27.6.08

Anima a la Selecciòn!

Passion_Still_Lives_Here_Gazzetta dello Sport
Furie rosse scatenate che volano in finale con una prova davvero convincente contro la giovane ed emergente Russia del veterano Hiddink. Finale di Euro 2008 tra Germania e Spagna. Sarà una nuova vecchia classica. Che vinca il migliore.
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E' una Spagna da sballo e la Russia affonda sotto la pioggia perenne di Vienna e i gol di Xavi, Güiza e Silva. "Viva la España" cantano i tifosi in delirio all'Ernst Happel di Vienna. Come non capirli. La Spagna che ha fatto fuori la Nazionale ai quarti, prima addomestica la Russia, per poi finirla nella ripresa con una prestazione straordinaria. Giù il capello davanti alla "Roja", squadra perfetta. Meccanismi oleati e fuoriclasse. La chiave della partita porta il nome di Cesc Fabregas: il genietto dell'Arsenal entra al posto di Villa dopo 35' e mette a disposizione della squadra tutta la sua classe. Moneta pesante trasformata in gioco e due assist di assoluta bellezza. Il saggio Aragones contro l'intraprendente Hiddink. La scuola metodica spagnola e quella mutante russa. L'anziano Luis la formazione non la cambia. E' sempre 4-4-2 massiccio e veloce, formazione, come la definiscono in Spagna, "tergicristallo", che spazza tutto. Hiddink sarà pure mercenario, ma quando ci mette mano fa miracoli. Rispetto alle previsioni della vigilia si affida a Saenko, preferito a Bilyaletdinov. Schierato al fianco di Arshavin, figliol prodigo con la madre Russia ai suoi piedi. Ma la paura fa tremare le gambe ai ragazzi di Hiddink. Morde l'esperienza della Spagna che attacca e pressa. Al 6' Torres si gira bene in area e impegna Akinfeev che non trattiene. All'11 Villa con un bolide da fuori area brucia le mani del numero 1 russo, ben reattivo sul suo palo. Suonano le sirene e Hiddink alza la voce. La Russia si riorganizza ed entra in partita. Pavlyuchenko scuote i compagni al 16' con una punizione dal limite di poco alta, ma ben calciata. Non è la Russia che ha raso al suolo l'Olanda, ma la formazione di Hiddink non apre varchi e serra i ranghi. Prevale l'intelligenza tattica di Zhirkov, terzino con libertà di spingere sulla fascia e rilanciare l'azione. La Spagna limita il suo raggio d'azione e a volte rischia. Al 31' Pavlychenko fa gridare al gol; il suo destro a giro sibila alla sinistra di Casillas, che sfiora. Al 34' la "Roja" perde Villa per infortunio (lesione al bicipite femorale della coscia destra, improbabile un recupero per la finale). E' il momento di Fabregas che va a posizionarsi alle spalle di Torres e regala qualità. Piove a dirotto e le gambe pesano di più, ma non per questo le occasioni non mancano. Al 35' Pavlyuchenko stoppa di petto a due passi da Casillas, ma al momento del tiro subisce il ritorno di Puyol. La risposta è di Torres. "El Niño" regala emozioni: una finta e un sinistro in area che Akinfeev neutralizza.Dopo i calcoli del primo tempo, la ripresa chiude la porta al tatticismo. Così al 5' la Spagna passa. Iniesta irrompe sulla sinistra e mette dentro la palla perfetta per Xavi: zampata imparabile. La Russia prova a scatenare il suo passo irresistibile, ma apre varchi alla Spagna che manca il 2-0 con Torres dopo un sublime lavoro in coppia di Silva e Fabregas. Il gol in realtà ha tagliato in due la Russia. Questione di esperienza che i ragazzi di Hiddink pagano. Inutili le forze fresche Bilyaletdinov e Sichev (fuori Semshov e Saenko): è la Spagna a comandare il gioco e fallire gol, approfittando di una Russia molle e spaventata. Con Güiza e Xabi Alonso (escono Torres e Xavi) le furie rosse acquistano ossigeno e potenza. Frizzante ed esplosiva la Spagna fa tabula rasa. Senna coordina, sulle fasce godono come pazzi. E poi quando la palla capita a Güiza non ce n'è per nessuno: Fabregas ci fa venire il brivido con quel tocco per la punta che di pallonetto manda la Russia a casa. Ma Fabregas non si accontenta. "Mi metti in panchina? - sembra dire ad Aragones - Ora ti faccio vedere io". Cross dalla sinistra per Silva che fa tre. La Spagna, che Spagna, è in finale.


