Non c'è alcun filo di lana. La pur meritevole Madrid non regge la passione ma soprattutto la voglia olimpica di un intero continente. Il movimento olimpico vola verso l'America Latina.
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Lula e Pelè trionfano con Rio per l’Olimpiade del 2016, mentre l’Obamanoia ha travolto come un’ondata in piena, un vero tsunami sul lago su cui s’affaccia Chicago, e ha inghiottito subito tutte le sue illusioni. Non era prevedibile l’uscita di scena al primo turno, anche se con Rio era la candidatura più fragile in teoria al primo ballottaggio, perché pescavano nello stesso lago di voti. Obama non ha ricevuto uno schiaffo, ma una cannonata. Una bocciatura senza appello, terribile. La sua presentazione era stata un poco sofferta, dopo la notte insonne. Il giallo oro del vestito di Michelle non ha abbagliato, anche se all’uscita dei coniugi tutti li hanno salutati con calore. Quanti di loro, quelli della prima fila, sapevano che Chicago era già un caro estinto sulla strada dei sogni olimpici? Tutti i membri seduti sul primo banco hanno stretto calorosamente le loro mani e qualcuno ha anche baciato la First Lady. Erano almeno 20, più dei voti ottenuti al primo turno dalla proposta statunitense. Poi altri si sono trattenuti con Barack per una ventina di minuti all’uscita dalla sala. Avevano tutti la lingua biforcuta? No, forse alcuni di loro hanno fatto come il torero che corteggia il toro, prima di infilzarlo senza pietà. Poi la signora Obama è partita subito con il marito e questo potrebbe avere creato ancora qualche altro malumore. Molti erano già incazzati neri, passateci il termine, perché ieri per il passaggio scortato della First Lady erano stati costretti ad aspettare 40 minuti, bloccati come cittadini comuni. Poi l’arrivo di Barack la mattina, li aveva costretti ad una levataccia, alle 5.30- 6.00 per la colazione e poi il trasferimento al Bella Center alle 7 del mattino. Inoltre si era presentata anche l’abbondante Oparah a fare arricciare i nervi alle signore e ai membri di un certo peso, che non sopportano l’invadenza degli ospiti nel loro mondo. I vincitori sono due: Rio e Juan Antonio Samaranch, che ha pilotato Madrid nella finale. Aveva chiesto pubblicamente un regalo per la fine della carriera e l’ha ottenuto. Madrid è uscita a testa alta. Lula, il ruvido, ha battuto il soffice Obama 5 a 0. Il risultato non fa una grinza, se analizziamo con calma le cose. Rio un anno fa era allo sbando, poi ha ingaggiato anche l’ex responsabile del marketing dei Cio Michael Payne, che ha anche un piede nella Formula 1, e Mike Lee, un esperto in pubbliche relazioni, ricostruendo così la squadra. C’è stata più disciplina e hanno costruito grazie ad alcuni dirigenti davvero abili di ricucire ogni smagliatura. Adesso avranno il problema di convivere con i Mondiali di calcio del 2014, ma quando si hanno i Giochi poi si trova una soluzione. Lula può andare fiero della sua squadra e il suo intervento è stato fondamentale. Il Brasile adesso è diventato il Paese dello sport totale. L’Asia, per un poco, starà a bagnomaria con grandi manifestazioni di livello argento, non oro. Questi i risultati delle tre votazioni di giornata. Primo turno: Madrid 28, Rio 26, Tokyo 20, Chicago 18. Secondo turno: Rio 46, Madrid 29, Tokyo 22. Voto finale: Rio 66, Madrid 32. (Fonte: Gazzetta dello Sport)
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