_Un team sportivo è un piccolo esercito. Con segreti, tecniche, strategie da proteggere. E dunque non è difficile immaginare che i rivali possano cercare di impadronirsi di informazioni vitali. Con uno spionaggio aggressivo e, a volte, pasticcione. Con azioni che mettono insieme metodi sofisticati e James Bond fai-da-te. È la storia recente a raccontarlo. Con il clamoroso attacco spionistico contro la Ferrari, seguito adesso dalla maldestra incursione che quelli di Oracle avrebbero organizzato ai danni di Alinghi. Una guerra di ombre nell’affascinante mondo della vela, dove le innovazioni in uno scafo possono determinare una vittoria prestigiosa. Carpirne anche solo una può aiutare a studiare la contromossa. Ciò che colpisce, però, è la sproporzione. Da un lato c’è l’uomo al quale Oracle ha affidato la «missione impossibile»: un dipendente e non uno 007 con in tasca chissà quali diavolerie elettroniche. Dall’altro una barca che racchiude il meglio dell’high-tech e dell’inventiva. Evidentemente avevano fretta di scoprire qualcosa e si sono dovuti arrangiare. Altri saranno stati più furbi e scaltri, non lasciando tracce delle intrusioni. Ma, dettagli a parte, il caso è una conferma di quanto avviene nello spionaggio tradizionale. Il campo di battaglia dove si muovono gli agenti segreti — privati o di Stato — è quello sterminato della tecnologia. E quando questa entra nello sport si trasforma automaticamente in un bersaglio appetibile. Un’attività non ortodossa su cui investire perché tutto ciò che può dare un vantaggio ad una squadra diventa oggetto di interesse. Un tipo di allenamento, i miracoli di un laboratorio che rimette in piedi i giocatori, il motore, l’aerodinamica, la velatura, il telaio fanno la differenza. Conta l’atleta, ma conta anche come si prepara o il mezzo che usa nella competizione. E non potendo clonare il campione, gli avversari si accontentano di spiarlo. (Fonte: Corriere della Sera)
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The idea
L'identità e la forza di una piazza tipicamente italiana. Riproduzione mediatica di una passione che cominciò a vivere e a liberarsi grazie al battito dello sciamano Chechi, guru metropolitano in una notte olimpica. Immateriale, "fittizia", contrariamente a quella di ogni nostro paese, ma che trascenda la rete e dia voce ai ricordi. Un blog didascalico ove ripercorrere attimo per attimo le istantanee dei nostri Giochi. Idea di nicchia, un tributo ad una città, alla sua gente e a tutti gli sportivi. Poi noi, i volontari. I ricordi del post olimpiade sono lieti e vivi come la trepidante attesa per la chiamata. Non si cancellano, rimangono scolpiti nelle menti e offrono un significato intenso, comprensibile ai più ma sconosciuto a molti. La Passione vive ancora qui! "Abita" nelle nostre immagini, in quelle di altri ex volontari e di semplici appassionati. La Torino Olimpica come non l'avete mai vista, per chi c'era e (soprattutto) per chi non c'era. Una galleria fotografica, umana e sportiva dove condividere istantanee di vita, venue e gare. Lo spirito olimpico non finisce con lo spegnimento del braciere, un'Olimpiade non può scorrere come acqua sul vetro nella memoria sportiva di un paese. Fermarsi lì, a quei sedici giorni, potrebbe essere l'errore più grande. Da qui l'idea... tenere in vita quello spirito e liberarlo altrove, per la rete. Qui, in noi, la passione di chi quei giochi li ha costruiti e vissuti. Di chi non vuole togliersi dalla testa quei ricordi, quelle musiche e quell'atmosfera unica. Riviverli con nostalgia nel quotidiano come una propria pausa olimpica. Amori nati all'ombra della Mole, amicizie, rapporti umani che travalicano ogni generazione ed ogni bandiera o religione. Si accende nuovamente il sorriso, sentire ancora quell'incedere... passione, cuore, delirio di emozioni. Torino 2006: 41.500 richieste, 26.000 volontari, 46 anni di attesa, 80 nazioni, 3149 atleti, 1122 donne, 2027 uomini, 509 medaglie, una città, un paese, il mondo, 1 blog. Passion Still Lives Here.
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