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26.6.08

Via Donandoni, c'è Lippi

Torino 2006_Gazzetta dello Sport
Il presidente Giancarlo Abete ha scelto, dopo il "cataclisma" per mano delle furie rosse l'avventura azzurra di Roberto Donadoni è parsa notevolmente in forse. Successione annunciata più volte, le sirene del terremoto interno alla guida tecnica si sono velocizzate e concretizzate dopo il rigore di Fabregas. Come una causa scatenante e giustificativa. Dopo mesi di voci, quindi, si concretizza l'ombra di Marcello Lippi. La FIGC risolve il contratto con Roberto Donadoni. Va via un grande uomo di alto profilo morale, dal punto di vista tecnico probabilmente troppo giovane e al momento non all'altezza per una panchina come quella azzurra che, per giunta, viene da una sbornia mondiale. Prima uscita di Lippi contro la Francia nel prossimo agosto.
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Se ne va in punta di piedi, senza sbattere la porta. Roberto Donadoni lascia il palazzo della Figc, dopo che il presidente Abete gli ha comunicato che il suo contratto con la Nazionale "è esaurito" , ma non si sfoga. "Dispiace che un calcio di rigore abbia determinato questa situazione - è il primo commento dell'ormai ex c.t. -. In questi due anni la mia Italia ha fatto anche qualcosa di positivo, un'ultima partita non può cancellarlo". "E' stata un'esperienza stupenda che rifarei domattina senza cambiare nulla - prosegue Donadoni -. Sono soddisfatto di quello che hanno fatto i giocatori. Hanno dato il massimo. Ringrazio Abete, Guido Rossi, tutto il mio staff. Non mi sono mai sentito solo perché attorno a me avevo, i giocatori, lo staff e tanta gente". Sui dettagli del divorzio l'uomo che ha guidato l'Italia fino ai quarti di Euro 2008 spiega: "Non c'è alcun riconoscimento economico e non lo voglio. Non è una questione di soldi. Possono far comodo a tutti, ma non è mai stato un mio problema". Poi il retroscena: "Il giorno delle convocazioni, quando il presidente mi annunciò la possibilitá del risarcimento, io dissi che non c'era bisogno". Durante tutta la sua gestione, lunga 23 partite che hanno visto avvicendarsi in maglia azzurra 59 giocatori, Donadoni ha sempre dovuto convivere col fantasma di Marcello Lippi. "Se ne parla da due anni - ricorda Donadoni -. Ognuno ha il suo modo di proporsi alla gente, non sono io a dover insegnare agli altri come comportarsi. Al presidente Abete non ho chiesto se c'è stato un incontro con Lippi. Ognuno è libero di fare quel che vuole, io non discuto i comportamenti degli altri. Non voglio cadere in mancanza di eleganza".
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Marcello Lippi è il nuovo c.t. della Nazionale. Il tecnico di Viareggio torna sulla panchina dell'Italia, che aveva guidato alla vittoria nel Mondiale di Germania 2006. L'ex mister della Juventus, che aveva lasciato l'Italia per le polemiche legate a calciopoli, sarà presentato martedì 1 luglio in una conferenza stampa a Roma: l'obiettivo sarà il Mondiale 2010 in Sud Africa. Tra il 2004 e il 2006, Lippi aveva guidato l'Italia per 29 partite, ottenendo 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte.
La Federazione non ha reso nota la durata del contratto di Lippi, ma sarà quasi certamente un biennale. Con obiettivo, ovviamente, i Mondiali del 2010. I dettagli saranno stabiliti prima della conferenza di presentazione di martedì.
"Sono molto, molto, molto felice. E sono molto motivato. Alla prossima settimana". Così il neo c.t. ha commentato la sua nomina, dando l'appuntamento al vernissage di presentazione.


