25.8.10

Roma: 50 anni dalle Olimpiadi

A mezzo secolo da quel 25 agosto del 1960, la Capitale apre lo scrigno dei ricordi per le celebrazioni del cinquantenario dei Giochi Olimpici del 1960, quando la città di Roma ospitò i Giochi della XVII Olimpiade.
Quest’anno per l’occasione, dal 25 agosto all’11 settembre, – lo stesso periodo in cui nel 1960 si svolsero i Giochi – un ricco calendario di iniziative ricorderà quei momenti.


A dare il via alla celebrazione di quello storico evento, una Cerimonia dedicata ai 50 anni dei Giochi Olimpici di Roma, in programma oggi agosto alle ore 20, in Piazza del Campidoglio emblema della Città. Una manifestazione per ricordare il proprio passato e celebrare, con entusiasmo, tradizioni e avvenimenti che hanno fatto storia, alla presenza del Presidente del CONI Giovanni Petrucci, del Segretario Generale del CONI e del COE Raffaele Pagnozzi, di Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, di Alessandro Cochi, Delegato allo Sport del Sindaco di Roma, di Franco Carraro, Presidente del Comitato Celebrazioni Roma '60 e del membro del CIO, Mario Pescante, Vice Presidente del CIO, e Luca Pancalli, Presidente del Comitato Paralimpico.

La città ospiterà gli stessi azzurri olimpici del 1960 nel ricordo delle loro eccezionali competizioni.
Saranno tante le personalità e i campioni del mondo dello sport nazionali e internazionali presenti alla Cerimonia, tra i quali, in particolare, Nino Benvenuti e Donald Bragg, vincitori nel pugilato e nel salto con l’asta nel 1960 e Andras Bodnar, pallanuotista ungherese, oro alle Olimpiadi di Tokyo 1964 che, accompagnato da una numerosa delegazione, consegnerà una targa al Sindaco di Roma perché venga affissa al Villaggio Olimpico, sul muro della palazzina che ha ospitato la rappresentativa ungherese nel 1960.


Durante la cerimonia Giancarlo Peris, ultimo tedoforo ai Giochi dell’XVII Olimpiade di Roma, accompagnato da cinque bambini, accenderà simbolicamente il braciere olimpico.
A conclusione dell’iniziativa verrà proiettato il capolavoro cinematografico ‘La grande Olimpiade’ diretto dal regista Romolo Marcellini, il film ufficiale sulle Olimpiadi della XVII edizione - commissionato dal Comitato organizzativo dei Giochi del 1960 all’Istituto Luce - che nel 1961 si guadagnò una nomination agli Oscar.
Antonella Occhiolino

24.8.10

Volley Donne: le Azzurre in Cina

La nazionale italiana di Pallavolo femminile è in Cina, nello specifico a Ningbo. Lì dal 25 al 29 agosto si svolgerà la Final Six del World Grand Prix.

Le ultime due edizioni del WGP sono state vinte sempre dal Brasile a partire dal 2004 , tranne nel 2007, anno in cui il posto d'onore è spettato all'Olanda (2007).

Le azzurre tornano così sul campo dove nel 2007 ottennero la medaglia di bronzo.

Subito in salita le loro gare. Le nostre atlete, infatti, incontreranno immediatamente le padrone di casa (ore 13.30 in Italia). A seguire, giovedì 26 contro gli Stati Uniti, venerdì 27 contro il Giappone, sabato 28 affronteranno il Brasile e domenica 29 la Polonia.

Questo il calendario completo: (tra parentesi gli orari degli incontri in base al nostro fuso orario)

25 agosto: Usa-Polonia; Brasile-Giappone; Cina-Italia (ore 13.30).

26 agosto: Usa-Italia (ore 7); Polonia-Brasile; Cina-Giappone.

27 agosto: Giappone-Italia (ore 7); Brasile-Usa; Cina-Polonia.

28 agosto: Polonia-Giappone; Brasile-Italia (ore 9.30); Cina-Usa.

29 agosto: Giappone-Usa; Italia-Polonia (ore 9.30); Cina-Brasile.

