31.8.08

Rossi blinda il mondiale

Passion_Still_Lives_Here_Article Gazzetta dello Sport
"A un certo punto ho anche pensato ad Agostini. Oggi l'ho visto prima della gara, l'ho visto sorridente, ho avuto il uso appoggio e ho vinto...". Valentino Rossi scherza così sulla simbolica vittoria di Misano. Oggi il pesarese ha vinto il GP di San Marino e ha raggiunto Giacomo Agostini a quota 68 successi nella classe regina del Motomondiale. Soprattutto ha praticamente chiuso il discorso per il Mondiale. La seconda caduta di fila di Casey Stoner gli ha praticamente spianato la strada: "Ero partito bene, ma purtroppo Pedrosa mi aveva superato e avevo perso tempo, Stoner è andato forte ma non mi andava via, io tenevo un buon passo, poi l'ho visto scivolare, e così sono sei vittorie".
Valentino si gode il gran lavoro fatto quest'anno: "Abbiamo 75 punti di vantaggio, vuol dire che finora siamo stati veramente forti, non abbiamo mai mollato, e soprattutto abbiamo tenuto sempre la testa alta anche nelle difficoltà - sottolinea Rossi - quest'anno mi sono detto che per battere Stoner ci voleva il miglior Valentino, ho provato a tirarlo fuori, con varie scelte, ma non sei mai sicuro di trovarlo, penso di averlo trovato e sono contento". Il pilota della Yamaha parla anche della caduta del rivale: "Stoner stava spingendo, io stavo andando più o meno come lui e voleva darmi un altro 'tirone', ma se noi siamo a posto non siamo tanto più lenti di lui. Magari Stoner ha provato a spingere un po' di più ed è caduto. Anch'io ho avuto in quella curva delle avvisaglie, l'asfalto era un po' scivoloso".
A vedere Valentino è venuto oggi nientemeno che Diego Armando Maradona. L'ex fuoriclasse argentino del Napoli non ha usato mezze misure: "Oggi sono venuto a vedere un mito vivente, che è Valentino. In Argentina mi devo alzare troppo presto per poterlo seguire, sono stato alle Olimpiadi dove ho visto Ginobili, Messi e Bryant. Mi mancava di vedere dal vivo Rossi. Non sono stato proprio uno sportivo - ha poi ammesso - quando è caduto Stoner.... Gli chiedo scusa, ma è stato più forte di me. Sono venuto qui per veder vincere Rossi e ce l'ho fatta. È sempre di più nella storia, sono contentissimo". A Misano c'era anche Marco Materazzi. Il difensore dell'Inter è un grande amico di Rossi, oltre che suo tifoso. "Tifo per Valentino e per la Yamaha - ha detto il difensore, reduce dal pareggio con la Sampdoria - la difesa dell'Inter ha ballato? A Genova può capitare di subire".

30.8.08

Moto GP: Stoner in pole

Passion_Still_Lives_Here_Article Gazzetta dello Sport
Un altro super Stoner come a Brno. Là vinse Rossi perché Casey cadde dopo pochi giri. Stavolta a Misano l'australiano non vuole più sbagliare. Ci sono da recuperare 50 punti al pesarese, impresa forse impossibile. Però anche domani la Ducati sembra in grande spolvero e senza sbagli la vittoria potrebbe essere alla portata. Stoner non si fa troppe aspettative ma promette battaglia come sempre : "Aspettatevi il mio impegno massimo al 100% - ha detto dopo la pole - ho fatto qualche errore in questa stagione, ma tante altre volte non ne ho commessi". Rossi conferma che domani contro la Ducati non sarà facile. "Sono contento del secondo posto - ha detto - ma qualcosa ancora non va, per questo spero di trovare qualche soluzione nel warm-up. Le cose sono andate bene con le gomme da qualifica innvece con quelle da gara abbiamo ancora qualche problema, che non abbiamo risolto al 100% anche se nell'ultimo run non sono andate male. Però dobbiamo migliorare. Ho provato diverse configurazioni di setting, speriamo di fare un passettino in più per stare vicini a Stoner, ma sono contento del secondo posto. In frenata faccio fatica a fermare la moto. E poi la pista, che a dir la verità non mi piace moltissimo, devo capirla. Ho provato a spingere forte, ho messo dietro Lorenzo. Ma ci manca qualche decimo con le gomme da gara. La tattica? Stoner spingerà molto fin da subito, lui parte sempre bene, vedremo domani". Un passo indietro rispetto alle prove libere, invece, per Loris Capirossi che in gara partirà dalla posizione numero 11. "Ho fatto fatica con le gomme da qualifica - ha detto l'imolese della Suzuki - penso non sia il massimo partire dietro. Però penso positivo, credo che potrò fare una buona gara". Capirossi ha girato con un nuovo telaio, mentre a Motegi (28 settembre) dovrebbe provare il nuovo motore: "La nuova ciclistica è sicuramente meglio - ha detto - mentre per il motore speriamo di provarlo a Motegi. Il nuovo telaio va bene ma c'è ancora qualcosa fare". Quello di San Marino sarà il GP numero 277 della sua carriera: è record. "Cosa prometto per il futuro? Altri 277 GP..."

29.8.08

NBA: il primo iraniano in campo

Passion_Still_Lives_Here_Article Gazzetta dello Sport
Hamed Haddadi sarà il primo iraniano a giocare in Nba. Il centro di 218 centimetri è stato ingaggiato dai Memphis Grizzlies, che hanno ufficializzato l'accordo con l'ex giocatore del Saba Battery BC nella tarda serata di mercoledì senza rivelarne i termini economici.
Ma arrivare a Haddadi, che con la nazionale iraniana ha giocato il torneo olimpico mettendo insieme 16 punt e 10 rimbalzi di media a partita, non è stato facile. Il centro 23enne, che non fu scelto al draft 2004, era nei radar Nba già da qualche mese, ed era salito ancor più alla ribalta dopo i 14 punti di media in due gare messi a referto nella Summer League di Salt Lake City lo scorso luglio, giocata con la maglia della sua nazionale. L'Nba però a Ferragosto aveva proibito alle sue squadre di trattare il giocatore, a causa di una disposizione federale che proibisce a cittadini o organizzazioni statunitensi di avere rapporti d'affari con iraniani.
La settimana scorsa però è arrivato il via libera alla trattativa, firmato dall'ufficio governativo per gli affari esteri, che ha concesso a Haddadi lo stato di free agent, seguito dal nulla osta dell'Nba, che però avvisava le squadre interessate al giocatore di passare per l'ufficio della lega visto che la licenza poneva dei limiti alle modalità di pagamento. Memphis così ha potuto mettere sotto contratto il suo nuovo centro, miglior rimbalzista e miglior stoppatore del torneo olimpico, in cui l'Iran però non ha mai vinto con Haddadi però capace di mettere a referto 21 punti e 16 rimbalzi nella sfida contro l'Argentina, che poi ha vinto il bronzo .

F1: 2° giornata di prove libere

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Felipe Massa è stato protagonista, senza conseguenze, di un fuori pista per il cedimento della gomma posteriore destra della sua Ferrari, nel corso del secondo giorno di test all'autodromo di Monza. Il pilota brasiliano, che aveva percorso 73 giri, è uscito di pista all'altezza della Variante Ascari, alla velocità di circa 200 km/h. L'auto si è arenata prima di sbattere contro le protezioni e Massa è uscito indenne dall'abitacolo.
Al termine della seconda giornata di test sul circuito monzese, il più veloce è stato Nick Heidfeld su Bmw, con il tempo di 1'22''621. Il secondo risultato è di Nico Rosberg (Williams), con 1'22''879, mentre il terzo è di Heikki Kovalainen. Quarto si è piazzato Sebastian Vettel (Scuderia Toro Rosso), mentre solo quinto il ferrarista Felipe Massa, con 1'23''445, seguito da Fernando Alonso (Renault). Ottavo Trulli.

28.8.08

Massa il più veloce

Passion_Still_Lives_Here_Article SportMediaset
Due gare cruciali in arrivo. Nemmeno il tempo per archiviare il Gp di Valencia e i team sono tornati in pista per preparare l'ultima parte di stagione. Non stupisce più di tanto trovare davanti nel primo giorno di test il brasiliano della Ferrari Felipe Massa. Suo, in 1.23.428, il miglior crono di giornata con una F2008 che non ha dato problemi. Secondo tempo per Kovalainen su McLaren, terzo Rosberg su Williams.
Il brasiliano ha percorso 101 giri, ha effettuato tre long run, lavorando sull'assetto da utilizzare per il Gran Premio d'Italia, in calendario il 14 settembre. Solo 79 giri per il finlandese di Mclaren Heikki Kovalainen, che ha chiuso a soli 9 millesimi dal ferrarista e, attaccato ai due, ha terminato la sua giornata Nico Rosberg.
Continua il momento positivo per la Toro Rosso. Quarto di giornata Sebastian Vettel, mentre è soltanto settimo Nick Heidfeld. La Bmw, a differenza della maggioranza dei team, si è concentrata anche sulla preparazione di Spa. Il tedesco si è dedicato alla valutazione di sospensioni, aerodinamica e rapporti del cambio. Sia lui che Massa saranno in pista anche nella seconda giornata.
1. Massa Ferrari 1:23.428 (101 giri)2. Kovalainen McLaren-Mercedes 1:23.439 (78)3. Rosberg Williams-Toyota 1:23.461 (60)4. Vettel Toro Rosso-Ferrari 1:23.691 (99)5. Barrichello Honda 1:23.827 (85)6. Webber Red Bull-Renault 1:24.005 (96)7. Heidfeld BMW Sauber 1:24.075 (77)8. Liuzzi Force India-Ferrari 1:24.239 (99)9. Trulli Toyota 1:24.510 (92)10. Piquet Renault 1:24.546 (117)

27.8.08

"Oggi mio nonno sarebbe felice della sua Torino"

Torino 2006_Scatti Olimpici & La Stampa di Torino
Cerimonia di apertura dei XX Giochi Olimpici Invernali dell'era moderna. Stadio Olimpico Grande Torino, figura di uomini a simulare un salto dal trampolino di Pragelato. Segmento cerimonia per riprese aeree. Immagine archivio Luca, size high 3,57 MB.
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Fino a qualche tempo fa, quando dicevo all’estero
che ero di Torino, mi guardavano con aria perplessa. Non sapevano dove fosse Torino. Ora la conoscono, e ci conoscono, tutti. Mi sembra che le Olimpiadi abbiano regalato ai torinesi una sensazione nuova. L'opportunità di sentirsi al centro del mondo. E' bello, persino per delle persone discrete e in fondo schive come noi.Per troppo tempo chi è vissuto a Torino ha avuto il sospetto, qualcuno dice il complesso, di stare in un angolo. Appartato. Quasi invisibile. Ma non è più così e i Giochi Invernali sono la testimonianza di un cambiamento e magari anche la fine di un alibi. Torino «è» viva e vitale. Questa metropoli misteriosa, sotterranea e nascosta è venuta finalmente fuori, felice di incontrare il mondo, preoccupata ma anche smaniosa di fare bella figura. Mi immagino quanto sarebbe contento oggi mio nonno, nel vedere la nostra città invasa da luci e colori, e attraversata da tanti stranieri sotto lo sguardo orgoglioso dei torinesi, capaci di esprimere con sobrietà la propria contentezza. In queste ore tutto il suo interesse sarebbe rapito dai tedofori illustri. Vorrebbe sapere chi corre con la fiaccola, come è vestito, perché lo fa, e soprattutto se ce la fa... Sarebbe rimasto stupito dall'incredibile partecipazione degli abitanti, che hanno seguito il percorso della fiaccola olimpica con un entusiasmo di cui essi stessi, forse, non si ritenevano capaci.Mi piace ricordare che non siamo in festa per un pretesto finto o retorico. Le Olimpiadi esprimono valori forti. Uno su tutti: la competizione armonica. Le varie nazioni sono qui per sfidarsi, nel rispetto di regole condivise. Una lezione sempre attuale, ma ancora di più oggi, in un mondo globale dove si lotta tutti contro tutti e le regole, quando ci sono, vengono spesso disattese.L'Evento è qui, ora. E la città che le Olimpiadi illuminano e proiettano in tutto il mondo non è una località secondaria e beneficiata da improvvisa fortuna mediatica, ma la culla del Risorgimento, dell'industria e della cultura italiana. Ricordarci la sua grandezza non è un peccato di orgoglio, ma lo stimolo a essere sempre degni della sua storia.

