Il giorno della grande festa e della definitiva consacrazione di Federica Pellegrini è stato anche il giorno della caduta di Filippo Magnini, eliminato in semifinale nei 100 stile libero, dopo due ori in altrettanti Mondiali. Alla vigilia, era difficile chiedere al pesarese il miracolo di una medaglia, figurarsi poi quello di una terza vittoria consecutiva che l'avrebbe proiettato direttamente nella leggenda, con un'impresa che non era riuscita nemmeno al suo mito Popov. Nel nuoto contano i numeri: inutile illudersi che un atleta con un personale di 48''11 potesse competere con quei mostri che, infilati nelle loro armature, viaggiano ormai stabilmente su tempi vicini ai 47'' netti. La finale era però il traguardo minimo, e alla fine la delusione per non averla raggiunta, nonostante una gara discreta con il nuovo primato italiano fissato a 48''04, era di quelle che ti tagliano le gambe, oltre alle parole. Anche se Filippo, dopo essere rimasto a lungo in acqua, a fissare il tabellone dei tempi, e dopo aver salutato a testa bassa il pubblico che gli tributava comunque una meritata ovazione, ha voluto minimizzare: "Non è una delusione. Ovvio che dispiace non aver centrato la finale ma ho dato il massimo, ho fatto il mio personale. Un peccato perché tolti i primi due (Bernard e Nystrand, ndr) gli altri si sono attestati tutti sul 47 alto, tempo che posso fare anch'io". Filippo ha anche illuso, perché dopo un buon passaggio ai 50 nella prima metà della vasca di ritorno ha per un attimo messo la punta delle dita davanti a tutti: "Purtroppo sono morto negli ultimi dieci metri. Quando sei in corsia uno e respiri a sinistra nella vasca di ritorno, vedi il muro, così è difficile avere punti di riferimento". Dal Foro Italico all'Isola il passo è breve, e la domanda non tarda ad arrivare. Magnini però non si scompone: "Sì, il fatto di aver ripreso gli allenamenti solo a gennaio, dopo l'esperienza all'Isola dei Famosi, forse non ha aiutato. Ma non rimpiango nulla, dopo Pechino volevo proprio staccare". Più stizzita la reazione quando il discorso cade sui costumi. La Fina proprio in questi giorni ha definitivamente dato ragione a Magnini, e agli altri atleti che da tempo chiedevano un ritorno al passato, ma non è questo il momento di parlarne. "Dei costumi, in questo momento, non me ne frega un c..." Come dire, nessuna scusa, non voglio aggrapparmi a un costume per giustificare la sconfitta. Posizione che gli fa onore, perché è fuor di dubbio che Filippo sia l'emblema dell'atleta che, dalla nuova generazione di costumi, ha tratto solo svantaggi: un nuotatore tecnico ed elegante, che faceva dell'agilità e della sua naturale galleggiabilità le sue armi migliori, che improvvisamente si è trovato ad affrontare bestioni tutti muscoli. Gente che, con un costumino tradizionale, andrebbe a fondo, e che invece rimane a galla grazie al poliuretano, riuscendo a sprigionare una potenza un tempo sconosicuta a questo sport. Ora si torna al passato, difficile che Magnini possa approfittarne per coltivare ulteriori sogni di gloria: ai prossimi Mondiali di Shangai avrà 29 anni, a Londra 2012 avrà superato i 30. Filippo però non è uno che si arrende facile, e dalla sua ha la serenità di chi sa di aver già scritto le sue pagine di storia. Per questo, una volta di più, non possiamo che dirgli "Grazie, campione". (eurosport.it)
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L'identità e la forza di una piazza tipicamente italiana. Riproduzione mediatica di una passione che cominciò a vivere e a liberarsi grazie al battito dello sciamano Chechi, guru metropolitano in una notte olimpica. Immateriale, "fittizia", contrariamente a quella di ogni nostro paese, ma che trascenda la rete e dia voce ai ricordi. Un blog didascalico ove ripercorrere attimo per attimo le istantanee dei nostri Giochi. Idea di nicchia, un tributo ad una città, alla sua gente e a tutti gli sportivi. Poi noi, i volontari. I ricordi del post olimpiade sono lieti e vivi come la trepidante attesa per la chiamata. Non si cancellano, rimangono scolpiti nelle menti e offrono un significato intenso, comprensibile ai più ma sconosciuto a molti. La Passione vive ancora qui! "Abita" nelle nostre immagini, in quelle di altri ex volontari e di semplici appassionati. La Torino Olimpica come non l'avete mai vista, per chi c'era e (soprattutto) per chi non c'era. Una galleria fotografica, umana e sportiva dove condividere istantanee di vita, venue e gare. Lo spirito olimpico non finisce con lo spegnimento del braciere, un'Olimpiade non può scorrere come acqua sul vetro nella memoria sportiva di un paese. Fermarsi lì, a quei sedici giorni, potrebbe essere l'errore più grande. Da qui l'idea... tenere in vita quello spirito e liberarlo altrove, per la rete. Qui, in noi, la passione di chi quei giochi li ha costruiti e vissuti. Di chi non vuole togliersi dalla testa quei ricordi, quelle musiche e quell'atmosfera unica. Riviverli con nostalgia nel quotidiano come una propria pausa olimpica. Amori nati all'ombra della Mole, amicizie, rapporti umani che travalicano ogni generazione ed ogni bandiera o religione. Si accende nuovamente il sorriso, sentire ancora quell'incedere... passione, cuore, delirio di emozioni. Torino 2006: 41.500 richieste, 26.000 volontari, 46 anni di attesa, 80 nazioni, 3149 atleti, 1122 donne, 2027 uomini, 509 medaglie, una città, un paese, il mondo, 1 blog. Passion Still Lives Here.
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