In questo tipo di incontri, detti Final Six, ogni squadra affronta tutte le altre avversarie (round robin). Gli incontri assegnano 3 punti a chi vince 3-0 o 3-1; 2 punti a chi vince 3-2; 1 punto a chi perde 2-3; 0 punti a chi perde 1-3 o 0-3. I

l montepremi complessivo del World Grand Prix 2010 è di un 1milione e 400 mila dollari. I primi 855 mila dollari sono stati distribuiti in virtù dei piazzamenti nei nove gironi preliminari, il resto verrà distribuito nella fase finale. La squadra vincente riceverà 200 mila dollari; la seconda 100 mila; la terza 75 mila; la quarta 55 mila; la quinta 40 mila; la sesta 30 mila. Alla Mvp del World Grand Prix andranno quindicimila dollari. Ci sono altri sei premi da cinquemila riservati alla miglior realizzatrice; miglior attaccante; miglior muro; miglior servizio; miglior libero; miglior alzatore.

Non ci resta che fare il tifo per le nostre ragazze!

Antonella Occhiolino

21.6.10

Italia - nuova Zelanda: un pari che ci dà poco

E adesso si rischia. Nel «gironcino» l’Italia colleziona un altro pareggio (il secondo di fila per 1 a 1) e finisce in una buca dalla quale sarà dura tirarsi fuori. Troppo brutta per essere vera la squadra bloccata dalla Nuova Zelanda e ora (quasi) obbligata a vincere contro la Slovacchia per non dire addio al Mondiale.

IN CAMPO COL 4-4-2 - C’è una sola novità (per giunta annunciata) nell’undici proposto da Lippi rispetto alla gara d’esordio con il Paraguay: in porta, al posto del malandato Buffon, spazio a Marchetti. È l'idea tattica che è cambiata. Mollato il 4-2-3-1, si punta sul 4-4-2. Iaquinta fa compagnia a Gilardino. Marchisio lascia la trequarti (dove non ha mai brillato) per traslocare sulla fascia sinistra di centrocampo. Moduli diversi, stesso risultato: qualche sprazzo, tanta confusione e buchi in difesa.

AVVIO CHOC – La riprova si ha subito. Al 7’ punizione dalla sinistra dei neozelandesi, spizzata e punta del piede di Smeltz (per la verità in fuorigioco) che beffa Marchetti. Nell’occasione Cannavaro non fa proprio un figurone. Centrato l’insperato obiettivo, i neozelandesi si ritirano nel loro guscio imbastendo un gioco ridotto all’essenziale. Prima regola: buttarla nel mucchio a cercare i tre giraffoni Fallon, Smeltz, e Killen. Seconda regola: usare piedi, testa e anche mani se servono. L’alfiere del gioco duro è Fallon (nomen, omen) che in 45’ minuti rifila tre gomitate in faccia a Zambrotta, Chiellini e Cannavaro e rimedia solo un’ammonizione.

DIFFICOLTA' SULLE ALI - E l’Italia? Nel tentativo di scardinare il catenaccio «All Whites» , i lippiani si dannano l'anima pur con tutti i loro limiti. Producono una serie di angoli, un tiro sballato di Chiellini (17'), un fendente di Zambrotta (22’) e un bellissimo rasoterra di Montolivo (25’) che centra in pieno il palo. Il pareggio che arriva su rigore trasformato da Iaquinta al 28’, per leggera trattenuta di Smith su De Rossi, è un premio alla nostra volontà. A quel punto t’aspetti la goleada e invece continua il calvario. È sugli esterni che gli azzurri faticano a creare gioco, mettendo in sofferenza le punte (Gilardino in primis). Pepe ha perso lo smalto dell’esordio della prima partita. E Marchisio, che Lippi vuole incursore alla Perrotta, si sfianca ma non punge mai.

OTTAVI IN BILICO - Nella ripresa il ct ha provato così a suonare un altro spartito. Il piano B prevede l’entrata in scena di Di Natale al posto di un Gilardino sempre più in crisi d'identità (con la serata di Nelspruit è da 85 giorni che non segna) e di Camoranesi per Pepe. Nell’ultima mezz’ora viene gettato nella mischia anche Pazzini (subentrato a Marchisio) a formare un tridente d’attacco che finisce però solo con l'aumentare il caos generale. E a sette minuti dal termine c'è l’occasionissima capitata sui piedi del talentino kiwi Wood: diagonale che esce di un soffio. Fosse entrato, saremmo già sul volo che ci riporta a casa.