26.8.08

Phelps: "sfiderò Bernard nei 100"

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
Lo Squalo olimpico esce dall’acqua e comincia a godersi la gloria. Una gloria imperitura: ricca di 14 ori solo olimpici, impensabil oggi — per un altro sportivo del globo di qualsiasi altro sport. Michael Phelps (insieme a Bolt) ha reso indimenticabile l’Olimpiade cinese col suo filotto memorabile. Dentro c’è l’impresa che pareva impossibile da realizzare (eguagliare il record di 7 ori di Mark Spitz a Monaco ’72): l’americano ha dimostrato che in piscina non ci sono più limiti. Lo Squalo ha cominciato il suo giro del mondo lasciando la Cina per l’Europa, ma sta per rientrare alla base, nel Michigan, come un astronauta che è stato sulla luna. E un astronauta (Thomas Stafford) l’ha conosciuto davvero dopo i trionfi in serie. Niente gare fino a gennaio se non quelle promozionali. Un fenomeno da cento milioni di dollari? Lo staff di manager coordinato da Peter Carslile ci lavora alacremente. Il campione più desiderato dalle donne? Ormai il gossip gli accosta una fidanzata dietro l’altra: l’ultima in ordine di apparizione è la triolimpionica Stephanie Rice. Phelpsmania: e siamo solo all’inizio.
Aveva detto che neanche oscurando Spitz sarebbe cambiato?
"Vorrei rimanere la stessa persona, che si emoziona ancora a gareggiare per la bandiera. Tutti mi dicono che sono il migliore di sempre e io vorrei nuotare ancora".
Ma ha già chiesto al suo allenatore Bowman un lungo break.
"Sì, ne abbiamo bisogno tutti e due: abbiamo completato un grandissimo lavoro".
Come potrà trovare adesso nuove motivazioni?
"Scoprendo nuove gare e sensazioni, c’è sempre qualcosa di nuovo anche se il nuoto può sembrare un su e giù per le vasche. Nelle virate si può ancora limare tanto. Il mio difetto è che se vinco voglio vincere sempre di più".
E’ stato il serbo Cavic alla fine ad impegnarla di più...
"Be', ho tremato nei 100 farfalla, me la sono presa comoda nella prima vasca ma ero provato dalla stanchezza e pensavo più a Crocker che al serbo. Sì, ammetto che sono stato fortunato a toccare meglio".
Ora lo dicono anche le immagini.
"So che i superficiali possono pensare che l’Omega abbia manomesso il cronometro: ma come si fa in diretta...?".
Se avesse perso quella gara avrebbe comunque eguagliato Spitz.
"Non smetterò mai più di ringraziare i compagni delle tre staffette.In questo aveva ragione Mark: il record si può fare solo con le staffette. Poi certo Lezak ha fatto due cose eccezionali".
Anche lui, come lei, aveva la rabbia di Atene.
"Non c’è niente che non si possa rifare. E’ stata dura ma sono stati giorni davvero perfetti".
In acqua cosa non le piace fare?
"Nuotare la rana: la odio, come perdere".
E qualcosa che non ha mai fatto e vorrebbe, a questo punto?
"I 50 stile libero: so che l’allenatore non la considera una gara per me, ma ormai nel nuoto voglio solo divertirmi e fare meno fatica: non farò più i 400 misti che mi divorano l’anima, forse i 200 misti dove penso che Lochte diventerà il numero uno".
E i 100 stile libero?
"Be', uno come Bernard mi carica: ho sfiorato il suo record mondiale di un centesimo, potrebbe essere una bella sfida a Roma. E poi ci sono tanti avversari. Sì, rispetto molto anche il vostro Magnini che a Montreal mi lasciò quinto. Adesso però il nuoto è fuori dai miei pensieri. Comunque sì, voglio andare ancora al massimo: stavolta nella velocità".
Qual è la cosa più strana che vorrebbe fare adesso?
"Non ho ancora deciso cosa fare davvero con tutti questi impegni. Di sicuro non vedo l’ora di tornare a Baltimore dai miei amici e dalla nipotina".
La persona più importante che ha sempre sperato di incontrare?
"Tiger Woods: vorrei chiedergli come si fa a gestire adesso la popolarità e l’arrivo di tanti soldi. E poi Michael Jordan, che ha cambiato davvero il basket".
A Londra completerà il suo ciclo olimpico. E poi?
"Vorrei lavorare nel management, col mio manager cercherò di sfruttare le opportunità legate all’effetto di questi risultati".
Non farà come Spitz, dunque, che si tufferà a Hollywood?
"No, non mi piace il cinema. Preferisco gareggiare più che recitare".
Cosa non dimenticherà del Villaggio?
"Le sfide a carte con Lochte: anche quelle mi hanno caricato per andare al massimo".

24.8.08

Damiani, il fascino dello sport genuino

Pechino 2008_Repubblica
"Roberto, ascoltami... Tutte le sicurezze che ha in corpo adesso sono qui... Vai, vai che fra due minuti sei campione olimpico". Maestro di pugni, psicologo, paterno, spettacolare, istrionico. E' lui, il vero grande protagonista dell'Olimpiade azzurra della boxe: Francesco Damiani, già argento olimpico a Los Angeles, oggi manager della nazionale di boxe: tre medaglie con sei iscritti. Ma anche uno show continuo all'angolo dei pugili italiani; un divertimento unico starlo a sentire negli intervalli tra un round e l'altro. Perché Francesco ne dice di bellissime e, nello stesso tempo, spiega e chiarisce quello che è successo e quello che succederà. Questa sera, però, nella palestra dei lavoratori di Pechino, non c'è stato bisogno di tattica. Cammarelle ha sistemato il problema cinese alla prima ripresa con un gancione che ha messo a tacere le velleità di Zhang Zhilei. E, allora, non essendoci nulla o quasi da spiegare, Damiani si è lasciato andare alla sua indole entusiasta e romagnola. Fine della prima ripresa e Cammarelle arriva all'angolo sul 5-1 a suo favore. A bordo ring, con Damiani, c'è quel signore bassetto e bene in carne che molti avranno visto in televisione. Quello è il Ct della nazionale azzurra di pugilato, non uno qualsiasi. E' russo e si chiama Vasilij Filimonov, uno che la boxe la insegna da decenni. Vasiliji, dunque, prova a esercitare il suo ruolo e comincia a urlare con voce stridula e accento russo qualcosa come: "Bravo Roberto, bravo Roberto. Ora avanti e colpisci, avanti e colpisci". L'azzurro lo guarda interrogativo, Damiani lo guarda e basta e il russo, nonostante, teoricamente sia più alto in grado, si tace. Allora Damiani assume la posizione che preferisce: dentro il quadrato, spalle verso il centro del ring, vis a vis con il suo ragazzo e, agitandogli le manone in faccia, gli urla: "Non farlo venire avanti, deve avere paura di venire avanti". E poi, con sintesi estrema quanto efficace: "Su le mani... E quando meni, meni". Cammarelle non ha proprio problemi a far paura al cinese. Zhang Zhilei, che pure è alto due metri, dopo i primi sganassoni capisce che non è aria. Ogni volta che si avvicina, Roberto lo prende con facilità e Damiani, all'angolo gongola. Tra la terza e la quarta ripresa Filimonov prova ancora a parlare di tecnica. Questa volta Damiani gli dice proprio: "Stai zitto, tu" e poi si rivolge a Cammarelle e gli fa il conto alla rovescia: "Te l'avevo detto che finiva come con l'altro, questo lo metti ko. Due minuti e sei medaglia d'oro". Cammarelle va, sistema il cinese prima del limite e torna ancora all'angolo. Questa volta anche Filimonov esulta e gli dà delle tremende pacche sulla testa gridando: "Bravo, bravo... Very good". Damiani, invece, prima salta giù dal ring esultante, poi risale gli balza in braccio a Cammarelle e comincia a gridare, ritmato: "Ro-ber-to, Ro-ber-to", uno spettacolo. Nel dopo incontro, Damiani è strafatto di stanchezza, dedica l'oro alla sua signora, poi confessa: "Non ce la faccio più a stare a bordo ring. E' stata una sofferenza. Parlerò con il presidente federale perché mi permetta di andarci solo ogni tanto". C'è da augurarsi che non succeda, la boxe perderebbe gran parte del suo fascino.

