dietro a simili partite può rivelarsi una perdita di tempo perché le figure nuove cui il ct dà fiducia, come ieri Montolivo e Pepe impiegati da subito, non trovano lo spessore internazionale neppure nei loro club e non è mandandoli allo sbaraglio una volta ogni tanto che li si aiuta a crescere. Probabilmente la notte dell’Emirates servirà per distinguere i veri emergenti come Giuseppe Rossi, un magnifico e rapido incursore che ha preso consistenza nel Villarreal, da chi è lontano dal potersi imporre nella Nazionale che punta in alto. Quanto ai vecchi, da un Mondiale all’altro la differenza può essere impietosa. La cosa strana è vederli sbagliare giocate che persino tra i dilettanti farebbero scandalo: la sventatezza con cui Pirlo si è fatto rubare la palla da Robinho ai limiti dell’area nell’azione del secondo gol è da ritiro della tessera e un paio di volte Buffon è stato messo in pericolo dalle indecisioni di Cannavaro e dello stesso Pirlo nel passare la palla all’indietro. Uomini e schemi. Affrontare il palleggio dei brasiliani con un centrocampo leggero e tre punte, o roba del genere, è stato un atto superbo: nel primo tempo se ne sono pagate le conseguenze con la grande libertà di cui hanno goduto Robinho, Elano (i due che fanno bisboccia al Manchester City ma qui si sono mostrati micidiali) e Ronaldinho, il quale aveva promesso di incantare Ancelotti che lo fa giocare poco e c’è riuscito. Il Fratel Coniglietto milanista si è concesso numeri e giocate di una volta, arretrava a cercare la palla e la portava avanti senza incontrare resistenza: per lui, tranne che per un’entrataccia di Perrotta sulle caviglie, è stata una sera di allegra libertà che lo lancia verso il derby di Milano. Peccato, perché l’avvio dell’Italia era stato incoraggiante. L’apertura spaziale di Pirlo aveva raggiunto Grosso a 40 metri e il terzino che firmò il rigore del trionfo a Berlino aveva segnato al 4’: Webb, l’arbitro che aveva sostituito l’infortunato Riley, annullava per fuorigioco sull’errore del guardalinee. Ritmo, corsa, divertimento. Pareva che i giocatori si fossero accordati per trovare il puro piacere del football. La cornice del nuovo stadio dell’Arsenal, affollatissimo, aiutava la scena. Finché al 13’ il Brasile arrivava al gol, in palleggio rapido, con l’incursione di Robinho in una voragine davanti alla difesa azzurra e l’assist per Elano di fronte a Buffon. Da quel momento l’Italia dei sogni si sarebbe svegliata soltanto negli spogliatoi, con il tè dell’intervallo. Il Brasile era sciolto, abile, manovriero ma aveva anche più aggressività e più attenzione degli azzurri, che crollavano al 27’ sotto il colpo di Robinho: palla rubata a Pirlo, dribbling su Zambrotta e, sull’arrivo di Legrottaglie, diagonale sul palo opposto. La ripresa cambiava volto. Con più aggressività (Dunga si beccava con Zambrotta per un intervento duro dell’azzurro) e con la bravura di Toni nel tenere palla in area, l’Italia tentava la rimonta, un altro Rossi metteva la firma alle difficoltà brasiliane 27 anni dopo il Mondiale di Spagna: ma ci si fermava alle parate di Julio Cesar e alla rete annullata a Toni, che aveva controllato con la mano il cross di Pirlo. (Fonte: Gazzetta dello Sport)