LE INTERVISTE

«Non siamo stati fortunati ma non abbiamo fatto grandi cose. e soprattutto siamo stati poco concreti. Anche oggi la prima volta che hanno buttato la palla in area ci hanno fatto gol, poi siamo riusciti a raddrizzare la situazione ma questa era una partita da vincere. Qualcosa di più andava fatto»: questo il commento del ct Marcello Lippi al termine del deludente pareggio per 1-1 tra Italia e Nuova Zelanda. Sull'attacco che continua ad apparire in difficoltà Lippi è esplicito: «Non è sempre una questione di reparto ma qualcosa di più bisogna fare. Noi sappiamo fare meglio, molto meglio di così. Tutti i 23 giocatori che sono qui. Non è una questione di volontà, che è stata ammirevole». I cambi in attacco? «Non bisogna colpevolizzare un reparto. Quando si vuole vincere una partita bisogna provare tutte le armi a disposizione, come faccio sempre». A chi obiettava che forse gli attaccanti a un certo punto fossero troppi e creassero intasamento, Lippi risponde che la posizione larga di Iaquinta non ha creato problemi di questo tipo. Ma le due brutte partite giocate dall'Italia non cambiano le convinzioni di Lippi sulle sue scelte: «A casa, in Italia, non ci sono fenomeni che ci avrebbero risolto le cose qui. E comunque certe domande è meglio farle alla fine. Perché poi magari bisogna rimangiarsele». Un po' di nervosismo, ma Lippi assicura che più che altro è dispiacere: «Dispiacere per non avere vinto una partita giocata sempre nella metà campo della Nuova Zelanda e con il massimo dell'impegno». Chiusura su un giocatore la cui assenza si fa sentire: «Pirlo? Può dare una mano, ma non ho la certezza che sia disponibile», ha aggiunto in risposta a una domanda sul possible recupero del centrocampista infortunato.

CANNAVARO PERMALOSO - Lippi nasconde il nervosismo meglio dei suoi calciatori. Il capitano dell'Italia Fabio Cannavaro appare visibilmente contrariato a una domanda (peraltro nemmeno cattiva) di Giampiero Galeazzi ai microfoni della Rai: «Sei uno degli sportivi più titolati del mondo ma sappiamo e tu lo sai meglio di me che le medaglie non vanno in campo: a tua discolpa cosa dici dei due gol presi dall'Italia, tu che sei un uomo onesto?». «Cosa devo dire? - graffia Cannavaro -. Sono cose che capitano. Dove ho più colpa? Ma siamo qua per fare un processo a me o cosa...? L'altra volta (contro il Paraguay, ndr) non era il mio uomo e si è detto che era il mio, questa volta mi sono trovato una palla addosso così. Sembra che mi si vuole processare - ha chiuso il capitano della nazionale italiana -. Fammi capire...».

ZAMBROTTA - «Abbiamo fatto comunque una buona gara» è l'analisi di Gianluca Zambrotta. «Abbiamo preso gol su una delle due occasioni che ha avuto la Nuova Zelanda, su palla inattiva come contro il Paraguay. Abbiamo creato tantissimo e ci è andata male. Dobbiamo solo sperare di fare 3 punti nella prossima partita per andare avanti» ha proseguito Zambrotta. «Non credo che abbiamo creato troppo poco. Il loro portiere è stato bravo, Montolivo ha preso un palo. Credo che la nostra partita non sia stata male sotto tutti i punti di vista. Dobbiamo guardare avanti: abbiamo ancora tutte le possibilità di passare il turno».

IAQUINTA - Sintetica l'analisi dell'autore del gol Vincenzo Iaquinta: «La Nuova Zelanda si è chiusa molto bene. Siamo andato molto vicini al gol con Montolivo. È stata un peccato questa partita». Non si discosta molto Alberto Gilardino: «Una giornata iniziata male con quel gol su calcio da fermo. Ora bisogna vincere per non andare a casa. Oggi eravamo entrati in campo con la determinazione giusta. Sapevamo che la Nuova Zelanda era inferiore a noi per qualità ma forte fisicamente. Non siamo riusciti a fare il nostro gioco. Qualcosa in più davanti abbiamo creato rispetto alla partita contro il Paraguay. Dopo il pareggio non siamo riusciti a pareggiare». Sulle sostituzioni, Gilardino osserva che «nel secondo tempo il ct aveva bisogno di giocatori più rapidi che potessero saltare l'uomo, ma non è servito a vincere. Io sto bene È normale che senza risultati soffriamo tutti, me compreso. Dobbiamo solo prepararci bene per la Slovacchia e provare a vincere questa partita».