La torcia brillerà nel cielo di Londra

Torino 2006_Corriere della Sera
E' finita un'altra avventura olimpica. La più contrastante, dicotomica. La nostra prima Olimpiade seguita "via" web grazie a questo blog, cui vi ringraziamo per le innumerevoli visite di questo intensissimo agosto. La prima tappa dopo la nostra esperienza invernale, non virtuale, bensì reale e tutta italiana, di Torino 2006. Capiamo con dolce emozione quei 90.000 volontari, non si tratta di una frase fatta: esserci è davvero un'altra cosa. Si chiudono delle olimpiadi che dal punto di vista sociale, umano e politico abbiamo raccontato in punta di piedi con piccoli ma efficaci rimandi o segnalazioni. Ci è parso giusto sottrarci a qualcosa che in questo sito non era e non è nostro per tematica. Abbiamo lasciato a questo spazio la cronaca sportiva, quella si, abbondante e, speriamo, di vostro gradimento. Ciò non emargina e non comprime le nostre opinioni personali, i convincimenti che abbiamo tracciato con la giusta sobrietà senza coprire quello che non deve esser "oscurato" e raccontando quello che anima, o dovrebbe animare tutti noi, lo spirito olimpico e le imprese ad esso relative. Può sembrar retorica, vi garantiamo che non è così. Scrivo io come se scrivesse Antonella, sapendo con viva lucidità e consapevolezza che chi ha provato quelle emozioni, per l'appunto olimpiche, scriverebbe ciò, condividerebbe in buona parte quanto qui da me detto. L'importante è ritagliarsi un proprio spazio, un angolo di mondo in quell'universo di civiltà e di colori, il tutto con la propria moralità e la determinazione delle emozioni, delle imprese, delle istantanee da regalare a noi stessi e ai propri posteri. Questo, ma solo in parte, è anche ciò che può significare un'olimpiade. Il resto potrebbe esser raccontato in righe e frasi di indubbia lunghezza e certo contenuto intrinseco. Si va a Londra passando per Vancouver 2010, ci lasciamo dietro una bella organizzazione olimpica (per quanto visto da casa) con innumerevoli contraddizioni che si alternano nella omogenea e costante certezza dello splendore del pubblico cinese. Che questi Giochi siano il motore di una nuova alba non solo cinese ma anche per il resto del mondo che tanto civilizzato in fondo non lo è.
Imprese, amarezze, delusioni, ingiustizie, beffe, esultanze, inni nazionali, foto, immagini, un archivio storico sportivo che noi abbiamo nel nostro umile piccolo contribuito ad arricchire. Pechino 2008 per noi non finisce qui, nei prossimi giorni ancora qualche post attinente le XXIX Olimpiadi dell'era moderna poi lasceremo il passo ad altro... tanto per cambiare allo sport vissuto e regalatoci. L'Italia chiude nona nel medagliere, poteva andare meglio ma poteva anche andare peggio. Spicca (ma chi nutriva dubbi?) la Cina, un po' in flessione nel medagliere gli Usa, molto bene il Regno Unito che compie un balzo impressionante e tutto in avanti. Ecco, per me la vera superpotenza emergente di questo medagliere è proprio il Regno Unito. Un'organizzazione a cui ispirarsi e prendere quindi validi spunti, "devastanti" in chiave Londra 2012. La Russia ha rialzato la testa nella seconda settimana, mentre nella prima lottava con la meno quotata Italia. Noi abbiamo evitato il sorpasso dei cugini francesi e della emergente Spagna. Chiudiamo tra le prime dieci nazioni del mondo, in flessione ma sempre tra i primissimi con la necessità di ricominciare dalle scuole. C'è con tutta probabilità un nesso tra più variabili non solo sportive che, però, influenzano anche i risultati che poi prendon forma nel sudore di un ring (a proposito: quanto ho tifato Cammarelle, ma quanto mi è dispiaciuto per la simpatia di Clemente Russo) o nel perimetro silenzioso di un tatami. Occorre riflettere, perchè se questa Italia con tanti problemi riesce a far ciò è un chiaro ed ulteriore segnale delle nostre indubbie qualità ed eccellenze. Servirebbe una spinta univoca per rendere al massimo tutto ciò, nel modo più efficiente. Un plauso al CONI e alle Federazioni per gli sforzi che hanno fatto nel tenere i nostri colori tra i primi posti nel mondo sportivo e... un grazie per le emozioni regalateci dai nostri atleti, prolungamento naturale di un popolo e di una comunità nel mezzo di una polveriera tremendamente pacifica, irrimediabilmente storica e diabolicamente carismatica.
Si spegne il tripode del Bird's Nest di Herzog & De Meuron per riaccendersi là dove la tradizione vuole che si compia quell'eterna staffetta olimpica patrimonio di popoli e del mondo. A noi nel nostro privato interpretarla sempre al meglio e custodirne il ricordo.
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Chiusi i Giochi della XXIX Olimpiade, Pechino passa il testimone a Londra 2012. La cerimonia, iniziata alle 14 (ora italiana) ha visto la grande festa degli atleti che hanno invaso insieme il centro dello stadio Olimpico dopo lo spettacolo di chiusura (più sobrio e meno lungo di quello di apertura, ma sempre emozionante). Quindi c'è stata la premiazione della maratona. Un po' di tristezza da parte italiana: quattro anni fa l'onore dell'ultima medaglia, consegnata personalmente dal presidente del Cio Jacques Rogge, toccò a Stefano Baldini. Ora sul gradino più alto del podio è salito meritatamente il keniano 21enne Samuel Kamau Wansiru.Sono stati i fuochi artificiali ad aprire l'ultimo atto dell'Olimpiade di Pechino. Sessanta figure rotanti e luminose, tamburi volanti sospesi in aria, un trionfo di colori mentre altri figuranti saltano ai lati: erano 7 mila le persone impegnate nel gran finale. Appena finito lo spettacolo, il rigido protocollo delle bandiere nazionali - prima la Grecia, ultima la Cina, per l'Italia il tricolore è stato portato da Clemente Russo - poi è toccato agli atleti entrare insieme, senza più distinzioni tra nazioni. «I Giochi sono giunti alla conclusione con successo. Nel momento in cui cala il sipario, unitevi a me nell'esprimere sincera gratitudine al Cio, agli atleti, agli Stati partecipanti e a tutti gli amici che hanno contribuito alla riuscita di questi Giochi», ha deto Liu Qi, presidente del Comitato organizzatore. «Il mondo ha riposto fiducia nella Cina. È stata un'Olimpiade tecnologica, ecologica e della gente». Secondo il presidente del Cio Rogge, «i Giochi di Pechino sono stati veramente eccezionali. Attraverso questi Giochi il mondo ha imparato qualcosa in più sulla Cina e la Cina ha conosciuto qualcosa in più sul mondo». Alle 15,24 la fiamma che ardeva da sedici giorni sullo Nido d'uccello, è stata spenta. I Giochi sono ufficialmente finiti. Ma si è riacceso subito l'entusiasmo olimpico a migliaia di chilometri di distanza. A Londra, infatti, il passaggio delle consegne olimpiche è stato occasione di una grande festa per circa 40 mila persone, mentre in tutta la nazione si svolgevano altre cerimonie. Molti maxischermi sono stati montati per poter vedere in diretta la consegna della bandiera olimpica dal sindaco di Pechino Guo Jinlong a quello di Londra Boris Johnson, mentre un coro di bambini cinesi cantava l'inno olimpico in greco. Nello stadio Nido d'uccello è stato presentato il filmato di Londra 2012, poi da un bus a due piani rosso sono scesi la cantante Leona Lewis e l'ex chitarrista del Led Zeppelin Jimmy Page, che hanno eseguito dal vivo Whole Lotta Love, un classico della storica band inglese. Applauditissimo l'ingresso sulla scena di David Beckham: la star della nazione inglese ha calciato un pallone mentre salutava il pubblico di Pechino. A Londra i Giochi della XXX Olimpiade si disputeranno dal 27 luglio al 12 agosto 2012. Le Olimpiadi del 2016 saranno assegnate il 2 ottobre 2009 dalla sessione plenaria del Cio di Copenaghen: in corsa sono rimaste Chicago, Tokyo, Rio de Janeiro e Madrid.

Cammarelle che colpo, è oro!

Beijing 2008_Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Roberto Cammarelle è campione olimpico dei supermassimi, riportando l’Italia sul podio più alto dei Giochi vent’anni dopo Parisi. È stato il giusto epilogo di un match senza storia: il biondo di Cinisello Balsamo che abita ad Assisi con la fidanzata Nicoletta ha surclassato il cinese Zhang Zhilei con una lezione memorabile. La lezione del più forte. Si temeva l’ambiente, si temevano le lunghe leve e la potenza dell’avversario, si temevano i giudici e le famigerate macchinette. Nulla di tutto ciò: il palazzetto presentava molti spazi vuoti e il tifo è stato caldo ma ben lontano dalla torcida attesa. Quanto alle altre due preoccupazioni, ci ha pensato Roberto a smontarle subito dopo il gong: concentrato, rapido, sempre con i fari puntati sul bersaglio, non ha lasciato scampo a Zhang, anticipandolo sempre a due mani, impedendogli di entrare nella guardia con le sue bordate, controllandolo come il gatto con il topo, mettendo colpi precisi che i giudici non potevano ignorare. Un’esibizione di tecnica e tattica che lo ha portato sul 6-1 del primo round, addirittura sull’11-3 nel secondo, con un paio di destri micidiali che senza caschetto avrebbero avuto effetti devastanti sul cinese. A quel punto bastava controllare, Cammarelle non ha mai corso rischi ed ha incrementato il bottino fino al 13-4 di fine terzo round. L’oro olimpico si avvicinava di corsa, all’angolo il c.t. Damiani gli ha solo intimato di mantenere la concentrazione, di non sprecare energie, di continuare a tenere un atteggiamento spavaldo sulle avanzate ormai scomposte del rivale. Poi, dopo 40" dl gong, una combinazione destro-sinistro di Roberto ha messo in ginocchio il povero Zhang e l’arbitro moldavo ha ritenuto giustamente opportuno interrompere il match per l’apoteosi tricolore. In dieci mesi Roberto Cammarelle ha conquistato Mondiale ed Olimpiade, guadagnandosi un posto nell’empireo della categoria più pesante. E’ la 28ª medaglia azzurra dei Giochi, l’8ª d’oro, la terza della boxe dopo il bronzo di Picardi e l’argento di Russo: un bilancio esaltante per i pugni azzurri, frutto di lavoro e programmazione, delle scelte e del peso politico del presidente Falcinelli, dell’umanità e della conoscenza del c.t. Damiani, della metodologia scientifica dell’allenamento del consulente russo Filimonov. Un patrimonio da non disperdere in vista di Londra 2012.

23.8.08

Rabbia e rimpianti anche Russo è d'argento

Beijing 2008_Corriere della Sera & Agenzia Ansa Italia
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Il tabù non si infrange: neppure Clemente Russo riesce a riportare in Italia un oro nella boxe vent’anni dopo Parisi. Il pugile di Marcianise pero potrà consolarsi con l'onore di aprire la sfilata azzurra nella cerimonia conclusiva di domani. Per quanto riguarda il ring, c'è ancora Roberto Cammarelle, impegnato domani pomeriggio (le 10.16 in Italia) nella finale dei supermassimi. Il match con il russo Chakhiev, rivincita della finale mondiale 2007, ha regalato pochissime emozioni e la versione edulcorata del Russo che aveva sorvolato il torneo con grande personalità. Molte tenute, azioni scomposte e pochi colpi veri. Il copione della sfida non è mai cambiato fino al minuto finale. Chakhiev si è mostrato subito leggermente più propositivo, provando a stanare l’azzurro mettendogli pressione, mentre Clemente ha optato per una tattica attendista confidando nella sua rapidità di esecuzione. Purtroppo quasi mai è riuscito ad anticipare il rivale e al termine del primo round si è trovato sotto 2-0 per due colpi isolati. Tuttavia non si è smontato, è risalito 2-2 con un bel sinistro e un destro d’incontro, prima che il duello si incartasse di nuovo in una lunga serie di abbracci e spinte. Il terzo round non ha praticamente proposto azioni degne di questo nome e infatti il punteggio è rimasto inchiodato sul 2-2. Il momento decisivo ad inizio quarto round: Clemente porta un attacco ma è contrato dal rivale, anche se il colpo del 3-2 è quasi invisibile. Qualche secondo dopo, è ancora l’italiano a prendere l’iniziativa, piazza un colpo al corpo ma le macchinette infernali danno il 4-2 alla replica scomposta di Chakhiev. In pratica, è la fine: le mani dei giudici si congelano, ma Clemente pur mettendoci il cuore fa poco per ribaltare la situazione, come invece gli era capitato ai Mondiali. Oro al russo sbagliato, il nostro Russo si abbandona a un pianto di delusione. E’ un’occasione sfumata, il vincitore non è apparso un rivale terribile, ma stavolta al massimo di Marcianise sono mancate la lucidità e la rapidità per disinnescarlo. E la maledizione continua, aspettando Cammarelle. "Ho vinto, ho vinto io e basta». La rabbia di Clemente Russo esce dal ring e finisce sui microfoni. Il pugile campano, sconfitto nella finale dei pesi massimi dal russo Chakhkiev, non si accontenta dell'argento. Troppo fresca la sconfitta. E ingiusta secondo lui: "Il 3-2 suo non c'era; mi ha preso sulla spalla. Non esiste, non esiste. Lui mi stava aspettando, non voleva venire dentro, lo sapeva che perdeva... Ho vinto io. Ho vinto io e basta...". Poi Russo ha continuato: "Abbraccerò e ringrazierò la ministro Meloni perchè mi ha fatto l'in bocca al lupo prima dell'inizio dei Giochi e mi ha portato fortuna. Mi aveva detto che avrei vinto la medaglia ed ho preso l'argento".