10.2.09

Italia Vs Brasile, è il derby del mondo

_Niente neve. Almeno per adesso. A Londra, dove stasera l’Italiasarà impegnata in un’amichevole di lusso con il Brasile, il tempo resta freddo, con nuvole in cielo, ma la prevista nevicata notturna non è arrivata e anzi in tarda mattinata è spuntato persino un timido sole. Indipendentemente dal meteo, stasera l’Emirates Stadium sarà tutto esaurito. I 60.432 biglietti dell’Emirates Stadium sono esauriti dal 27 gennaio. Compresi i palchetti vip da 10 persone, nei quali ogni posto costa 1.200 sterline, ma con il bonus di champagne all'arrivo, cena di quattro portate, birra e vino durante l'incontro, e thè all'intervallo. Il calcio batte anche la recessione. Il quotidiano "quality" Indipendent sbatte il concetto in faccia ai britannici in prima pagina: il titolo parla di "peggiore recessione in 10 anni", e stride con il primo piano di Felipe Scolari, licenziato ieri dal Chelsea di Abramovich e che sarà così costretto a guardarsi Chelsea-Juve di Champions, tra un paio di settimane, sul divano di casa, al caldo, con 7 milioni di sterline in tasca, invece di sedere sulla panchina dei Blues. Già perché tra un paio di settimane c’è la triplice sfida di coppa Italia-Inghilterra, e così tanti azzurri contro il Brasile faranno le prove delle gare contro Chelsea (Juve: Buffon, Legrottaglie, Camoranesi, Iaquinta) e Arsenal (Roma: De Rossi, Aquilani, Perrotta). Non ci sono invece interisti (Manchester Utd) tra i convocati di Lippi. Ci sono però tra quelli di Dunga, c.t. del Brasile. Che tra una stilettata alla Juve ed una ad Amauri, il grande assente assieme a Kakà, si gode la comunque folta pattuglia "italiana" di cui potrà disporre stasera nello stadio dell’Arsenal. I nerazzurri Julio Cesar, Maicon e Adriano saranno titolari, vedremo un’ora prima della gara, alla distribuzione delle formazioni ufficiali, chi troverà spazio dal 1’ tra i romanisti Doni, Juan e Baptista, i milanisti Ronaldinho, Thiago Silva e Pato, e il viola Felipe Melo. Dunga, ex della serie A pure lui, in attacco dovrebbe proporre il tridente tutta fantasia Ronaldinho-Adriano-Robinho. Mica male. I brasiliani sono rintanati (si fa per dire) in uno degli Hilton londinesi. Dove ieri in serata, nella hall, erano avvistate ragazzine che sognavano di intravedere i loro campioni preferiti anche solo per un attimo. E dove in ascensore ti capitava di trovarti a tu per tu con il più brasiliano degli slavi che hanno giocato nel nostro campionato: il Genio Savicevic. Niente rifinitura mattutina per Dunga: il Brasile è pronto per una sfida che sarà trasmessa in 152 Paesi. L'Italia scenderà in campo invece alle 12 (ora italiana) per un'ultima sgambata sul campo dei Queens Park Rangers. L’Italia non vince dal 1982: ma i 12 confronti sono in perfetta parità: 5 vittorie a testa. L’ultima sfida nel 1997, a Lione: finì 3-3 e in campo c’era Cannavaro, allora giovane leone azzurro, adesso capitano di lungo corso. Lippi per questa super sfida ha puntato sull’esperienza e sul "suo" gruppo. Per le novità ci sarà tempo, stasera non è il caso di correre rischi. Perchè c’è un record di risultati utili consecutivi da portare a 32 e acquisire in solitario, perchè non ci saranno i punti in palio, ma l’appeal di una sfida alla Seleçao non può mica essere paragonato a quello delle sfide di qualificazione mondiale contro Cipro o Georgia. Dai. L’Emirates, ultramoderno impianto che ha sostituito lo storico Highbury, aprirà i cancelli già tre ore prima della gara, alle 16.45 locali. Probabile la chiusura della fermata di metropolitana più vicina, per ragioni di sicurezza. (Fonte: Gazzetta dello Sport)