GILARDINO - «Dobbiamo fare qualcosa di più altrimenti è giusto che andiamo a casa», è invece l'analisi di Alberto Gilardino, reduce - come tutti i compagni - da una doccia gelata non in senso metaforico: un guasto all'impianto idraulico dello stadio, infatti, ha fatto mancare l'acqua calda negli spogliatoi. «È una giornata non molto positiva, iniziata male con il loro gol. Poi siamo riusciti a riagganciare con Vincenzo (Iaquinta, ndr) su rigore, ma è diventata dura - spiega l'attaccante azzurro ai microfoni di Rai Sport -. Sapevamo di incontrare una squadra forte fisicamente, non abbiamo giocato come sappiamo e non siamo riusciti a vincere la partita». L'Italia ha creato di più rispetto alla gara con il Paraguay, «ma credo che ogni partita faccia storia a sè. E io - dice ancora Gilardino - gioco spesso spalle alle porte e questo mi penalizza. Devo cercare di dare più profondità, andare più verso la porta, ma dobbiamo essere più lucidi negli ultimi passaggi».

CRISCITO - «Da adesso in poi non possiamo più sbagliare» sottolinea l'esterno azzurro Domenico Criscito. «Ci è mancata lucidità - spiega il difensore del Genoa nel corso di un'intervista a Sky -. Gli attaccanti ci sono e hanno grosse qualità, basta solo che si sblocchino. Peccato perchè questa era una partita da vincere a tutti i costi, adesso dobbiamo vincere con la Slovacchia». Poi Criscito analizza così le difficoltà trovate dall'Italia in fase offensiva: «Abbiamo giocato troppe palle alte, forse tenendo la palla bassa avremmo potuto metterli più in difficoltà».

MONTOLIVO - «Dopo aver subito gol alla prima disattenzione abbiamo fatto di tutto per raddrizzare il risultato e vincere ma non ci siamo riusciti. Non credo sia un problema di attaccanti, bisogna cercare con più insistenza gli inserimenti e il tiro» è invece il parere di Riccardo Montolivo. «Contro la Slovacchia dovremo vincere e cercare di non prendere gol», ha concluso il centrocampista della Fiorentina.

DE ROSSI - «Quello che è sicuro è che bisogna migliorare subito, altrimenti non si va avanti» sintetizza De Rossi. «È sicuro che bisogna migliorare subito, altrimenti non si va avanti. Gli scenari non sono bellissimi, ma sappiamo che dobbiamo vincere e basta. Adesso è inutile fare calcoli, - prosegue il centrocampista azzurro - se arriviamo secondi andiamo a giocare contro l'Olanda che è una grande squadra come noi. Ma intanto bisogna passare. Serve migliorare tutti insieme, anche analizzare bene una gara come quella di oggi, ci manca sempre qualcosina, ci manca qualità nell'ultima zona di campo ma non per colpa degli attaccanti ma di tutti. Tutta la gara abbiamo giocato nella metà campo loro, serve un'analisi, sicuramente potremmo fare molto meglio».

PEPE - «Nessun disastro». Simone Pepe prova così a ribattere le critiche. «L'Italia va in campo per vincere le partite e ci proveremo anche giovedì con la Slovacchia - dice a Sky Sport il nuovo laterale della Juventus -. La mia sostituzione? Ne parleremo con il mister e con la squadra, queste cose devono rimanere nello spogliatoio, è una cosa di campo. Io mi sentivo bene e ho cercato di fare la mia parte, ma se il mister ha deciso di mettere giocatori con caratteristiche diverse va bene, quel che conta è il bene della Nazionale, non quello di Pepe o di altri giocatori».

(tratto da "corriere.it")

15.6.10

ITALIA - PARAGUAY

Per il debutto Lippi conferma il 4-2-3-1 e punta tutto su Alberto Gilardino centravanti sostenuto da Vincenzo Iaquinta a sinistra, Simone Pepe a destra e Marchisio sulla trequarti. Il quartetto avanzato nei primi 45 minuti gioca una partita disastrosa: Gilardino è costretto a giocare pochi palloni, tutti scomodi, mentre Iaquinta e Pepe sugli esterni riescono a trovare un’utlilità vera soltanto quando si muovono senza palla per favorire gli inserimenti dei compagni. La nota più stonata è però Marchisio, che non entra mai in partita e per lunghi tratti vaga alla ricerca della posizione. A rendere le cose più difficili ci si mette anche il resto della squadra, visto che passati i primi 10 minuti, vissuti sulle ali dell’entusiasmo, gli azzurri di Lippi incappano in un possesso palla sterile e in qualche lancio di troppo.