Immensa Idem

Beijing 2008_Corriere della Sera
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Tre maledetti millesimi. Troppo pochi per farsene una ragione. Ma comunque un argento che splende come oro, perché Josefa Idem continua a farsi beffe della carta d’identità, e intasca la 35ª medaglia tra Giochi, Mondiali ed Europei da quando gareggia per l’Italia. Una beffa che brucia a caldo, e che, conoscendo il suo perfezionismo teutonico, non la farà dormire per qualche giorno. Poi, forse, riuscirà a godersi lo spettacolo che ci ha regalato sullo specchio d’acqua cinese, dove le sue pagaiate poderose, dopo una partenza lenta, ci hanno fatto emozionare ancora una volta. Vince l’ucraina Osypenko, proprio l’avversaria che Sefi temeva di più, perché, raccontava alla vigilia, era sparita da un po’ di tempo, non si era fatta vedere nelle ultime uscite, e quindi non aveva grossi parametri per capire che tipo di gara avrebbe fatto. Ha vinto in rimonta, dopo essere passata terza ai 250 metri (53"54), dietro alla grande favorita, l’ungherese Katalin Kovacs (53"09), finita addirittura quarta e quindi giù dal podio, e alla stessa Idem (53"36). Sefi ha poi messo la quarta, ed è passata in testa attorno ai 350 metri. Sembrava fatta, perché la Kovacs cedeva di schianto, e la Wagner non riusciva a scalfire il vantaggio dell’azzurra. Ma con un prepotente finale, la Osypenko riusciva a mettere il naso del suo kayak davanti a quello della Idem. Seguivano attimi di trepidante attesa, perché a occhio nudo era impossibile capire chi avesse vinto. Poi la coltellata al cuore: il tabellone si illuminava e indicava l’ucraina come medaglia d’oro per re millesimi, neppure un battito di ciglia. Terza la Wagner (1’51"022) e quarta la Kovacs (1’51"139). Le medaglie azzurre di Sefi ora sono 35: 5 ai Giochi (la prima fu per la Germania a Los Angeles '84), 19 ai Mondiali e 12 agli Europei. Nel K1 500, unica specialità olimpica del kayak singolo femminile, la Idem ha conquistato un bronzo ad Atlanta ’96, l’oro a Sydney 2000 e l’argento ad Atene ’04, oltre a quello odierno. Fantastica, eterna, gli aggettivi non bastano più. Anche se quei tre millesimi sembrano più lunghi dei 44 anni che tra poco compierà.

22.8.08

Sarmiento, son calci d'argento

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Peccato, Mauro Sarmiento arriva a un soffio dall’oro, sembra stringerlo quando conduce 4-1 nella finale degli 80 kg, contro l’iraniano Hadi Saei, vincitore dell’oro ad Atene 2004 nella categoria inferiore. Ottiene i 4 punti grazie a due calci alla testa che dimostrano la sua grande tecnica, il suo talento. Poi, il fortissimo iraniano fa valere la sua esperienza, sempre con un leggerissimo anticipo negli attacchi contemporanei. E arriva la rimonta, fino al 6-4 conclusivo. C’è il dispiacere, certo, ma Sarmiento è bravissimo a metterlo da parte per rendere omaggio al suo sport ("Spero che chi finora non lo conosceva possa cominciare ad amarlo2), alla sua città, Casoria ("Lo so, la vita lì è un po’ difficile, c’è la camorra, ma spero di averle dato un calcio. Abbiamo dimostrato di saper fare qualcosa di buono, grazie allo sport"), e alla fidanzata, Veronica Calabrese, anche lei azzurra del taekwondo, un bronzo sfuggito per poco ieri: "E’ tutta la mia vita, metà della medaglia è sua". La cavalcata verso la medaglia ha momenti esaltanti. Sarmiento abbatte due autentici monumento del taekwondo, cominciando dal più grande, lo statunitense Steven Lopez, due volte campione olimpico e quattro volte mondiale. E Mauro, nei quarti di finale, compie un capolavoro, rimontando da 0-2 all’inizio del terzo round. Un calcio al corpo in risposta a un tentativo di Lopez ed è 1-2, poi una penalità allo statunitense per difesa irregolare e si va sull’1-1. C’è bisogno del quarto round, con il golden point. Sarmiento è il più bravo e vendica la sconfitta della fidanzata, Veronica Calabrese, proprio al golden point il giorno prima.Non c’è tempo per fiatare, in semifinale ha di fronte il britannico Aaron Cook, soli 17 anni, junior, che ha già battuto 7-1 alle qualificazioni olimpiche a Manchester, ma che si presenta come il grande talento di questo sport, campione del futuro. Il match è entusiasmante, Sarmiento va in testa, ma è sempre raggiunto, fino al 5-5. Quando mancano 5 secondi alla fine del terzo round, ecco il colpo di classe. Sarmiento fa finta di scoprirsi, provoca l’attacco dell’avversario, ma lo schiva e colpisce. E’ il 6-5 e la vittoria, la sicurezza dell’argento, la speranza dell’oro, che purtroppo non arriverà.

Schwazer, marcia trionfale

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Pronti, partenza e via. Così è iniziata la corsa all’oro di Alex Schwazer. Una medaglia d’oro olimpica che ancora una volta viene dalla marcia. Come succede spesso all’Italia. Poche specialità hanno dato ai colori azzurri tanto quanto quella del tacco-punta. L’oro della fatica, per questo spesso ancora più bello ed emozionante. Schwazer non ha solo vinto, ha dominato da vero campione. Ha vinto di potenza, come il muscolo fatto vedere in tv per dimostrare il suo stato di forma, dopo 3 ore e 10' di gara. Migliora il record olimpico di 1 minuto e 20'' con il tempo di 3:37'09''. Stacca gli avversari di oltre due minuti. Tallent arriva secondo in 3:39'27'' e Nizhegorodov terzo con 3'05'' di distacco. Dopo di loro il vuoto vero, con lo spagnolo Garcia quarto a quasi 7 minuti di distanza. Fin dai primi chilometri se n’è andato insieme ai compagni di fuga Jared Tallent e Denis Nizhegorodov. Per quasi 35 km con loro anche il cinese Li Jianbo che però non ha retto il ritmo forsennato dettato proprio dall’azzurro. Alla fine, lungo la strada, li ha fatti scoppiare tutti. Dopo 3 ore e 5 minuti di gara, intorno al 40° chilometro, Alex Schwazer ha deciso di cambiar marcia, nel vero senso della parola, lasciando di stucco i due compagni di fuga. Il primo a cedere è stato l’australiano Tallent (che poi ha recuperato fino ad arrivare secondo, aggiungendo una seconda medaglia al bronzo della 20 km). Poi, tre minuti dopo, è stato il turno del russo. Da quel momento per Schwazer è stato un assolo. Dopo Dordoni (Helsinki 1952) e Pamich (Tokyo 1964), arriva il terzo oro per l’Italia nella gara più dura e impegnativa dell’Olimpiade. Come sempre la marcia riserva ai colori azzurri una delle pagine più belle ed emozionanti della storia dello sport, non solo dell’atletica. E, ancora una volta, c’è lo zampino di Sandro Damilano che ha preparato il marciatore con dovere per una vittoria olimpica. Un lavoro iniziato diversi anni fa (inizio 2005) ma che è davvero partito lo scorso anno con le due prove al mondiale di Osaka. In Giappone Schwazer aveva gareggiato sia nella 20 che nella 50km. La prima per preparare la seconda. Ed è proprio la 50km di Osaka ad avergli fatto capire che l’oro olimpico era non solo alla sua portata ma che poteva essere lui il grande ed unico protagonista di questa gara. E non si è fatto smentire. Lo scorso anno era finito in bronzo con rabbia, con ancora troppe energie in corpo da poter usare a gara finita, come disse anche prima della sua gara di oggi: "Quello che non voglio è finire con rammarico – aveva detto due giorni fa Schwazer –. Qualunque sia il mio risultato vorrei solo finire avendo speso tutto, anche se non dovessi vincere". Ma in cuor suo Alex ha sempre saputo che se le cose gli andavano per il verso giusto, avrebbe concluso la gara da vincitore. E così è stato!

21.8.08

Elisa Rigaudo rompe il tabù atletica

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiadi in tempo reale:
La marcia regala all’Italia una nuova medaglia olimpica. Questa volta è stata Elisa Rigaudo a portare a casa il bronzo dopo una gara condotta in maniera perfetta ed intelligente nella 20 km. Partita la Kaniskina, fin dai primi metri, in solitario (su ritmi da 4 minuti e 15 secondi a km) le avversarie si sono date battaglia per le altre medaglie. Con la russa che faceva gara a sé, premiata con l’oro, nel gruppo delle inseguitrici era la bielorussa Turava a fare la differenza con strappi decisi e forzati. Ai 10 km Elisa Rigaudo sembrava battuta, navigando tra la nona e la decima posizione. Ma sia per le condizioni atmosferiche positive, visto che la cuneense preferisce il clima fresco e non disdegna la pioggia, caduta per tutto il lungo della gara, sia per l’ottima tattica di gara ha poi recuperato posizione su posizione fino a superare la spagnola Varga ad un chilometro dall’arrivo. Rigaudo, arrivata terza dietro anche alla norvegese Platzer, ha quindi confermato l’ottimo stato di forma con una gara condotta sui suoi ritmi che le hanno permesso di avere ancora energie nel finale: "Sono stata regolare, sentivo i consigli di Sandro Damilano (l’allenatore) che mi diceva di tenere il ritmo di 8’40” a giro (circa 4’20” a km) dal 10km in poi. E così ho fatto. Lui mi diceva che se continuavo così sarei arrivata a medaglia. Ma solo entrando nello stadio, vedendo l’arrivo, ho capito che ce l’avevo fatta. Infatti dietro di me vedevo risalire la cinese Liu Hong e non mi ricordavo se avevo da fare ancora un giro di pista nello stadio. Fortunatamente invece c’era subito l’arrivo che mi ha dato la gioia più bella della mia vita". Ma c'è anche un motivo fisico per spiegare questa impresa: "Se le cose sono andate così – ha aggiunto Elisa alla fine della gara - lo devo anche al fatto che a maggio scorso ho scoperto che soffrivo di una bronchite allergica che mi faceva sempre finire le gare con asma e con problemi di respirazione". Una svolta quindi nella sua vita arrivata a maggio scorso: "Si, perché curata quella bronchite poi mi sono potuta allenare su livelli che mi hanno portato a questo stato di forma". A dimostrazione delle ottime condizioni fisiche, il tempo di 1.27'12" di Elisa Rigaudo, oltre a darle il bronzo, le fa anche migliorare il suo primato personale. Si tratta della sedicesima medaglia che la marcia porta al bottino azzurro nel medagliere di sempre, da quando Fernando Altimani vinse il bronzo nei 10.000 di Stoccolma 1912 (diventata poi dal 1952 la 20km). Una medaglia (oro) dalla marcia sui 3000 metri, 3 dalla 10.000, 5 (2 ori e 3 bronzi) dalla 20km, 5 (2 ori e 3 bronzi) dalla 50km e 2 dalle donne (l’argento di Elisabetta Perrone nella 10km ad Atlanta 1996 e questo di oggi). Ennesimo successo anche per Sandro Damilano che, con questo bronzo, porta il suo bottino personale di tecnico a 43 medaglie in gare internazionali.