19.11.08

Lippi, pareggio con record

_L'Italia pareggia 1-1 l'amichevole di Atene contro la Grecia. Il gol di Toni, che risponde a quello di Gekas, regala a Marcello Lippi il record di 31 risultati utili consecutivi. Meglio di Pozzo. Meglio di ogni altro c.t. azzurro. Per il resto l'Italia giochicchia nel primo tempo, con il motore acceso al minimo, poi ingrana un paio di marce nella ripresa, positiva. In cui prova il 4-4-2, magari per venire incontro alla caratteristiche tattiche di Rossi, l'osservato speciale, che gioca una partita onesta, ma non sfolgorante, sfiorando il gol del vantaggio nel primo tempo, giocato su ritmi da crociera. Rinviato il debutto di D'Agostino, che non entra in campo nonostante i sei cambi effettuati da Lippi. Il primo tempo è così-così. Il ritmo è basso, nel week-end c'è il campionato, difficile chiedere il furore agonistico ai protagonisti. Quello che sembra interpretare la gara con più generosità è Gattuso, uno per il quale non esistono amichevoli. La gara è equilibrata, ma poco avvincente. L'Italia parte bene. Con un destro al volo di Gattuso, Tzorvas si distende in tuffo e mette in angolo. Il corner propizia l'occasione più ghiotta per gli azzurri: sinistro di Rossi sottomisura, pronto, ma centrale: Tzorvas è al posto giusto, proprio davanti a lui, e para. La replica dei padroni di casa è riassunta dal colpo di testa largo di Katsouranis sul cross dalla sinistra di Spiropoulos. Nel finale di tempo la Grecia prova ad aumentare il ritmo: reclama per un mani in area di Gattuso. Sembra involontario. Poi Mantzios segna, ma in fuorigioco. All'intervallo è 0-0. L'Italia inizia la ripresa molto diversa: come uomini e atteggiamento, mentale e tattico. Più aggressiva, vogliosa. Adesso gioca con il 4-4-2, con Toni e Rossi in avanti, e Camoranesi e Pepe esterni. Bocciato Montolivo, che rimane negli spogliatoio dopo una prova sottotraccia. Toni è subito pericoloso: il suo sinistro è parato di piede da Tzorvas. Quindi arriva la botta violenta di Camoranesi, il portiere greco para in due tempi, mettendo in angolo. L'Italia ora fa gioco. La Grecia però segna. Gol di Gekas, che segna con un destro incrociato sfruttando una verticalizzazione centrale. L'Italia replica subito. Con un bel colpo di testa di Toni, cercato su punizione da De Rossi. 16° gol in azzurro dell'attaccante del Bayern Monaco, che chiude un'astinenza in azzurro di 724'. Lippi festeggia in panchina. Al record solitario ci tiene. Giustamente. Camoranesi sfiora ancora il gol sul suggerimento di Toni, prima di uscire, Tzorvas alza sopra la traversa. La gara resta viva, nonostante i tanti cambi. La Grecia finisce forte, per la gioia dei tifosi dello stadio Karaiskakis di Atene. Ma il punteggio non cambia. Finisce 1-1. (Fonte articolo: Gazzetta dello Sport)

16.10.08

Orchestra azzurra: Lippi dirige, l'Italia lo segue

Passion_Still_Lives_Here_Datasport & Luca Tittoni
L'Italia vince a Lecce contro il Montenegro e strappa (è il caso di dirlo) mezzo biglietto in vista della prossima coppa del mondo. Sulla strada degli azzurri per la conquista del primato nel girone l'Irlanda dello storico Trap. Intanto a Lecce pronti via da urlo, con Lippi che cerca (e trova) di eguagliare il record di Pozzo e con buona parte della curva leccese che compie la cosa più vergognosa di quanto si possa fare con in campo le nazionali: inno montenegrino magistralmente orchestrato dalla brigata Pinerolo "ben" fischiato, poi però mezzo stadio, gli azzurri stessi e tutta la panchina sommergono i soliti idioti di turno con un fragoroso applauso. L'Italia gioca un buon primo tempo trovando due volte il vantaggio che manterrà sino alla fine salvo la parentesi Vucinic. Bene Aquilani su tutti. Calo di ritmo nella ripresa, con gli azzurri un po' alle corde ed un po' in saggia amministrazione. Lippi trova il record di Pozzo ma il ct azzurro sembra pensare più ai mondiali in Sudafrica. Avanti così.
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Con questo risultato Marcello Lippi raggiunge il record di 30 risultati utili consecutivi detenuto da Pozzo. L’Italia, dopo il pareggio per 0-0 con la Bulgaria, torna in campo a Lecce per affrontare il Montenegro per la quarta giornata del gruppo 8. Il commissario tecnico Marcello Lippi conferma modulo tattico e dieci undicesimi della Nazionale che aveva iniziato la sfida di Sofia. L`unica novita` riguarda l’impiego a centrocampo di Aquilani al posto di Montolivo. Nel Montenegro invece giocano due conoscenze del campionato italiano, Jovetic della Fiorentina e Vucinic della Roma. Gli azzurri partono subito con la giusta voglia di vincere e prima Dossena e poi Gattuso sfiorano il gol con due diagonali che terminano di poco a lato del palo al 1’ ed al 3’. Passano pochi minuti e Aquilani trova il vantaggio: all’8’ il centrocampista e` abile ad avventarsi su una corta respinta di Poleksic su una conclusione di Pepe e a ribadire in rete. Gli ospiti sfiorano il vantaggio al 16’, batti e ribatti in area azzurra, la palla arriva a Zverotic che a porta praticamente vuota calcia contro a Zambrotta. Per l’Italia c’e` da soffrire, al 18’ Vucinic trova il pareggio nella “sua” Lecce: progressione dell’attaccante che viene lasciato colpevolmente libero di tirare da Chiellini e trova l’angolino giusto. Gli azzurri pero` si buttano in avanti rabbiosamente e prima Chiellini e poi Di Natale chiamano Poleksic a due importanti interventi al 22’ e al 26’. Dopo appena due minuti Aquilani firma la doppietta personale: conclusione del romanista da dentro l’area che trova la deviazione di Tanasijevic e non lascia scampo ai montenegrini. Per gli ospiti e` sempre Vucinic l’uomo piu` pericoloso, al 38’ e poi al 39’ impegna Amelia a due parate su punizione.Nella ripresa l’Italia, dopo una conclusione di Zambrotta nei primi minuti parata da Poleksic, cala il ritmo lasciando ampi spazi di manovra agli avversari. Amelia respinge molto bene gli assalti di Vucinic, favorito da un clamoroso errore di De Rossi, e di Jovetic sugli sviluppi della battuta del corner al 53’. Gli azzurri vanno vicini al terzo gol con De Rossi che al 64’ colpisce un palo con un colpo di testa su punizione calciata da Aquilani. I padroni di casa soffrono le conclusioni dalla distanza della solita coppia Vucinic-Jovetic, ma che fortunatamente per noi terminano a lato. Il risultato rimane in bilico fino alla fine, ma l’Italia difende con le unghie il risultato e con De Rossi prova nel finale di gara a pungere su punizione.