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25.6.08

L'Italia ha il suo portabandiera

Torino 2006_Datasport
L`ultima Olimpiade da vivere da protagonista in acqua e fuori. Una chiusura con i brividi del ruolo che andra` a ricoprire. L`orgoglio di Antonio Rossi, portabandiera ai Giochi di Pechino, si evince dalle parole cariche di entusiasmo per un incarico che lo proietta nel gotha degli sportivi italiani. Nessuna pressione, anzi uno stimolo a fare bene nella sua disciplina, il K4, per chiudere in bellezza la sua storia a cinque cerchi. `E` un grande onore essere il portabandiera dell`Italia - ha detto a Datasport - Un qualcosa che mi inorgoglisce e che soddisfa la federazione che rappresento e anche la mia squadra, le Fiamme Gialle. Un`emozione anche per la mia famiglia`.Una motivazione ulteriore per andare a cercare il risultato: `Non c`e` nulla di negativo nel ricoprire un incarico tanto importante - ha spiegato - Anzi, al contrario, avro` tutti gli occhi puntati addosso e questo fara` crescere la voglia di non tradire le attese`. Aspettative incombenti, considerando il medagliere di Atene (31 medaglie), che in primis, il presidente del Coni Gianni Petrucci vorrebbe vedere almeno eguagliato: `Visti i risultati in questi ultimi tempi direi che l`impresa, nonche` l`obiettivo di eguagliare il numero di medaglie di Atene, sia fattibile - ha proseguito - Il che ci confermerebbe tra i Paesi piu` importanti a livello sportivo`. L`approccio ai Giochi di Pechino e` stato funestato da polemiche di vario tipo, passando attraverso le accuse di Olimpiadi poco trasparenti fino ad arrivare a ipotizzare il boicottaggio per una situazione socio-politica complicata: `Per quanto riguarda il doping preferirei pensare che si parta tutti allo stesso livello, almeno nel mio sport - ha commentato ancora Rossi - Credo che si fara` il possibile per rendere trasparente questa edizione, tanto e` vero che io avallo assolutamente tutte le iniziative intraprese dalla Wada`. Quanto al clima politico: `Penso che sia giusto parlarne almeno fino all`inizio dei Giochi, ma poi credo che l`attenzione, specie per noi atleti, dovra` indirizzarsi esclusivamemnte sull`aspetto sportivo - ha detto - Poi, al ritorno, sarebbe bene che si parli dell`argomento arricchito dalla esperienza di chi ha potuto constatare con mano l`ambiente`. Tornando alle prestazioni, Rossi non si sbilancia: `L`obiettivo e` quello di dare il meglio e di uscire a testa alta - ha spiegato - Sarebbe bello ripetere il terzo posto ottenuto agli Europei, vorrebbe dire conquistare una medaglia importante`. L`ultima perche` non ci saranno appelli: `Credo proprio di si`, questa sara` l`ultima volta che partecipero`. Dopo tanti anni desidero fare anche altro`. Ma almeno fino alla fine dei Giochi, Antonio Rossi sara` l`orgoglio d`Italia, comunque vada.