Jamaica Airlines

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Il dubbio era solo uno: record del mondo oppure no? Usain Bolt ha scelto di mettere il sigillo definitivo a questi Giochi, facendo segnare un pazzesco 19"30 che cancella il primato sui 200 stabilito 12 anni fa (19"32, 1° agosto '96) da Michael Johnson e scolpendo un altro capolavoro indimenticabile nella galleria delle più grandi imprese di sempre nella velocità. La finale di Pechino 2008 è stato un volo meraviglioso di un fenomeno che non finisce di strabiliare, con gli avversari ridotti al ruolo di semplici comparse. Quattro giorni dopo l’oro (con record del mondo) nei 100 e alla settima prova in cinque giorni, il giamaicano entra come nessun altro aveva saputo fare nel club esclusivo dei grandissimi capaci della doppietta olimpica nello sprint (con lui sono diventati nove i soci del club, l’ultimo era stato Carl Lewis a Los Angeles '84), snocciolando l’ennesima gara di imbarazzante (per i rivali) superiorità. Alle spalle di Nembo Bolt, sempre più simile al Beep Beep dei fumetti, Churandy Martina (19"82, Antille Olandesi) era stato il più veloce dei sette impotenti Coyote che lo inseguivano. Ma dopo la protesta degli Stati Uniti l'ordine d'arrivo ha subìto un piccolo terremoto: squalificati Martina e l'americano Spreamon per salto di corsia, l'argento è andato a Shawn Crawford (Usa, 19"96) mentre Walter Dix, già sul podio dei 100, è bronzo con 19"98. In questo momento non c’è nessuno, sul pianeta Terra, in grado di mettere in discussione una gerarchia talmente netta da far ricorrere senza vergogna alle iperboli più ardite. L’esito scontato di questa finale, già scritto dopo le qualificazioni, non ha tolto emozione alla gara. Il National Stadium, ancora una volta gremito in tutti gli oltre 90mila posti, ha accolto con un boato, alle 16.08 italiane, l’ingresso in pista del protagonista più atteso, il quale ha ripetuto il copione che ha preceduto la finale dei 100: zainetto nero in spalla, passo dinoccolato, ha indugiato a salutare il pubblico come se fosse un meeting qualsiasi. E lo show è proseguito sui blocchi, al momento della presentazione dei finalisti, quando Bolt ha gigioneggiato passandosi ripetutamente la mano sui capelli, prima di mimare lo sparo che è ormai il suo marchio distintivo. Il pubblico ha poi atteso trepidante, in un silenzio irreale, il trionfo annunciato, accompagnando con uno spettacoloso crescendo vocale il volo rasoterra della freccia giamaicana, misteriosamente indenne dalla forza centrifuga che avrebbe dovuto proiettarlo fuori corsia, con una curva disegnata a velocità pazzesca. E se il crono ha premiato Bolt con il record del mondo è anche perché questa volta il nuovo fenomeno dello sprint, che proprio domani compirà 22 anni (e dopo la gara si è visto regalare l’Happy Birthday dall’intero stadio), ha continuato a spingere con forza, dando sfogo alla propria euforia solo dopo la linea d’arrivo, su quella dirittura in cui Usain si è ritrovato solo, sparato davanti a tutti gli umani dalle sue magiche, lunghe, leggere ma esplosive leve. Il record del mondo era destinato a cadere, aveva ammesso pochi giorni fa (e non per scaramantica prudenza) lo stesso Michael Johnson, e Bolt riaccende con questa sensazionale impresa la festa di un Paese che si riscopre il paradiso della velocità. Lo smacco più grande è per gli Stati Uniti, che senza Gay (infortunatosi ai Trials di giugno e qui assente nella specialità) si ritrovano ridotti a semplici paggi del nuovo incontrastato sovrano dello sprint. E questo regno promette di durare molto a lungo.

La Sensini non tradisce, è argento

Beijing 2008_Corriere della Sera
Alessandra Sensini ha conquistato l'argento nella specialità Rs:x. L'azzurra ha vinto la medal race, ultima regata della serie, ma non le è bastato per conquistare l'oro, andato alla concorrente cinese, terza nella gara di oggi. E' la quarta medaglia olimpica della Sensini dopo l’oro di Sydney 2000 e le medaglie di bronzo ottenute ad Atene 2004 ed Atlanta 1996.Nella boxe bene Vincenzo Picardi (categoria pesi mosca) batte il suo avversario nei quarti e va in semifinale conquistando così almeno la medaglia di bronzo (che nella boxe va ad entrambi i semifinalisti sconfitti, visto che non esiste la finale per il terzo e quarto posto). Prova di carattere per gli uomini della pallavolo, che battendo la Polonia al tie-break (parziali: 25-19, 25-22, 18-25, 26-28, 17-15) si sono qualificati per le semifinali. L'incontro è stato difficile. Gli azzurri, in vantaggio 2-0, sono stati raggiunti dalla Polonia. Il tie break è stato teso ed emozionante e sull'onda del successo ora gli azzurri intendono dare battaglia contro il favoritissimo Brasile. «Faremo di tutto per conquistare il podio» avverte il ct Anastasi. Nella finale del martello femminile, Clarissa Claretti si è piazzata settima, lanciando a 71,33 metri. L'oro è andato invece alla bielorussa Akasana Miankova che ha raggiunto i 76,34. Giuseppe Gibilisc si è qualificato per la finale di salto con l'asta con la misura di 5,65 m. Beatrice Adelizzi e Giulia Lapi sono giunte settime nel duo. Martina Grimaldi si è piazzata decima nel fondo 10 km donne. Italia-Canada 13-11 nel torneo per i piazzamenti. Venerdì incontrerà l'Australia per il settimo posto. Le azzurre del K4 Stefania Cicali, Alessandra Galiotto, Fabiana Sgroi e Alice Fagioli sono arrivate terze nella loro semifinale, alle spalle della barca spagnola e di quella giapponese, qualificandosi così alla finale con il tempo di 1'37"887. Eliminate nel singolare femminile Nikoleta Stefanova eWenling Tang Monfardini. Passa il primo turno Mihai Bobocica. nel singolo maschile. Manuel De Vecchi si è qualificato per le semifinali nella Bmx uomini, che si svolgeranno giovedì. Fabian Heidegger è arrivato 20mo nella classe RS:X maschile. Diego Negri e Luigi Viale sono decimi nella classifica provvisoria della classe Star: gli italiani sono arrivati sesti nell'ottava regata e quinti nella decima; Edoardo Bianchi, Francesco Marcolini sono ottavi in classifica nella classe Tornado: nella nona regata l'equipaggio azzurro è arrivato ottavo. Quarti pesi mosca (51kg): Vincenzo Picardi ha battuto Walid Cherif (Tunisia) e ha conquistato almeno la medaglia di bronzo. Si sono svolte le eliminatorie per la piattaforma da 10 metri femminile: Tania Cagnotto e Valentina Marocchi si sono qualificate per la semifinale. Le azzurre hanno chiuso la serie dei preliminari rispettivamente 11ma con il punteggio di 328.30 e 15ma con 313.05. In testa la coppia di cinesi Chen Ruolin (428.80) e Wang Xin (420.30).

19.8.08

"Peccato Igor"

Beijing 2008_Datasport
Un errore, un’imperfezione e la medaglia olimpica sfugge. Igor Cassina deve accontentarsi del quarto posto, un altro per la ginnastica italiana, dopo quello di ieri di Coppolino. Questa volta, pero`, non sono i giudici a togliere la soddisfazione all’azzurro, perche` l’errore c’e` stato e, purtroppo, e` stato pagato amaramente dall’olimpionico di Atene 2004.Dopo una prima parte di gara praticamente perfetta, tra il boato del pubblico del National Indoor Stadium, Cassina non completa un giro e perde quel mezzo punto che sara` poi fatale per non salire sul podio anche qua a Pechino. Un vero peccato perche` il milanese ha dimostrato di esserci e che una medaglia era possibile, magari non l’oro come quattro anni fa (questa volta vinto dal cinese Kai Zou), ma almeno un bronzo si poteva fare.Finisce con le lacrime del tecnico Maurizio Allievi, ancora scosso per il verdetto della giuria di ieri agli anelli. “Ci hanno rubato una medaglia, Coppolino doveva essere sul podio. Per oggi, niente da dire”, ha detto appena chiusa la gara alla sbarra. Invece, partita tra mille speranze e grandissime attese, la ginnastica italiana torna a casa con un mesto zero nella casella delle medaglie. Al loro posto ci sono tanti rimpianti e tante polemiche ma, purtroppo, questo non incrementa il medagliere.

Romero, una raffica che vale il bronzo

Beijing 2008_Corriere della Sera & Agenzia ANSA Italia
XXIX Olimpiade in tempo reale:
All'inizio la speranza c'era. Il 24enne Diego Romero, origini argentine, aveva stupito tutti nelle prime prove sul campo di regata di Qingdao. Piazzandosi subito nelle posizioni di vertice della classifica, ha sempre giocato bene le sue carte puntando a una medaglia. Ma nelle ultime prove aveva fatto qualche passo indietro, presentandosi al via dell'ultima regata, quella per la medaglia, quinto in classifica. Ci voleva una rimonta per salire sul podio e Romero l'ha ottenuta. Piazzandosi terzo nella "medal race" ha conquistato il bronzo. E' la prima medaglia italiana ai Giochi in questa classe. L'oro è stato vinto dal britannico Goodison, argento lo sloveno Zbogar. Irraggiungibile l'inglese al comando della graduatoria, Romero aveva da superare davanti a sé lo svedese Mygren, il portoghese Lima e lo sloveno. L'unica possibilità per salire sul podio era metterli dietro a sè nell'ultima regata. E Diego ci riesce con due di loro. Non con Zbogar, che anzi nella "medal race" è secondo dietro al neozelandese Murdoch e arriva alla medaglia d'argento. Si gareggia, ancora una volta, con vento molto leggero, condizioni nelle quali serve molta concentrazione per sfruttare ogni situazione favorevole e non fare errori che diventerebbero irrimediabili. L'azzurro parte bene, alla prima boa è quarto. Il neozelandese e lo sloveno hanno già un buon vantaggio, poi c'è la Francia, che Romero supera nel primo lato di poppa. Da lì in avanti Romero può solo cercare il colpaccio, ovvero raggiungere i primi due. Ma è difficile, lo svantaggio è di circa 70 metri e rimane pressoché invariato. Il neozelandese vuole il successo personale e lo sloveno vede l'argento. Nessuno dei due si distrae. Non lo fa nemmeno Romero, che ha alle spalle, e lontani, Lima e Mygren. Diego gonfia la vela dell'ultimo lato verso la linea d'arrivo e pensa alla medaglia che va ad aggiungersi a quelle di Straulino, della Sensini, di Devoti. Una festa meritata: nel corso di tutte le prove Romero ha mostrato regolarità e senso tattico. Il successo di oggi non è frutto del caso e Diego può puntare con convinzione a migliorarsi a Londra 2012. Alessandra Sensini perde il comando della classifica nella gara del windsurf (classe Rs:x). Nell'ultima regata prima della "medal race" di domani, si è piazzata ottava. In testa alla classifica è tornata la cinese Yin Jian, grande antagonista dell'azzurra per la vittoria finale. Come in altre occasione, le condizioni divento leggero non hanno favorito l'azzurra. Per le medaglie tutto si decide domani. Nella classe Tornado Francesco Marcolini e Edoardo Bianchi hanno vinto l'ottava regata: anche in questa classe gli azzurri, ora terzi, possono puntare a medaglie.