A centrocampo De Rossi e Riccardo Montolivo mostrano una buona condizione non hanno mai la possibilità di costruire, così la partita presto si incanala su un binario pericoloso: il Paraguay suda freddo su un contropiede solitario di Montolivo, poi si affaccia un paio di volte dalle parti di Buffon e dietro inizia a prendere le misure nel migliore dei modi al prevedibile gioco italiano. Al 39’ il gelo: su una punizione da sinistra Alcaraz arriva come un missile tra Fabio Cannavaro e De Rossi e di testa batte Gigi Buffon. L’Italia torna negli spogliatoi con il Mondiale improvvisamente in salita e quando ne esce dal tunnel lo fa presentandosi senza Buffon, costretto a lasciare il posto a Federico Marchetti per un probabile risentimento muscolare.

“Partite come queste vanno vinte2. È il primo commento di Marcello Lippi appena terminata la patita Italia-Paraguay ai microfoni di Rai 1. “Il rammarico più grande è proprio per il risultato, meritavano di fare bottino pieno”, ha proseguito il ct azzurro. “I paraguayani l'unica volta che si sono avvicinati alla nostra porta hanno fatto gol. Loro si sono limitati a controllare e non hanno fatto niente, noi abbiamo fatto la partita. C'è stata una bella reazione, ma dobbiamo fare di più sotto porta e sottorete”.

BUFFON - Lo stesso Gigi Buffon a fine partita rassicura sulle sue condizioni: “Si tratta di un risentimento al nervo sciatico, spero di recuperare in due giorni. Temevo di essermi strappato”. Il portiere non ha però mancato di esprimere il proprio disappunto sul gol subito: “Per loro è stato tutto troppo agevole, tuttavia mi è piaciuta molto la grinta e la cattiveria che ci ha permesso di pareggiare: era la prima partita. Per me importante era non perdere”. Quando è uscito, ha incoraggiato e rassicurato Federico Marchetti. Il portiere del Cagliari ha ammesso: “Esordire così è più facile, l'emozione è stata grandissima, ma quando poi cominci a giocare pensi solo alla partita”.

DE ROSSI - “È stato mio gol più importante in Nazionale”, ha detto il centrocampista della Roma. “Siamo stati ingenui sul primo gol - si riferiva a lui e Cannavaro, ndr - ma poi ci siamo ripresi: siamo stati bravi e fortunati. È dura se vai sotto, ma il girone è ancora piedi anche se avessimo perso». Continua De Rossi: «Non ho mai avuto dubbi sul fatto di essere in grado di giocare oggi. Il campo era pesantissimo, pioveva davvero molto”. Poi a una domanda se considera la partita dell'Italia un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: “È mezzo pieno”, ha concluso l'azzurro.

CANNAVARO - Il capitano azzurro Fabio Cannavaro analizza gli errori: “Una disattenzione su un calcio piazzato ci stava costando caro. Abbiamo parlato di questo con il gruppo e ci siamo detti di dover stare più attenti perché in un mondiale devi sbagliare meno possibile. C'è stata la reazione, abbiamo corso e lottato, siamo soddisfatti. Oggi c'è stato un pareggio, ma al di là del punteggio la prestazione è buona. I giocatori che sono qui sono i migliori che abbiamo nel campionato”.

IL CT DEL PARAGUAY - Soddisfatto per il risultato il tecnico dei sudamericani, Gerardo Martino. “Siamo stati al di sotto di quello che ci si aspettava? Bisogna tener conto dell'importanza dell'avversario. Siamo stati ordinati e nel secondo tempo ci siamo difesi molto, poi si è fatto male Santana e non avevamo più cambi. Penso sia un risultato buono”, ha sottolineato il ct paraguayano. “Era la prima partita, c'erano tante aspettative, molta ansia e un po' di nervosismo: è un risultato che deve essere di stimolo e che ci deve far pensare a cosa fare per migliorare”.

