Cade anche l'ultima roccaforte. Cede di schianto, senza nessuno che provi ad abbozzare un tentativo di resistenza. L'Italia del fondo, assediata dalle nuove potenze delle nevi, abbandona mestamente quel podio che le apparteneva dal 1992 (Olimpiadi di Albertville) e batte in ritirata. L'amarezza è tutta nelle espressioni di Checchi, Di Centa, Piller Cottrer e Zorzi: i nostri atleti chiudono al quarto posto la 4x10 sulla pista del Parco Olimpico di Whistler senza mai essere apparsi in grado di difendere il titolo conquistato a Torino. L'oro, come previsto, va alla Svezia: lo squadrone formato da Richardsson, Olsson, Soedergren e Hellner trionfa agilmente davanti a Norvegia (argento a 15"9) e Repubblica ceca (bronzo a 16"5). Il quartetto azzurro "regala" invece l'ennesimo flop a una spedizione, quella azzurra, che si avvia a diventare una delle più deludenti della storia olimpica. Tanto da far sbottare anche Gianni Petrucci: «Sono avvilito» aveva detto il numero uno del Coni dopo l'ennesima giornata amara dello sci alpino (Blardone solo undicesimo nel gigante) e gli errori di Carolina Kostner nel pattinaggio di figura (l'azzurra è settima dopo il corto). Come se non bastasse, il giorno dopo è arrivata la nuova batosta del fondo.
DELUSIONE - In realtà, nessuno riponeva particolari speranze sulle possibilità della staffetta azzurra: la medaglia sarebbe stata già un mezzo miracolo. Quello che colpisce sono le proporzioni della disfatta: oltre due minuti di distacco dagli svedesi, e qualcosa di meno da norvegesi e cechi. L'unico in grado di tenere il ritmo dei migliori è Piller Cottrer: ma quando arriva il suo turno, il nostro fondista di punta ha già sul groppone 1'07" da recuperare (Checchi, primo frazionista, ha pagato 26" di ritardo e Di Centa ne ha persi poi altri 37). Quando Zorzi taglia il traguardo, ultimo dei nostri staffettisti, mentre gli svedesi già festeggiano da un pezzo, scuote il capo e scalcia la neve. Nemmeno l'onore delle armi. (Antonucci - corriere.it)
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L'identità e la forza di una piazza tipicamente italiana. Riproduzione mediatica di una passione che cominciò a vivere e a liberarsi grazie al battito dello sciamano Chechi, guru metropolitano in una notte olimpica. Immateriale, "fittizia", contrariamente a quella di ogni nostro paese, ma che trascenda la rete e dia voce ai ricordi. Un blog didascalico ove ripercorrere attimo per attimo le istantanee dei nostri Giochi. Idea di nicchia, un tributo ad una città, alla sua gente e a tutti gli sportivi. Poi noi, i volontari. I ricordi del post olimpiade sono lieti e vivi come la trepidante attesa per la chiamata. Non si cancellano, rimangono scolpiti nelle menti e offrono un significato intenso, comprensibile ai più ma sconosciuto a molti. La Passione vive ancora qui! "Abita" nelle nostre immagini, in quelle di altri ex volontari e di semplici appassionati. La Torino Olimpica come non l'avete mai vista, per chi c'era e (soprattutto) per chi non c'era. Una galleria fotografica, umana e sportiva dove condividere istantanee di vita, venue e gare. Lo spirito olimpico non finisce con lo spegnimento del braciere, un'Olimpiade non può scorrere come acqua sul vetro nella memoria sportiva di un paese. Fermarsi lì, a quei sedici giorni, potrebbe essere l'errore più grande. Da qui l'idea... tenere in vita quello spirito e liberarlo altrove, per la rete. Qui, in noi, la passione di chi quei giochi li ha costruiti e vissuti. Di chi non vuole togliersi dalla testa quei ricordi, quelle musiche e quell'atmosfera unica. Riviverli con nostalgia nel quotidiano come una propria pausa olimpica. Amori nati all'ombra della Mole, amicizie, rapporti umani che travalicano ogni generazione ed ogni bandiera o religione. Si accende nuovamente il sorriso, sentire ancora quell'incedere... passione, cuore, delirio di emozioni. Torino 2006: 41.500 richieste, 26.000 volontari, 46 anni di attesa, 80 nazioni, 3149 atleti, 1122 donne, 2027 uomini, 509 medaglie, una città, un paese, il mondo, 1 blog. Passion Still Lives Here.
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