18.8.08

Vai Tatanka!

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XXIX Olimpiade in tempo reale:
Clemente Russo ha un coraggio da leone; il suo sguardo prima del match contro l'ucraino Oleksandr Usyk lasciava capire che non avrebbe lasciato nulla di intentato per conquistare la strada verso il podio. Uno sguardo determinatissimo, quasi feroce. E se qualcuno pensa ai famosi occhi della tigre portati al successo dalla saga di Rocky farebbe bene a pensare a due occhi così. Il pugile, che già prima delle Olimpiadi aveva fatto parlare di sé dopo la polemica con il ministro Giorgia Meloni, non così convinta di volere vedere sfilare nel Nido d'Uccello gli atleti azzurri, stavolta ha fatto notizia con i suoi pugni.
Pesanti, precisi, severi; una prestazione perfetta, senza una sola indecisione e con una partenza micidiale che ha letteralmente ubriacato Usyk, ventiduenne di belle speranze considerato tra i favoriti per la medaglia d'oro. Il vantaggio prima dell'ultima ripresa era netto per Russo, 7-2: e qui è stato bravo a contenere senza strafare, senza prendersi rischi inutili ma senza neppure correrli sprecando un paio di controffensive e concedendo due soli due colpi al suo avversario che valgono il 7-4 finale in favore dell'azzurro che irrompe in semifinale ed è già sicuro di una medaglia di bronzo. Che almeno a lui non basta: "Io sono il numero 1 al mondo - spiega al termine del match con estrema sicurezza - mi sento davvero il più forte al di là del fatto che sono campione in carica, vincerò anche l'oro olimpico e poi dedicherò la medaglia più pregiata a quelli che non ci volevano fare sfilare alla cerimonia di apertura qui a Pechino. Anzi, andrò dalla signora ministro, ho mille cose da dirle...".
Ora sulla strada verso l'oro affronterà l'americano
Deontay Wilder, un pugile di buona tecnica che vanta un eccellente allungo ma che soprattutto è temibile per la sua altezza (2.01) e una guardia difficile da incrinare: potrebbe essere una bella rivincita considerando che a Los Angeles, nel 1984, Francesco Damiani quell'oro lo avrebbe meritato. E un arbitraggio molto discutibile glielo scippò a favore dello statunitense di turno: Tyrell Biggs. Per non parlare di Angelo Musone, 'condannato' al bronzo perché battuto in modo forse anche più scandaloso, sempre a Los Angeles e in semifinale da Tillmann, americano anche lui.
Su Russo, soprannominato Tatanka, il bisonte, si stanno appoggiando gli occhi dei grandi promoter: "Oggi un'agente di Don King lo stava corteggiando ma per il professionismo c'è tempo" dice Damiani che lo conosce bene e fa il tifo per lui. Non solo l'avvenente agente di Don King punta Tatanka, ma anche altre donne sembrano averlo notato. Russo è tra gli atleti più fotografati delle Olimpiadi: il suo sorriso da duro piace molto alle donne. Anche se Laura Maddaloni, la fidanzata judoka, picchia forte: "Meglio non farla arrabbiare" ammette Clemente che come regalo prematrimoniale le ha promesso un gioiello tutto d'oro: la medaglia.

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«Sono il numero 1, sono il più forte al mondo, dunque ora vinco l'oro olimpico». Il peso massimo Clemente Russo è ottimista. Anzi, la vittoria contro l'ucraino Oleksandr Usyk, battuto ai punti (7-4) ha rafforzato le certezze del pugile italiano campione del mondo in carica. Russo non sembra disposto ad accontentarsi della medaglia di bronzo, già garantita dalla vittoria contro l'ucraino che gli consente l'accesso alla semifinale, dove se la dovrà vedere con lo statunitense Deontay Wilder. Cerca l'oro Russo e rilancia: «Quando avrò conquistato quella più pregiata, risponderò a chi diceva che non saremmo dovuti venire a Pechino. Andrò dal ministro Giorgia Meloni, ho tante cose da dirle...». Il riferimento è alle polemiche nate dopo l'invito del ministro e dell'esponente del Pdl Maurizio Gasparri a disertare l'apertura dei Giochi in segno di protesta contro la violazioni dei diritti umani attuata da Pechino e di sostegno alla causa tibetana. Russo in quell'occasione aveva pubblicamente risposto alla Meloni. E ora, alla notizia di una medaglia certa, il pugile accenna alla querelle. Nessun commento sull'argomento ma solo una grande soddisfazione per il risultato di Russo invece da parte del ct della boxe italiana, Francesco Damiani: «Quest'anno sfatiamo» ha detto per commentare la vittoria di Clemente. Damiani è soddisfatto e pensa già al match di domani che vedrà come protagonista Cammarelle. «Oggi abbiamo fatto un primo passo, domani con Cammarelle faremo il resto, e per martedì punto molto su Picardi». Il ct azzurro ha parole d'elogio per Russo: «Forse dal punto di vista tecnico era sfavorito ma lui è stato perfetto tatticamente e nelle prime tre riprese ha annientato il suo avversario. Ho un gruppo fantastico, finalmente hanno capito dove devono menare», dice Damiani mostrando il suo labbro ferito.

17.8.08

Un lampo illumina la Repubblica Ceca

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Valentino Rossi ha ipotecato il Mondiale MotoGP 2008. Il pesarese ha infatti vinto il GP della Repubblica Ceca e grazie al contemporaneo ritiro di Casey Stoner ha ora 50 punti di vantaggio sul campione del mondo. Il colpo di scena al settimo giro della gara: Stoner era al comando, ma cercando di staccare Valentino, dietro di 1"3, ha commesso un errore in un ingresso di curva a destra ed è scivolato rovinando irrimediabilmente la sua Ducati. Rossi ha così vinto in scioltezza con mezza pista di vantaggio su Toni Elias e Loris Capirossi. Da segnalare il settimo posto di Marco Melandri. La gara è sostanzialmente finita lì perché Stoner e Rossi avevano già una decina di secondi di margine su tutti gli altri. Casey a caldo ha detto che non stava spingendo troppo. In realtà però è apparso abbastanza chiaro che stava tentando di forzare e che la sua Desmosedici forse aveva qualcosa in più della Yamaha di Rossi. Il quale però ci stava mettendo del suo per restare incollato al rivale. Riuscendoci perfettamente. L'impressione è che Stoner sia stato ancora messo sotto pressione da Vale e abbia, un'altra volta, pagato il confronto ravvicinato. Dopo la batosta di Laguna Seca questa gara era molto attesa per capire come l'australiano avrebbe saputo reagire. E quanto accaduto è forse ancora più indicativo e decisivo perché gli costa la possibilità di contare solo sulle sue forze per rivincere il titolo. A sei gare dalla fine del campionato 50 punti non sono irrecuperabili. Ma per quanto visto in pista sarà difficile che qualcuno possa levare punti a Valentino, potenzialmente campione anche con sei secondi posti. La forza mentale di Rossi vista nelle ultime due gare, poi, lascia già intuire come andrà a finire.

Medaglia n.17 per gli azzurri dal canotaggio

Passion_Still_Lives_Here_Article AdnKronos
XXIX Olimpiade in tempo reale:
L'Italia del canottaggio maschile ha vinto la medaglia d'argento nel quattro di coppia alle Olimpiadi di Pechino. Gli azzurri Luca Agamennoni, Simone Venier, Rossano Galtarossa e Simone Raineri hanno chiuso al secondo posto con il tempo di 5'43''57 alle spalle della Polonia, medaglia d'oro in 5'41''33.Il quartetto azzurro ha lottato fino alla fine mantenendosi per tutta la regata a ridosso dei 3 volte campioni iridati della Polonia (Wasielewski, Kolbowicz, Jelinski, Korol) e respingendo il prepotente serrate finale della Francia (Coeffic, Peltier, Bahain, Berrest), che ha conquistato il bronzo per 34 centesimi sull'Australia con il tempo di 5'44''34. "Siamo partiti per il massimo risultato, ma gli altri non erano lì a fare le comparse - ha detto il capitano azzurro Rossano Galtarossa-. La medaglia d'argento completa un quadriennio molto importante. Tutti si aspettavano la medaglia da noi e non è stato facile dal punto di vista mentale"."E' stata una grandissima gara, abbiamo tenuto nel finale contro Australia e Francia - ha aggiunto il compagno Simone Raineri ai microfoni della Rai -. Dopo l'oro di Sydney è una rinascita, una riscossa dopo l'Australia. Ho dimostrato che ci sono ancora e che posso fare ancora molto. Spero che finalmente ci sostenga qualcuno per andare avanti nel prossimo quadriennio. Ci sono state molte critiche sullo staff che però è meraviglioso, speriamo venga ancora confermato perché siamo sulla strada buona".

16.8.08

9"69: Record del Mondo nei 100 metri

Passion_Still_Lives_Here_Article Sport Mediaset
Usain Bolt ha vinto la medaglia d'oro sui 100 metri all'Olimpiade di Pechino. Il giamaicano ha fermato il cronometro sul tempo di 9"69, nuovo record del mondo. Il precedente primato era di 9"72 e apparteneva allo stesso Bolt. Sul podio con lui sono saliti Richard Thompson (Trinidad & Tobago), argento, e lo statunitense Walter Dix, bronzo. Delusione per Asafa Powell (Giamaica), solo quinto.
Bolt, 22 anni tra cinque giorni, ha ottenuto oro e primato mondiale nella gara più spettacolare e attesa dei Giochi di Pechino 2008 con vento nullo.
Il fenomeno nero ha anche rallentato vistosamente nel finale, quando aveva ormai un vantaggio incolmabile. Se avesse continuato a spingere forse avrebbe potuto togliere anche un decimo di secondo al suo crono. Nemmeno il miglior Tyson Gay, fuori in semifinale, avrebbe potuto fermarlo.
Subito dopo il traguardo, Bolt è stato subito sommerso dai fotografi, da cui a stento si è sottratto, ed ha raggiunto l'angolo dove l'attendeva il suo staff. Quindi il tradizionale rito della bandiera sulle spalle e il trionfo in pista.
"Sono felice, non è tanto per il record, che avevo già fatto e che posso anche migliorare, ma per la medaglia d'oro - ha detto Bolt - . Sono venuto a Pechino per fare questo e l'ho fatto. Il segreto? Arrivare a questi appuntamenti rilassati e tranquilli, volevo fare qualcosa e ci sono riuscito".Bolt ora cercherà di vincere la medaglia d'oro anche nei 200 metri, dove sarà di nuovo il grande favorito. In caso di successo sulla distanza doppia, diventerebbe il primo sprinter a conquistare i titoli delle due prove di velocità dal 1984, quando Carl Lewis firmò il "bis" all'Olimpiade di Los Angeles.