Antonella Occhiolino

14.6.10

Teniamocela

Stasera al debutto i Campioni del Mondo. Errore più grave? Quello di non crederci. In bocca al lupo ragazzi.
Campione del mondo. Nella notte di Madrid Nando Martellini lo scandì con la voce rotta dall'emozione per tre volte di seguito. Il miracolo si ripete 24 anni dopo sotto il cielo di Berlino in una serata di calcio sudato, in cui gli azzurri soffrono, ma alla fine di 120 minuti terribili e dei rigori esorcizzano il fantasma della Francia. Campioni, padroni del mondo. Marcello Lippi come Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot. E' la sublimazione del calcio. Un pagina scritta da un romanziere folle che all'ultimo capitolo inventa il finale più drammatico dopo una partita sofferta e sempre in bilico. I bucanieri di Domenech ammainano la loro bandiera e si arrendono definitivamente. Marcello Lippi e Raymond Domenech confermano di essere due inguaribili sentimentali. Non cambiano nulla rispetto a Germania e Portogallo. Due scuole di pensiero a confronto, entrambe all'insegna dell'organizzazione. Ma Italia-Francia è anche dèja-vu, una sfida perennemente appesa alla fatalità, non a caso risolta dal dischetto del rigore. Quando Henry va a sbattere con la testa contro Cannavaro Domenech fa scaldare subito Trezeguet e Wiltord, due incubi notturni dell'Italia. I due avvoltoi della finale di Rotterdam. Ma il fuoriclasse dell'Arsenal non rinuncia alla sua finale. Si è sempre detto che la Francia è squadra tosta; un gruppo irriducibile che gratta gratta risolve i suoi problemi. Con il Portogallo ci è riuscita grazie a un rigore di Zidane. Perché non riprovare? Quando Malouda viene contrastato in area da Materazzi e Elizondo indica il dischetto, i Bleus alzano la cresta e annusano già l'aria dei Campi Elisi. Zizou dal dischetto va a sbattere sulla traversa, ma la palla ricade in rete.
L'effetto sugli azzurri è devastante. Per una decina di minuti la Nazionale arranca, intrappolata in una paura giustificata. Ma, nonostante il preoccupante vuoto sulla fascia di Perrotta e la precarietà di Totti, piano piano gli azzurri ricuciono lo strappo e cominciano a giocare come sanno. Lippi lo ha sempre detto: questi sono ragazzi con un carattere straordinario. E il gol di Materazzi ne è la sintesi. Sull'angolo di Pirlo, il difensore salta almeno una decina di centimetri in più di Vieira e impallina Barthez: dall'inferno al paradiso. E' il gol che dà la carica. Gattuso è l'icona: l'uomo che va su tutte le palle, che morde le caviglie senza mai ferire. La Francia si fa sorprendere del gioco alto della Nazionale riducendo la sua portata di azione in attacco e favorendo il possesso di palla. Chiusi i varchi a Ribery e Henry, anche per Zidane tutto si complica: il capitano è grande, ma autogestirsi nel pressing azzurro è praticamente un'impresa. Un Italia migliore, senza ogni dubbio, e la traversa di Toni al 36' è il miglior biglietto da visita. I due guizzi di Henry all'inizio della ripresa ribadiscono però che la Francia ha sette vite. I Blues appaiono completamente trasformati. Divorano metri come saette. Giocano di prima, sfruttando la velocità di Ribery e Malouda e un evidente calo degli azzurri. Un'aggressione con tutte le regole che costringe i nostri centrocampisti ad arretrare per dare una mano a una difesa in affanno. Il primo cambio è di Domenech: fuori Vieira, infortunato, per Diarra. Lippi risponde con una doppia mossa coraggiosa e realista: De Rossi e Iaquinta per gli stanchissimi Totti e Perrotta. Un 4-3-3 con gli esterni in attacco (l'udinese e Camoranesi) molto larghi e Pirlo più avanzato. Ma è sempre la Francia a impressionare di più. Dopo il gol annullato al marmoreo Toni per fuorigioco, Buffon dice di no a Henry. Niente di trascendentale, ma con gli azzurri chiaramente provati l'effetto è più evidente. E' durissima. Anche l'intraprendenza dei transalpini si esaurisce. Finita la benzina ora serve il cuore. Lippi gioca quindi l'ultima carta: Del Piero per Camoranesi. La Francia tenta l'ultimo assalto, l'Italia si difende e i supplementari diventano inevitabili. Alla Francia il cuore batte di più. Costringe l'Italia a subire il suo gioco monotono, fino a sfiorare il gol con Ribery, che lascia per Trezeguet. I Bleus con due punte non possono che spaventare di più. C'è da morire. Buffon inventa la parata della vita sul colpo di testa di Zidane, ma è impensabile che sia il numero 1 azzurro a salvare da solo la patria. Esce Henry, acciaccato, ed entra Wiltord. L'orizzonte si fa buio, ma ci pensa Zidane, proprio lui, a rovinarsi immagine e Mondiale con un'indecente testata sul petto di Materazzi. Elizondo, dopo le giuste proteste degli azzurri, non può che espellere il francese. L'Italia non sfrutta l'uomo in più; gli uomini più freschi come Del Piero e De Rossi non incidono. Si va ai rigori. Ma la maledizione è finita. (Fonte articolo, Gazzetta dello sport, clicca qui)