11.9.08

"A fari spenti"

Torino 2006_La Stampa di Torino
News Paralimpiche in apertura:
Due partite, sei punti. Il massimo con il minimo, fra le scosse di Larnaca e gli sbadigli di Udine. Il convento di Lippi, per ora, passa questa Italia: o adrenalina o camomilla. Bisogna accontentarsi. De Rossi all’inizio, De Rossi alla fine: tutto il resto, noia. Gran doppietta, come Di Natale sabato. La Georgia di Cuper si conferma di una modestia imbarazzante: non pressa, non morde, non tira. Da Aloneftis a Kaladze. Tutta un’altra storia. De Rossi è il vertice arretrato del triangolo di centrocampo, con Pirlo sulla destra e Aquilani a sinistra. Camoranesi, il più lesto a mettersi in moto, si sforza di rifornire Di Natale e Toni, pivot d’attacco. Non c’è paragone, con la terrificante partenza di Larnaca, questa è molto più morbida. La Georgia non ha gli artigli di Cipro. Cuper ha allestito un muro che arriva fin quasi ai pinnacoli del palco di Vasco Rossi. Tutti a far legna, con Kenia e Mchedlidze, entrambi del ’90, a pescare i biglietti della lotteria. Una sventola, parata, di Aquilani. Un contatto, decisamente macho, fra Kaladze e Toni. Legrottaglie, recuperato, affianca Cannavaro. Zambrotta e Dossena trovano i valichi presidiati in massa. Ci vuole pazienza. Serve velocità di pensiero, oltre che di gamba. Loria smanaccia un’incornata di Toni. Di Natale si agita parecchio, la partita la facciamo noi, conquistando metri preziosi e alzando di tanto in tanto il ritmo. Cruciale la profondità: Di Natale la detta a Toni, al 15’, e spreca di una buona spanna.Il palco incombe sinistro, senza nemmeno un lenzuolo che ne copra lo sterminato scheletro. Se e quando devi stanare un avversario nascosto, una delle soluzioni consigliate è l’artigliera. A De Rossi va bene al primo colpo (17’). «Sinistrissimo» da una trentina di metri, palla nell’angolino. Occhi di palco. Le referenze che si avevano su Cipro combaciarono con il tipo di gara che i nostri rivali realizzarono. Altra pasta, i georgiani: ruvidi e sterili, ci aspettano al varco, pronti a buttarsi sulla briciola di un episodio o l’avanzo di un errore. Come al 26’, quando Mchedlidze ci infila allo spiedo e Kenia, tutto solo, si mangia la più colossale delle occasioni, «telefonando» a Buffon. Un lembo di gluteo non guasta mai.Udine si distrae con la ola, brutto segno. La Nazionale si annusa e si studia, Camoranesi rifinitore, Pirlo non proprio ispirato, Aquilani timido, Toni a far sportellate con mezza difesa. Un raptus di De Rossi, gomitata allo zigomo di Kenia, rischia di dar fuoco alle polveri. Manco ammonito: troppa grazia. Aquilani cerca la posizione, la Georgia si sporge dal davanzale, incoraggiata dal periodo un po’ così degli azzurri. Venti minuti di bollicine e poi un ispido tamburello, con Kobiashvili e c. a menare il torrone. Lasciare le redini alla Georgia significa accontentarsi del minimo sindacale: il risultato. Ogni palla persa, o quasi, un contropiede: non è una tariffa da grande squadra, soprattutto al cospetto di una così mediocre. Alla ripresa, fuori l’ombra di Pirlo e dentro Palombo. Cuper avvicenda Eliava con Kvirkvelia e, al 10’, Mchedlidze con Siradze. De Rossi slitta a sinistra, Aquilani si accentra. Già la partita è la lagna che è, metteteci pure stormi di moscerini in picchiata e avrete il quadro, non proprio eccitante, della notte friulana. Un