23.6.08

I rigori condannano l'Italia, la Spagna va

Passion_Still_Lives_Here_Data Sport Italia
E adesso? Ora che siamo stati "sbattuti" fuori con quei rigori che davvero poche volte ci hanno visti trionfatori? Filosofia un po' personale, ma visto anche il poco costruire dei nostri durante i 120 minuti avrei preferito perdere con un goal su azione, piuttosto che questi maledetti maledettissimi calci di rigore. Occorre probabilmente riorganizzare una squadra per certi versi spremuta e un po' anziana. Ripartire dalle certezze che abbiamo, la nostra mentalità, la tradizione e alcuni uomini; soprattutto forgiare nuovi difensori degni del nostro passato. In foto nessuna testa china o di "furie rosse" festanti, ma, ecco, le nostre speranze e, al tempo stesso, le nostre certezze. Perni su cui ricalibrare una nazionale un po' anarchica, priva di una sua identità. Europeo mediocre con pochi barlumi di talenti e bel gioco. La Germania fisica ma modesta quasi in finale, la sufficiente Olanda, cui scrivevamo avere due sole possibilità: andare sino in fondo asfaltando il resto o sciogliersi come neve al sole. La stessa Spagna che oggi celebra per dirla con Marca "la storia riscritta" e che, a detta di molti, avrebbe dovuto prenderci a pallonate. A me, sarò esigente, non ha per niente entusiasmato. L'abbiamo invece scoperta balbebattante come in fondo è sempre stata: abili palleggiatori (senza mutuare i termini storici di Brera), talentuosi... ma per cortesia fermiamoci qui. C'è e rimane una discrepanza tra i risultati del nostro gioco secolare, brutto ma efficace, e i traguardi raggiunti dagli esteti di mezza Europa. Se c'è in questo ambito una scelta di campo da compiere, personalmente sarò sempre convinto dell' "italica filosofia". Troppo brutta però la squadra di Donadoni, più annaspante delle altre. Fraseggi ai limiti della decenza, condizione "ni" e importanti scelte del c.t. bergamasco piuttosto discutibili. Si guarda a Euro 2010 convinto e speranzoso che sarà la nostra vera possibilità di vittoria, nel frattempo su Donadoni si allungano le ombre del figliol prodigo Lippi. Traggo esulando alcune piccole considerazioni piuttosto scettiche sulla caratura della stampa e della cultura sportiva estera. Noi, che sovente di cultura sportiva ne abbiamo ben poca - cosa questa risaputa - spesso ci immoliamo in considerazioni a mio avviso fuorvianti. Abbiamo assistito ad un mondiale in cui più riviste vuoi per populismo, vuoi per tiratura ed editoria, vuoi per tensione sportiva ci hanno definiti spaghettari, mafiosi, europei del sud (come se ci fosse ancora questo ancestrale distinguo... evidentemente nella mente di molti ancora è così) e molto altro. Ieri, nell'osservare il pre ed il post della festa iberica ho udito parole e titoli da: "morire in campo", "maleficio" e non molto, ma sicuramente dell' altro. Senso lato o senso stretto credo che nell'insoddisfazione generale verso i nostri giornali, gli stessi non siano mai arrivati, neppure sul più bello, a conclusioni simili verso altre delegazioni. Non è questo un bell'inno a quel "respect" scritto sulle maglie di Euro 2008, bensì un magnifico ben predicare e razzolare però male, malissimo.
Credo che su questo occorra meditare un po'. In fondo l'erba del vicino, passatemi anche l'assonanza calcistica, non è sempre più verde. Non ho una preferita... ma mi piacerebbe che la giovane Russia ed il cuore della Turchia possano arrivare il più lontano possibile.