Terza giornata dei Mondiali

Slovenia - Algeria 1 - 0

Si scrive Gruppo C, si legge “regno delle comiche”. Dopo il pareggio di sabato sera tra Inghilterra e Stati Uniti, con errore decisivo del portiere Green, tocca a un altro portiere lasciare il segno in negativo. Chaouchi, questo il nome dell'estremo difensore nordafricano, è infatti andato completamente a vuoto su una conclusione angolata ma parabilissima del capitano sloveno Koren. Un gol molto importante per la storia della nazionale slovena, dato che è stata la loro prima vittoria in un torneo mondiale, ma anche per la classifica del Gruppo C. Gli uomini del coach sloveno Kek vanno a tre punti, salendo in testa al Gruppo C. L’Algeria è già quasi eliminata.

A sancire un esordio da dimenticare per le "Volpi del deserto", questo il nome dei nazionali algerini, anche l'espulsione dell'attaccante del Siena Ghezzal, che, entrato a partita in corso, è stato capace di farsi espellere per doppia ammonizione in meno di un quarto d'ora.

Ghana-Serbia 1- 0

Arriva la prima vittoria africana al Mondiale del Sudafrica. A Pretoria il Ghana batte a sorpresa la Serbia e fa felice un intero continente. La vittoria della squadra africana è meritata, nonostante il gol sia arrivato su un calcio di rigore concesso per un incredibile fallo di mano dell'ex giocatore della Fiorentina Kuzmanovic. La Serbia di capitan Stankovic, di Ivic, ma soprattutto dell'uomo mercato del momento Krasic, è sembrata lenta e macchinosa, con grosse difficoltà nell'impostazione della manovra e con più di un uomo fuori forma. Il Ghana conferma di essere la meno africana delle africane, con un calcio basato sulla prestanza fisica dei suoi giocatori, ma tatticamente ben organizzato dall'allenatore serbo Milovan Rajevac, uscito vincitore nello sconto tra tecnici con il connazionale Antjc. La Serbia rimane in dieci alla mezz'ora della ripresa per l'espulsione di Lukovic, fino a quel momento il migliore tra i suoi, ma paradossalmente costruisce le azioni migliori dell'incontro, in particolare quella in cui Krasic, autore di una partita da dimenticare, impegna severamente il portiere ghanese Kingson. Scampato il pericolo le stelle nere d'Africa potrebbero anche accontentarsi del pareggio, ma Kuzmanovic tocca in area con la mano un cross destinato al fallo laterale e Asamoah Gyan ringrazia trasformando dagli undici metri. Nel finale è lo stesso Gyan a sfiorare il raddoppio, con un tiro che supera il portiere serbo ma termina la sua corsa sul palo.

Germania - Australia 4 - 0

Poker! La Germania ha studiato. Sistemare l’Australia è stato come indicarla sul mappamondo: un giro, e via.

I tedeschi portano a casa un successo che, al netto dell’enfasi, aiuta a entrare nel Mondiale con la volontà, manifesta, di restarci il più possibile. Facilità e piacere di giocare di squadra, senza effetti speciali: ecco il messaggio, forte e chiaro, trasmesso alla concorrenza. Quattro reti, quattro marcatori: la Germania multietnica ha buona mira e piedi generosi

La Germania dopo le non esaltanti partite delle altre pretendenti al titolo finora scese in campo (Francia, Inghilterra e Argentina) ci tiene a far sapere che prima di alzare la coppa l'11 luglio si dovranno fare i conti con lei.

antonella Occhiolino