liscio di Cannavaro suggerisce pensieri malinconici. Rimedia Legrottaglie, sempre reattivo.Fischi e applausi accompagnano la staffetta tra Di Natale e Del Piero. Totò non ha ripetuto i numeri di Larnaca. Succede. Il titic-titoc è deprimente. La Georgia trascina palla, noi aspettiamo che ce la consegni. Non il massimo, per chi ha pagato. Lo scarto, infìdo, giustificherebbe una gestione più autorevole della pratica, l’Italia non ci riesce, giochicchia, vivacchia, corricchia. Finalmente un tiro, al 22’: da Toni ad Aquilani, diagonale, Loria è lì. A ruota, un destro di Del Piero, alto, su incursione di Dossena. Cala Camoranesi, il centrocampo annaspa. Esce Toni, generoso ma non ancora decisivo. Tocca a Iaquinta, assatanato. In generale, troppi errori, e profilo troppo basso: il pubblico non ne può più. L’unico aspetto in comune con la partita di Cipro è il finale. Là, rete di Di Natale nel recupero, qui raddoppio di De Rossi, dopo triangolo con Del Piero, al 44’. Dai lazzi a Italia, Italia, un classico. Domani arriva Vasco Rossi. Altra musica.

2.9.08

Italia Mondiale

Passion_Still_Lives_Here_Article Gazzetta dello Sport
È la prima volta che sulla maglia di una Nazionale di calcio compare un logo a significare un risultato raggiunto: su quelle indossate dagli azzurri di Lippi ci sarà un ricordo particolare. Uno scudetto che identificherà i campioni del mondo in carica: la coppa del mondo su uno sfondo bianco, con sotto la scritta Fifa world champions 2006. "Non era mai successo, da qui si vede la considerazione che la Fifa ha dell'Italia" dice subito Abete, presidente della Figc. Poi ecco Joseph Blatter, numero uno della Fifa: "I campioni meritano un riconoscimento speciale. L'Italia è la prima a ottenerlo, lo scudetto sarà sulle maglie azzurre almeno fino al 2010. I giocatori guardandolo avranno un ulteriore stimolo". Poi scatta l'applauso, chiamato dallo stesso Blatter. Che farà altri complimenti all'Italia, evitando però di replicare alla proposta di Petrucci (presidente del Coni): "In campo vadano sei giocatori nazionali e cinque stranieri, per non togliere spazio ai nostri". La famosa regola del '6+5': "So che è un principio duro da portare avanti, ma gioverebbe a tutte le nazionali del nostro paese". Alla cerimonia di presentazione del logo partecipano anche la squadra e lo staff tecnico. E il capitano Cannavaro trova il tempo per una rivincita: "L'esperienza in Germania ha cambiato la vita a tutti noi. Abbiamo creduto in un sogno e lo abbiamo realizzato. Abbiamo alzato una coppa fantastica. Ma ora abbiamo anche un'altra opportunità, quella di zittire tutti: per questo motivo invito il presidente Blatter a consegnarmi la coppa, ora può farlo". Così il presidente della Fifa (che a Berlino lasciò il posto a Johansson) si alza e porge la coppa del Mondo (che stava dietro ai due) al capitano azzurro: "Non è mai troppo tardi per far bene" sorride Blatter. Il capo della Fifa affronta anche un altro paio di questioni. Primo, la violenza nel calcio in Italia: "La violenza è nella società che poi si prende il calcio. Ci vuole un'educazione sociale nel paese, il calcio è vittima". E poi sulle presunte partite truccate del mondiale tedesco (inchiesta portata avanti dal canadese Declan Hill): "Non è assolutamente così, chiunque in una competizione del genere punta al traguardo finale, senza aggiustamenti".