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La Spagna supera l'Italia 4-2 ai calci di rigore dopo che i 120' di gioco si erano chiusi a reti inviolate. Iberici nettamente padroni del campo per quasi tutto l'incontro e nonostante un arbitraggio decisamente negativo da parte del direttore di gara, il tedesco Fandel, che ha penalizzato gli spagnoli con alcune decisioni dubbie. Donadoni e Aragones confermano le formazioni pronosticate alla vigilia, si va in campo all'Ernst Happel di Vienna con un caldo soffocante. Avvio con ritmi molto lenti, le squadre sembrano quasi bloccate. Al 7' traversone su calcio di punizione di De Rossi a cercare Toni, ma Casillas fa suo il pallone senza correre rischi. Al 9' conclusione di Silva rimpallata, Buffon e' sicuro in uscita. Iniesta ammonito all'11' per un'entrata cattiva su Grosso. Intervento dubbio di Ambrosini su David Villa al 17': entrata diretta sulla caviglia da parte del centrocampista, sarebbe rigore per la Spagna, ma l'arbitro Fandel non ravvisa il fallo e lascia proseguire nonostante il tocco irregolare sembrasse netto. Al 19' bel cross proprio di Ambrosini, Perrotta arriva in anticipo, ma colpisce troppo debolmente. Poco dopo ancora Ambrosini recupera un bel pallone su Sergio Ramos, ma il suo traversone non imbecca Toni per pochissimo. Calcio di punizione dal limite per la Spagna al 25', Villa va alla battuta con un tiro potente, ma centrale, che Buffon para a terra. Al 31' anche Ambrosini finisce sul taccuino dell'arbitro per un intervento in ritardo su Senna a centrocampo. Al 32' Silva, spostato sulla destra, converge verso il centro e lascia partire un bolide dal limite: Buffon para sicuro. Bella azione di Cassano sulla sinistra al 37', il sampdoriano mette al centro per Toni che colpisce di testa, ma trova la deviazione di Marchena e la difesa iberica puo' allontanare la minaccia. Doppio pericolo per l'Italia al 38': Torres scatta in contropiede, salta due avversari e va al tiro, rimpallato; arriva Silva sulla sfera e dal limite cerca il secondo palo con un tiro potente e angolato che esce di pochissimo alla destra di Buffon. Spagna vicinissima al gol del vantaggio. Al 41' altro errore di Fandel che agevola l'Italia: Silva cerca di saltare al limite dell'area Grosso, l'esterno azzurro, in ritardo, rifila un pestone allo spagnolo che rimane dolorante a terra, ma l'arbitro non vede nulla e lascia proseguire ancora una volta. Al 44' preme ancora la Spagna, che vuole andare in vantaggio all'intervallo, ma Iniesta non trova la porta da buona posizione e il primo tempo si chiude a reti inviolate.La ripresa si apre con una grande occasione ancora per le Furie rosse. Silva al 49' riceve palla su un rimpallo a pochi metri dalla porta, cerca di saltare due avversari con un numero, ma la difesa azzurra chiude in extremis sul tiro a colpo sicuro. Al 55' Chiellini salva tutto in area azzurra; Torres si libera di Panucci e cerca Villa, liberissimo in area di rigore, ma il centrale difensivo rimedia ottimamente spedendo il pallone in calcio d'angolo. Donadoni inserisce Camoranesi al posto di Perrotta al 58', Aragones un minuto dopo ridisegna il centrocampo iberico con Fabregas e Cazorla per Xavi Hernandez e Iniesta. Gli azzurri sembrano beneficiare subito delle situazioni e sfiorano per la prima volta dopo sessanta minuti la rete. De Rossi mette in mezzo per Toni, l'attaccante rimette in mezzo dopo aver mancato la prima occasione e trova Camoranesi, ma la conclusione