Scherma, bronzo e proteste

Beijing 2008_Corriere della Sera & Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Sesta medaglia per la scherma azzurra ai Giochi: è il bronzo (con polemiche) del fioretto femminile a squadre dopo la vittoria 32-23 sull’Ungheria nella finale per il terzo posto. Con in pedana Ilaria Salvatori al posto di Giovanna Trillini (l’azzurra ha chiuso la carriera in semifinale contro la Russia), l’Italia è andata in vantaggio 10-4 dopo il primo giro. Nel secondo giro va in difficoltà la Granbassi, che incassa un 2-5 contro la Ujlaki. È la Vezzali a riportare il distacco a +6 (17-11), poi la Varga si riavvicina con un 4-1 sulla Granbassi che vale il 18-15 e la Mohamed spaventa le azzurre portandosi a -2, ma la Salvatori reagisce alla grande e consegna all’ultimo assalto della Vezzali un 21-17 che la tre volte campionessa olimpica non si fa recuperare, nonostante i 5 cartellini rossi (che valgono un punto per le avversarie) raccolti dalle azzurre. In panchina non c’era il c.t. Andrea Magro, punito con un cartellino nero e due mesi di squalifica a partire da oggi dalla Commissione arbitrale, non per le pesanti accuse rivolte ad alta voce contro gli arbitri al termine della semifinale, ma per un fatto accaduto durante il riscaldamento al terzo piano. Magro ha tirato una panchina contro una porta dell’area di riscaldamento e l’ha rotta. Domani non potrà andare in pedana nemmeno per la prova a squadre della sciabola maschile. Al termine della semifinale contro la Russia, persa 22-21 nel minuto supplementare, c’erano state polemiche proprio a causa dell’ultima stoccata. "Ladri, ci avete rubato 5 o 6 stoccate", ha gridato il c.t. Magro rivolto alla Giuria. Il presidente della Federscherma, Giorgio Scarso, ha poi precisato: "Non vogliamo favori, ma nemmeno essere trattati male. Il dubbio è che l’ultima stoccata non fosse chiara, forse sarebbe stato meglio rimettere le ragazze in guardia e fargliene tirare un’altra. Credo anche che tre fuoriclasse come le nostre non devono arrivare al termine dell’assalto con un punteggio così basso. Ci è già successo negli ultimi anni di perdere all’ultima stoccata, tre campionesse non fanno una squadra vincente".

Alessia nuota nel club delle grandi


Beijing 2008_Corriere della Sera
XXIX Olimpiade in tempo reale:

L'Italia raccoglie un argento prezioso come l'oro ancora dalla piscina, ancora da una donna. Lo conquista Alessia Filippi nella gara degli 800 vinta dalla britannica Adlington, la stessa che aveva messo al collo l'oro dei 400 nella giornataccia della Pellegrini. Una gara difficile, quella di Alessia, di resistenza e fatica, dietro un'avversaria che stabilisce il nuovo primato del mondo. Una gara ancora più dura per uscire dal cono d'ombra della Pellegrini, con il suo primo oro femminile del nuoto italiano all'Olimpiade. La Filippi riesce passare ogni ostacolo, tranne quello insuperabile della britannica, giunta a Pechino in condizioni strepitose. Basti dire che su questa distanza resisteva un record antico, l'8'16"22 dell'americana Janet Evans, che lo aveva stabilito addirittura nel 1989. Ebbene, la britannica è scesa sotto quel limite di oltre 2 secondi, fermando il cronometro a 8'14"10. Alessia è felice e soddisfatta: "Un risultato che mi ripaga di tutti i sacrifici" dice. Dalla sua ha la certezza di avere fatto il massimo: "Sono contentissima Ancora non ci credo, ma è la mia prima medaglia veramente importante in ambito internazionale. E voglio ringraziare Francesco Totti, perchè la sua maglia la porto sempre con me dal 2006. È un portafortuna". Intanto l'inarrestabile americano Michael Phelps eguaglia un primato che sembrava destinato a non crollare mai, visto l'aumento della concorrenzA: quello delle 7 medaglie d'oro in una sola edizione, stabilito da Mark Spitz nel '72 a Monaco. Phelps vince i 100 farfalla e domani ha anche la chance di stabilire il nuovo primato assoluto di ori in un'Olimpiade grazie alla staffetta 4x100 misti. "ora voglio la storia" dice e si capisce che essendo lì, a una bracciata, rinunciarvi a questo punto sarebbe assurdo. Intanto però il suo settimo oro è il più difficile di tutti. Phelps vince in rimonta e di un solo centesimo di secondo sul serbo Cavic. L'impressione visiva in tv è che, anzi, a toccare prima sia il serbo. Il cronometro invece assegna la vittoria all'americano. La Serbia presenta ricorso ma sia i cronometristi della Omega sia i giudici che controllano la "Moviola" tv alla fine confermano che il tocco di Phelps, in rimonta negli ultimi 10 metri, avviene un centesimo prima di quello di Cavic.Il video è stato rivisto fotogramma dopo fotogramma. "Ma è chiarissimo: il serbo tocca dopo Phelps" conclude il giudice kenyano Ben Ekumbo. "Uno sta toccando, l’altro sta ancora planando".

15.8.08

Bronzo di Ferragosto dagli spadisti

Beijing 2008_Datasport.it
Il medagliere azzurro si muove anche a Ferragosto. Le speranze erano riposte sulla spada a squadre maschile e proprio dalla Fencing Hall di Pechino e` arrivato il bronzo dei nostri schermidori. Una medaglia fortemente voluta dalla squadra, dopo il ko in semifinale con la Francia (che non battiamo da Sydney 2000), e conquistata contro i padroni di casa della Cina per 45-35. Un risultato piu` che meritato da Tagliariol, Rota e Confalonieri, che hanno dimostrato tutto il loro carattere e la loro classe contro i padroni di casa, spinti da un pubblico piuttosto caldo ma sempre molto corretto. Anche un nutrito gruppo di tifosi italiani era presente nel palazzetto ed e` riuscito a far sentire piu` di una volta la voce, incitando i nostri ragazzi.Un piccolo problema iniziale, quando Confalonieri ha perso il primo assalto per 3-1, ma subito ribaltato da un grande Alfredo Rota, capace di piazzare un parziale di 5 stoccate a 2 per portare gli azzurri in vantaggio. Da quel momento e` stato un crescendo, con i nostri tre ragazzi che staccano i cinesi ad ogni assalto sempre maggiormente, fino ad arrivare addirittura in doppia cifra di vantaggio (28-18).Non c’e` piu` alcun rischio per il podio, ma, sul punteggio di 34-23, si infortuna l’olimpionico Matteo Tagliariol. Al veneto cede la gamba mentre sta tentando un attacco e cade a terra. I dottori azzurri cercano di curarlo, ma non puo` piu` stare in pedana. Al suo posto entra, cosi`, Stefano Carozzo che pareggia 1-1 il minuto e tre secondi in cui partecipa alla gara, meritandosi anche lui il bronzo. La stoccata definitiva viene data, pochi minuti dopo, da Confalonieri e l’Italia puo` nuovamente esultare.