1.9.08

"Si riparte con un unico grande obiettivo"

Torino 2006_Articolo Gazzetta dello Sport
Cannavaro e Toni sì, Cassano no. Sono i verdetti delle seconde convocazioni di Lippi, dopo quelle anti-Austria. Il c.t. della Nazionale ha richiamato nel gruppo azzurro per le sfide di qualificazione mondiale conttro Cipro e Georgia i rientranti Cannavaro e Toni, reduci da qualche acciacco e che avevano saltato l'amichevole del 20 agosto a Nizza. Nella lista non c'è invece l'attaccante della Sampdoria, protagonista agli Europei. Confermati Legrottaglie, Aquilani e Gilardino. Materazzi resta fuori. Come Panucci. Assenti per infortunio Perrotta e Montolivo.
Gli azzurri si raduneranno domani entro le 24 al centro tecnico di Coverciano. Primo allenamento martedì alle 9.30 a porte chiuse. Venerdì mattina la partenza per Larnaca, dove si giocherà sabato la prima delle due partite di qualificazione ai Mondiali 2010. La seconda, contro la Georgia, mercoledì 10 settembre contro la Georgia.
Questa la lista dei convocati.

  • Portieri: Buffon (Juventus), Amelia (Palermo), De Sanctis (Galatasaray).
  • Difensori: Barzagli (Wolfsburg), Cannavaro (Real Madrid), Cassetti (Roma), Dossena (Liverpool), Gamberini (Fiorentina), Grosso (Olympique Lione), Legrottaglie (Juventus), Zambrotta (Milan).
  • Centrocampisti: Aquilani (Roma), Camoranesi (Juventus), De Rossi (Roma), Gattuso (Milan), Palombo (Sampdoria), Pirlo (Milan).
  • Attaccanti: Del Piero (Juventus), Di Natale (Udinese), Gilardino (Fiorentina), Iaquinta (Juventus), Toni (Bayern Monaco)..

2.7.08

"Difendere il titolo mondiale"