del neoentrato trova Casillas reattivo con una fondamentale parata di piede. L'Italia cerca di rimanere nei pressi dell'area spagnola, ma Aquilani prima e Toni poi non trovano la porta. Ennesimo errore di Fandel, davvero pessimo in questa gara, che va ad ammonire per simulazione Villa, ma in realta' l'attaccante era scivolato in area. Al 74' altro cambio per Donadoni con Di Natale in campo per Cassano. Quando mancano dieci minuti alla fine dei tempi regolamentari ci prova ancora la Spagna con un calcio piazzato di Senna che Buffon respinge con i pugni. Lo stesso centrocampista spagnolo mette in seria difficolta' l'estremo difensore azzurro pochi secondi dopo con un tiro potentissimo che il portiere trattiene a stento, grazie anche all'aiuto del palo. L'Italia soffre tantissimo in questo finale di secondo tempo, senza riuscire a proporsi concretamente in attacco. Grosso avrebbe all'84' la palla dell'1-0, ma sul perfetto cross di Di Natale e' incredibilmente Toni ad anticipare il compagno, piazzato nettamente meglio e libero di insaccare da pochi passi. Aragones toglie Torres a cinque minuti dalla fine, al suo posto il capocannoniere della Liga Daniel Guiza. Gli azzurri riescono con tanta sofferenza a tenere la porta inviolata anche nei minuti di recupero e al 90' il risultato rimane ancorato sullo 0-0, si va ai tempi supplementari.Ancora proteste spagnole in avvio di supplementari per una trattenuta di Chiellini su Sergio Ramos, Fandel non vede ancora. Al 93' ancora Spagna con Silva: bolide mostruoso che lambisce il palo con Buffon fuori causa. Gli uomini di Aragones stringono d'assedio gli azzurri, che faticano a prendere in mano il pallino del gioco. Ci prova Di Natale, con una conclusione di testa che Casillas devia in corner al 96'. Toni ci prova su schema da calcio d'angolo, ma la sua girata di nuca sorvola la traversa. Al 104' tiro in diagonale di Guiza abbondantemente a lato, Buffon controlla con lo sguardo la palla mentre scivola sul fondo. Al 108' Donadoni si decide a far entrare in campo Del Piero al posto di un Aquilani non convincente. Il fortino azzurro in difesa tiene fino alla fine nonostante gli innumerevoli tentativi portati in attacco dalla Spagna, decisamente padrona del campo per tutti i 120 minuti di gioco. L'ultimo clamoroso tentativo e' sui piedi di Cazorla a pochi secondi dalla fine con la palla che termina di un nulla a lato, prima del fischio di Fandel che segna la fine anche dei supplementari. Per decidere chi, tra Spagna e Italia, affrontera' la Russia in semifinale saranno necessari i calci di rigore.I rigori si battono sotto la curva della Spagna, che inizia la serie con David Villa. Il primo rigorista iberico non sbaglia. Grosso e' il primo degli azzurri e anche lui trasforma il tiro dal dischetto. Cazorla si incarica della battuta del secondo rigore e anche lui spiazza Buffon. De Rossi cerca di pareggiare i conti per l'Italia, ma Casillas e' superlativo e respinge il tiro. Senna puo' cercare di allungare la serie e insacca portando la Spagna sul momentaneo 3-1. Camoranesi sigla il 3-2 prima di Guiza, a cui Buffon respinge il tiro dal dischetto. Nervi tesissimi all'Ernst Happel di Vienna quando sul dischetto va Di Natale, fischiatissimo dagli spagnoli, che si fa neutralizzare il tiro da Casillas. Fabregas ha l'opportunita' di portare la Spagna in semifinale e non sbaglia. Italia eliminata da Euro2008, mentre la Spagna vola in semifinale, dove affrontera' la Russia.

21.6.08

Favola turca

Passion_Still_Lives_Here_Gazzetta.it
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Incredibile. La Turchia che va in semifinale battendo ai rigori la Croazia per 4-2 ha compiuto un altro miracolo. Già, perché è difficilmente spiegabile il rendimento di questa squadra, che al 119' era eliminata dall'Europeo, e che invece dieci minuti dopo si è trovata in semifinale. Ma contro la Germania, tra infortuni e squalifiche (tre, solo stasera), sarà durissima. Certo, la Croazia deve recitare almeno dieci mea culpa; dopo aver condotto a lungo la gara, e dopo il vantaggio di Klasnic a un minuto dalla fine dei supplementari (a proposito di miracoli sportivi), sembrava fatta. Poi, il gol di Senturk, con Bilic che nel frattempo voleva effettuare una sostituzione. Una botta non digerita, e il flop ai rigori è stato l'inevitabile conseguenza. Senza il portiere titolare Volkan (squalificato) si rivede Rustu tra i pali della Turchia. Accanto a Nihat in attacco c'è il tifoso dell'Arsenal, Kazim. Bilic, invece, dopo aver dato spazio alle seconde linee contro la Polonia, ripropone i suoi titolari; c'è molta attesa per Modric, folletto tuttofare in mezzo al campo. E' una partita gradevole, all'inizio, perché le due squadre non si coprono e vogliono imporre il loro gioco. Di occasioni, poche, a dire il vero, ma non ci si annoia. Il primo lampo lo procura proprio Modric: il futuro giocatore del Tottenham sguscia in area, bruciando la lenta difesa turca. Poi crossa al centro per Olic, davanti alla porta spalancata con Rustu quasi a terra. Gol? Bilic già esulta, ma deve ricacciare l'urlo in gola vedendo il tiro dell'attaccante finire sulla traversa. Poi Kranjcar invece di ribadire alza il colpo di testa. Solo che invece di dare la spinta alla Croazia, l'episodio sveglia i turchi. In bambola sulle avanzate di Pranjic sulla sinistra, e in difficoltà perenne con Srna sulla destra, Terim decide di spostare Altintop (teoricamente il terzino destro) nel ruolo di mediano. E' una piccola svolta, perché la partita cambia padrone. Nulla di straordinario, ma la seconda metà del primo tempo è turca. Quando Mehmet Topal sfiora l'incrocio dei pali con una saetta da 25 metri, la sirena dalle parti di Pletikosa inizia a suonare. Un Pletikosa che nella ripresa deve darsi qualche ceffone sul volto per rimanere sveglio. Ad attaccare, infatti, è solo la Croazia. Che però spesso si va a chiudere a imbuto, e sbaglia diversi passaggi facili. Rakitic illumina, ma a sprazzi; idem Modric. La tensione, come è ovvio vista la posta in palio, appesantisce gambe e cervello. Olic, in tal senso, è sciagurato; prima spreca un assist involontario di Gokhan Zan, poi butta via un facile contropiede tre contro due. Si sveglia Srna, che su punizione esalta i riflessi di Rustu. E' tardi, il naturale epilogo sono i supplementari. Qui, al contrario, la Turchia sembra averne di più. La corsa e la lucidità dei vari Tuncay e Arda danno una spinta maggiore agli uomini di Terim. Ma nessuno si attende quello che accade tra il 119' e il 122'. Dopo l'infortunio di Nihat (pare un serio guaio alla coscia) arriva, a sorpresa, il vantaggio croato; tutto nasce da una palla che sembra persa, che Modric trasforma, quasi dalla linea di fondo, in un cross per Klasnic. Appena entrato, l'attaccante del Werder Brema sfrutta l'uscita pessima di Rustu e di testa segna l'1-0. E' fatta? Non esattamente. Mentre Bilic prepara l'ingresso di Leko, la palla arriva a Senturk. Un paio di rimpalli e l'attaccante inventa un sinistro all'incrocio. Incredibile pareggio al 121' e spiccioli. Una botta troppo forte per i croati, che vedono svanire un risultato ormai acquisito. E ai rigori è un disastro: Modric e Rakitic tirano fuori, Petric il suo penalty se lo fa addirittura parare. In compenso la Turchia fa tre su tre. Quanto basta per l'insperato passaggio del turno. Sarà semifinale, contro la Germania. Il sogno continua.