Torino 2006_Gazzetta dello Sport
Dimenticare il passato per tornare a vincere nell'immediato futuro. In bocca al lupo Marcello.
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Abbronzato, un pizzico sovrappeso, entusiasta (e lo ribadisce pià volte) e sicuro di sè. Marcello Lippi si è presentato così da nuovo c.t. dell'Italia, da successore di Donadoni, lui che con l'Italia solo due anni fa ha vinto un Mondiale. In una chiacchierata di oltre un'ora in cui ha spaziato a tutto campo. "Ben ritrovati. Sono molto felice di riprendere da dove ho lasciato. Questo significa però che le cose non sono andate benissimo ai recenti Europei, altrimenti io sarei ancora in spiaggia a Viareggio". "Se questi due anni sono stati persi sia per me che per la Nazionale? Io la Nazionale non l'avrei mai lasciata, ho dovuto farlo per motivi particolari a prescindere dall'esito del Mondiale. Ma questi due anni per la Nazionale non sono andati persi. Quel gruppo campione del mondo è stato integrato con Donadoni da altri giocatori importanti. L'espressione del calcio di una nazione non sono i club, ma la nazionale. Perchè ho deciso di tornare? Per un anno non ho neanche pensato ad andare in panchina, nonostante le tante offerte, anche da altre nazionali. Quando si sono avvicinati gli Europei ho sentito forte il desiderio di riprendere il posto che avevo lasciato e mi sono messo a disposizione nel caso ci fossero state le condizioni per tornare. In qualche maniera mi sentivo in debito con la Federazione. E rifiutare le altre offerte per poi tornare è stato un modo per pagare quel debito. Ma non avevo firmato nessun contratto, devo firmarlo ancora adesso". "Ho avuto la sensazione che alla gente non dispiacesse il mio ritorno in Nazionale, anzi". "Su quale gruppo puntare, i "vecchi" o i "nuovi"? Abbiamo un gruppo di giocatori che due anni fa ha vinto il campionato del mondo, e dobbiamo usare il bilancino. Non bisogna buttare via niente, senza avere debiti di riconoscenza. Non tutti andranno avanti. Bisogna cercare di integrare questo gruppo. Va trovata la giusta miscela". "Calcio all'italiana o calcio più propositivo, sul modello spagnolo che ha trionfato all'Europeo? Gli spagnoli giocano un calcio particolare, molto tecnico. Però hanno ottenuto questo grande risultato attraverso un lungo processo di maturazione passato anche attraverso delle delusioni. La nazionale iberica è l'espressione del calcio spagnolo. Noi faremo un calcio in cui anche le stelle sull'esempio dei Ronaldo, dei Rooney, si mettono a dispozione della squadra. L'Italia non è più quella del catenaccio, ma concretezza e modernità, accompagnate da un pizzico di spregiudicatezza (dimostrata anche nella semifinale mondiale in cui abbiamo per una porzione di gioco messo in campo 4 punte), saranno miscelate. Cercheremo di praticare un calcio aggressivo, propositivo e intraprendente. Una grande squadra deve sapere far tutto: attaccare e difendere". "Bisogna rispettare l'opionione delle persone, in questo caso di giocatori che tanto hanno dato alla Nazionale. Non prendo in considerazione un loro ritorno. Non telefonerò loro per questo motivo. Se chiamassero loro? Valuteremmo insieme. Posso consigliare in generale di non dare mai un addio definitivo alla Nazionale". "Torno per vincere. Per riprovare le sensazioni del passato. Quelle del trionfo, ma anche quelle di unità e compattezza con tutto il gruppo. Non dovremo pensare però che la qualificazione al prossimo Mondiale sia una formalità. Poi penseremo a provare a bissare il successo. I miei compiti? Come in passato mi occuperò di coordinare il lavoro di tutte le nazionali, anche quello delle varie Under". "Non darò consigli agli allenatori di club, anche se collaborerò con loro. In base al mio passato conosco le esigenze delle squadre di club". "Se mi sono imborghesito? Un paio di chili li ho presi, per il resto proprio no. Questo biennio è stato ricco di gratificazioni. Ma ho visto tante partite, ho fatto l'esperienza televisiva con Sky per tenermi aggiornato sul calcio internazionale". "A due anni di distanza cosa penso di Calciopoli? Ne parlo solo a titolo personale. Per ribadire che in quel momento il vedere il nome della mia famiglia inserito in quel contesto senza poter spiegere le proprie posizioni era ingestibile. Adesso le cose sono cambiate. Nel mondo del calcio ci sono state cose non belle, che sono state eliminate. Ma il calcio in Italia resta un vanto, un periodo di tempo brutto non ne condiziona la qualità". "Di test importanti ce ne sono già fissati. A febbraio addirittura in Inghiterra giocheremo con il Brasile". "Tutti i giocatori italiani dai 18 ai 40 anni rientrano nei miei piani. Anche Cassano". E' intervenuto anche il presidente della Figc: "Ringrazio Donadoni e sottolineo le sue qualità personali e professionali. Lippi è l'uomo giusto per intraprendere il cammino verso il Mondiale del Sudafrica nel 2010. La sua scelta è stata esclusivamente tecnica, non di marketing. Con Donadoni rapporto di lealtà reciproca. Il 20 maggio con lui c'era stato un prolungamento con una clausola di rescissione di 900.000 euro lordi. Poi lui il 22 maggio mi disse che voleva fare a meno della clausola di rescissione, tornando alla prima proposta, cioè al rinnovo automatico in caso di semifinali raggiunte all'Europeo. Non c'erano altre situazione precostituite, non avevamo altri contratti con chicchessia. Un rigore segnato (con la Spagna, ndr) avrebbe avviato l'automatismo, non essenso stato segnato ho dovuto fare una scelta tecnica. Ma non c'è stato nessun esonero".


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