20.6.08

Lusitani ko, Germania avanti

Torino 2006_Article Gazzetta.it
Tedeschi estremamente concreti, Portogallo tra i favoriti che si scioglie come neve al sole. Lusitani che sembrano tornare ai loro vecchi connotati di sempre: abili palleggiatori gradevoli da vedere ma spesso "fumosi" e inconcludenti verso la porta. Devastante la fascia destra tedesca che ha tagliato a fette il centrocampo e la difesa orchestrate da Scolari. Germania clamorosamente avanti, Portogallo di nuovo a casa sul più bello. Probabilmente irregolare la rete di Ballack alla fine decisiva.
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La Germania è la prima semifinalista di Euro 2008: Portogallo battuto 3-2 al termine di una partita entusiasmante dall'inizio alla fine. Un confronto di stili, quello tra tedeschi e portoghesi, che ha regalto spettacolo, come spesso avviene in questi casi. A Basilea, Portogallo e Germania danno vita a una gara divertente e di alto livello già dalle prime battute. Loew, confinato in tribuna per la squalifica rimediata contro l'Austria, propone alcune novità: rilancia Schweinsteiger sulla fascia destra, con Hitzlsperger sul lato opposto, mentre Friedrich sostituisce l'acciaccato Jansen. Le variazioni più grosse rispetto alle prime uscite, però, riguardano le assenze dell'acciaccato Frings in cabina di regia e del deludente Gomez in attacco: spazio a Rolfes, con Podolski che ritorna in posizione più avanzata. Il Portogallo è in formazione tipo, con Ronaldo che parte largo a sinistra. La prima squadra ad avvicinarsi al gol è proprio quella portoghese, con Bosingwa molto intraprendente nelle avanzate sulla destra e Moutinho nella parte di chi non sfrutta a dovere un cross perfetto. Pochi istanti più tardi, però, passa la Germania. Azione da manuale, nata da un'intuizione di Ballack che serve Podolski sulla corsa: traversone basso in mezzo e spaccata vincente di Schweinsteiger, che brucia Ferreira in ritardo nella copertura. E' il 22' e il risultato si sblocca. Neanche il tempo di riprendere fiato e si va sul 2-0: dormita dei difensori portoghesi su una punizione calciata da Schweinsteiger, il fuorigioco non scatta e Klose fa centro di testa. La doppia mazzata piega le ginocchia al Portogallo, che per qualche minuto sbanda e rischia il tracollo. Ma Ronaldo comincia lentamente a salire di rendimento e al 39' indovina la fuga buona: Lehmann è bravissimo a toccare il suo diagonale, ma Nuno Gomes riprende e mette dentro, eludendo l'intervento disperato di Metzelder. Se Ronaldo non fosse sfortunato un istante prima dell'intervallo, il suo colpo da biliardo dopo il dribbling a Mertesacker manderebbe le squadre al riposo in parità. Ma la palla sfiora il palo e la Germania rientra negli spogliatoi con un meritato vantaggio. In avvio di ripresa, il Portogallo avrebbe quasi subito la chance di rimettersi perfettamente in linea di galleggiamento, ma Pepe la spreca sciaguratamente, mandando alto di testa da mezzo metro. La Germania sembra soffrire la pressione avversaria, ma può contare sulla serata storta della difesa avversaria, e in particolar modo di Paulo Ferreira. Corre il minuto 16, infatti, quando Schweinsteiger mette in area un'altra punizione: il difensore del Chelsea, per la verità un po' sbilanciato, perde di vista il compagno di club Ballack, che di testa fulmina Ricardo. E' il 3-1 che gela le speranze degli uomini di Scolari. Dentro Nani e Postiga per i portoghesi, Loew risponde con Borowski. Lehmann è attento sui tiri dalla distanza e il Portogallo per tanti minuti non riesce a costruire nulla di diverso. Il gol che riapre di nuovo la sfida arriva al 42': Mertesacker perde Postiga in area e il cross di Nani si trasforma in un assist per il colpo di testa vincente. Ma è troppo tardi e l'assedio finale non dà frutti. La Germania vola in semifinale. Se la vedrà con la vincente della sfida tra Turchia e Croazia. Nella fase a gironi, contro la nazionale di Bilic i tedeschi fecero una figuraccia. Ma quando si giocano le partite a eliminazione diretta, è tutta un'altra cosa: ne sa qualcosa il Portogallo, che si è sgonfiato sul più bello.