Phelps dà del tu alla storia

Beijing 2008_Datasport & Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Phelps ha conquistato la sesta medaglia d’oro con il sesto record del mondo. Ora è a un solo oro dal record di Spitz, che a Monaco ’72 ne aveva vinti 7. Phelps ha dominato i 200 misti, schiantando due grandi avversari come l’ungherese Laszlo Cseh e il connazionale Ryan Lochte. Ha nuotato in 1’54"23, togliendo 57 centesimi al suo primato del mondo. Un progresso che, tradotto in misura lineare, equivale ad un metro. Non c’è stata storia in questa gara. Phelps ha preso subito la testa nella frazione a delfino, 24"59. Ha contenuto il ritorno di Cseh a dorso, 53"40, con l’ungherese a 5 centesimi soltanto. Ha allargato il vantaggio a rana, 1’26"90, e ha chiuso in magnifica solitudine in libero, solo un po’ affaticato negli ultimi metri. Cseh è riuscito a precedere Lochte di un centesimo: 1’56"52 contro 1’56"53. Per l’ungherese è il nuovo primato d’Europa. Ma Lochte ha conquistato il bronzo solo 29 minuti dopo l’oro dei 200 misti. E’ la dodicesima medaglia d’oro di Phelps: ne ha vinte 6 ad Atene e 6 qui. Solo 31 minuti dopo la vittoria nei 200 misti Phelps si è qualificato agevolmente per la finale dei 100 delfino, vincendo la prima semifinale in 50"97 ed ora incombe inesorabile sopra le scapole di Mark Spitz. Un solo uomo può infastidirlo, il serbo Cavic, 50"92 ieri e 50"76 in batteria. Cavic è Prometeo che sfida un dio. Ecco i ritmi della fantastica gara di Phelps nei misti: 0.70 il tempo di reazione, 24"59 a delfino, 28"81 a dorso, 33"50 a rana e un devastante 27"33 in libero per Phelps. Ecco, invece, i tempi di Cseh: 0. 80, 24"95 a delfino, 28"50, più veloce di tutti, a dorso, 34"56 a rana, 28"51 in libero. E’ stupefacente constatare che Lochte, primatista del mondo dei 200 dorso, ha perso l’argento proprio nella sua specialtà: a dorso ha nuotato, infatti, in 29"21. Anche i 200 rana femminili hanno regalato il record del mondo al termine di una gara stupefacente. La favorita, l’australiana Leisel Jones, dominatrice della prova nell’ultimo quadriennio, è stata battuta dalla statunitense Rebecca Soni. Quest’ultima ha nuotato in 2’20"22, 32 centesimi meglio del record del mondo dell’australiana. Rebecca è stata più reattiva al via: 0.71 contro 0.81 i tempi di reazione. Ma Leisel Jones ha preso il comando con la sua bella rana allungata. Ha virato in 31"84 contro 32"17 dell’americana. Questa si è fatta sotto, guadagnando un millimetro dopo l’altro. A metà gara la Jones era ancora prima: 1’07"23 contro 1’07"46. Ma Rebecca l’ha raggiunta nella terza vasca. All’ultima virata solo un centesimo di secondo separava le due rivali: 1’43"70 per Rebecca, 1’43"71 per Leisel. L’australiana, messa alle corde, ha ceduto di schianto, mentre Rebecca Soni è andata a conquistare l’oro olimpico e il record del mondo: 36"52 per l’americana negli ultimi 50 contro 38"34 dell’australiana, che ha chiuso seconda in 2’22"05. Terza si è piazzata la norvegese Sara Nordenstam, 2’23"02, nuovo record d’Europa. Ecco i ritmi delle due primatiste nelle 4 vasche: 32"17-35"29-36"24-36"52 per Rebecca Soni, 32"70-36"49-36"81-37"02 per Sara Nordenstam, che ha conquistato la prima medaglia nel nuoto per la Norvegia. Il supertalento americano Ryan Lochte, che entrava in gara da primatista e campione del mondo, ha finalmente conquistato un oro olimpico individuale e lo ha fatto nel modo più bello. Ha vinto i 200 dorso col record del mondo battendo Aaaron Piersol, che è, con Roland Matthes e John Naber, uno dei dorsisti più grandi della storia. La gara è stata lanciata in corsia 8 dal russo Arkady Vyatchanin, che l’ha condotta per tre vasche. I due americani, invece, si controllavano al centro della vasca. A metà gara erano separati da 2 centesimi: 55"75 Peirsol, 55"77 per Lochte. All’ultima virata erano sulla stessa linea: 1’25"06 per entrambi, con il magnifico Vyatchanin ancora in testa 1’24"83. La gara era risolta allo sprint e Lochte prevaleva nettamente con un’ultima vasca da 28"88 contro 29"27 di Peirsol e 30"10 del russo, ormai stremato. Lochte vinceva con un sontuoso 1’53"94, che migliorava di 38 centesimi il suo primato. Peirsol era secondo in 1’54"33, mentre Vyatchanin con 1’54"93 stabiliva il nuovo primato d’Europa. Ecco i ritmi dei due primatisti: 27"24-28"53-29"29-28"88 per Lochte, 26"90-28"44-29"49-29"27 per il temerario e splendido Vyatchanin. La tedesca Britta Steffen ha vinto i 100 stile libero all’ultima bracciata, rimontando la primatista del mondo l’australiana Lisbeth Trickett Lenton. Quattro centesimi di secondo hanno diviso le due rivali: 53"12 contro 53"16. E’ stata una gara anomala. Lisbeth Trickett, in corsia 1, 25"18 alla virata, 22 centesimi meglio del passaggio del suo record del mondo, l’ha condotta fino ad un metro dall’arrivo. Britta Steffen, che gareggiava nella corsia accanto, era ultima alla virata, 26"04, transitando con una lunghezza piena di distacco dall’australiana. Ma ha rimontato nella seconda vasca. Cacciando con ostinazione la sua preda. Ad un metro dalle piastre l’ha raggiunta. Britta è più alta di Lisbeth. Così, inesorabilmente, la sua mano sinistra ha toccato la piastra prima della mano sinistra di Lisbeth, protesa in un ultimo disperato tentativo di salvezza. Quattro centesimi equivalgono a 8 centimetri. Britta è alta 180 centimetri, Lisbeth solo 167: c’è una differenza di 13 centimetri. Contando la lunghezza del braccio, Britta al tocco aveva una vantaggio di una ventina di centimetri nei confronti della piccola australiana ed è questo che ha fatto la differenza. Per Britta Steffen si tratta del nuovo primato d’Europa, che migliora il 53"20, che aveva segnato a Berlino il 22 aprile scorso. Il brasiliano Cesar Filho Cielo, in avvio di riunione, aveva subito fatto tremare il record del mondo nella prima semifinale dei 50 stile libero, nuotando in 21"34, a sei centesimi dal primato dell’australiano Eamon Sullivan. Quest’ultimo, 21"75, si è salvato dall’eliminazione per 9 centesimi. Il campione olimpico dei 100 Alain Bernard ha vinto la seconda semifinale in 21"54. Dodici uomini sono andati sotto i 22 secondi. Con 22"08 è rimasto escluso dalla finale Garrett Weber-Gale, che aveva vinto i trials statunitensi. Nelle semifinali dei 200 dorso è sprofondata Laure Manaudou, che ha visto sfumare l’ultima chance di conquistare una medaglia. Laure è definitivamente fuori dai Giochi e forse dal nuoto. Kirsty Coventry dello Zimbabwe ha segnato il miglior tempo, 2’07"76, davanti a Elizabeth Beisel, 2’07"90. Il numero di record del mondo battuti in questa vasca è salito a 22. Il Water Cube è una piscina di diamanti.

14.8.08

Minguzzi, trionfo tra le polemiche

Pechino 2008_Datasport, ANSA & Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Una medaglia inattesa. Fino a quando Andrea Minguzzi non comincia la sua giornata indimenticabile. Fino a quando non vede il lottatore emiliano abbattere uno dopo l'altro i suoi avversari. E sono avversari di altissimo livello. Allora la medaglia comincia a essere una realtà possibile, ancora prima di una finale che Minguzzi vince di slancio, come se quello che aveva costruito fino a quel momento lo spingesse inevitabilmente al successo. E alla fine il suo entusiasmo è incontenibile: esulta, saltella, va sotto la tribuna, dà il "cinque" agli spettatori della prima fila che allungano la mano verso di lui, prende in mano un tricolore e comincia a correre sventolandolo per l'arena. E infine si esibisce in un salto mortale. Tanta gioia, giustificata, contrasta in modo totale con il gesto plateale e davvero poco olimpico di uno degli avversari dell'azzurro, lo svedese di origine armena Ara Abrahamian, battuto 3-1 in semifinale. Con una clamorosa protesta durante la cerimonia di premiazione, Abrahamian, non si fa mettere al collo la medaglia di bronzo, non sale nemmeno sul podio e lascia la medaglia a terra. Brutto episodio: aveva protestato per una penalizzazione subita dai giudici nell'incontro con Minguzzi. Ma se è comprensibile la rabbia del momento, lo è molto meno il plateale rifiuto di un verdetto al momento della premiazione. (guarda la foto). Se ne preoccuperà il Cio. Minguzzi sul momento non si fa condizionare: festeggia la medaglia, abbraccia e bacia persino una delle vallette della cerimonia, godendosi giustamente il trionfo. Ma quel modo plateale di protestare da parte dell'armeno-svedese gli dà fastidio e lo ferisce. Lo si capisce quando racconta la sua versione: «È un gesto antisportivo- dice Minguzzi - e ingiusto: rovina la mia festa. Mi dispiace perchè lui è un grande campione. In semifinale la prima ripresa l'ho vinta io la seconda lui. Poi ha commesso una scorrettezza e se non l'avesse fatto avrebbe vinto. Secondo lui non era giusto sanzionare questa penalità. Magari era un punto discutibile, ma è andata così...». Minguzzi riporta al vertice la lotta greco-romana italiana, che con Maenza aveva vinto un oro (Seul) e un argento (Barcellona). Ora il medagliere si arricchisce dell'oro di Minguzzi, 26 ani, poliziotto, di Castel San Pietro, residente a Imola. In finale ha superato l'ungherese Zoltan Fodor in modo netto e indiscutibile. Chiusi in parità i primi due periodi, nell'ultimo Andrea conquista i 4 punti decisivi sollevando Fodor e facendolo ricadere di schiena. Dopo il primo match contro il francese Melonin Noumonvi, Minguzzi ha affrontato un tabellone difficile uscendone vincente e sicuro dei propri mezzi. Nel secondo confronto ha battuto il russo Aleksey Mishin, oro ad Atene, poi lo svedese di origine armena Ara Abrahamian, che quattro anni fa aveva conquistato l'argento e che ha portato in scena la protesta sul podio. Minguzzi corona un anno straordinario, nel quale ha vinto anche il titolo europeo.

L'Italia delle donne

Beijing 2008_Repubblica, Gazzetta dello Sport, Agenzia ANSA Italia
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Come quattro anni fa, con l’oro olimpico nello skeet di Andrea Benelli, anche quello di Chiara Cainero rimarrà indimenticabile: non solo in questo sport, perché il primo delle donne in questa disciplina e il primo della spedizione in Cina, ma anche nello sport italiano. Perché è stato un oro inzuppato di pioggia e di emozioni. Per un trionfo prima accarezzato, al via della finale dove la 30enne di Udine è arrivata col miglior risultato, 72 piattelli rotti su 75 (nuovo record olimpico), uno più della thailandese Sutiya Jiewcheloemmit, due sul temibile terzetto Kimberly Rhode, Christine Brinker e Ning Wei, e tre sulla svedese Nathalie Larsson. Poi quasi concretizzato, alla pedana numero 6, quando la regina dello skeet italiano era avanti di un piattello sulle inseguitrici. Quindi quasi sfumato dopo l’errore del singolo alla settima pedana. E infine strappato coi denti nello spareggio a tre proprio con le due avversarie più brave ed esperte: la statunitense di talento, Rhode, già oro olimpico nel double trap ad Atlanta ’96 e Atene 2004 e bronzo a Sydney 2000, e la specialista Brinker, campionessa dei mondiali e di coppa del mondo 2007. Un trionfo che la biondina di Udine, ottava ad Atene 2004, abbonata al podio, come ricorda il primo tifoso, papà Eddi - 51 presenze in nazionale, 31 medaglie (9 ori, 9 argenti, 13 bronzi) - non poteva mancare. Infatti è lei, sotto una pioggia sempre più pesante, a chiudere il doppietto nella pedana più dura, la quattro, e a far scatenare il suo clan: mamma Mariangela, papà, zio Enzo, il marito Filippo e moglie e figli di Andrea Benelli (che entra in gara domani). Tutti impazziti di felicità, e inarestabili anche per i solerti cinesi del servizio d’ordine, malgrado la statunitense e la tedesca dovessero spareggiare per l’argento. In diretta al microfono Tv, Chiara ha detto: "Ora lo posso dire, ero venuta per l’oro, avevo rovinato un po’ tutto alla 6, ma una volta allo spareggio mi sono detta: "Adesso devi vincere". E ce l’ho fatta anche per questo stupendo sport del tiro a volo che merita attenzione ed affetto da parte di tutti. Non è stata una finale facile, ma negli ultimi giorni stavo sparando bene e avevo fiducia. Mi sono preparata bene a Singapore: qui il campo di gara era ancora più difficile. Dedico questo oro alla mia famiglia e a mio marito Filippo. E non finisce qui: ho solo 30 anni e voglio vincere ancora". La Cainero è laureata in relazioni pubbliche e lavorava a Milano fino al 2003, quando per la prospettiva di andare ad Atene ha mollato tutto. L'agenzia per cui lavorava le aveva appena prospettato di fare un importante master. E' sempre stata molto brava a scuola e ha cominciato a tirare perché il padre è appassionato. Faceva gare amatoriali e programmava le vacanze in funzione di gare all'estero. Lei se ne stava lì a bordo pedana a leggere e a fare parole crociate, finché ha deciso di tirare. Ora ha anche convinto anche suo marito a tirare: a luglio ha vinto la sua prima gara amatoriale. Chiara prima delle finali ascolta sempre Ligabue: mai come stavolta il rocker di Correggio le ha dato la giusta ispirazione.

13.8.08

Toti a bersaglio, è bronzo

Beijing 2008_Corriere della Sera & Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:

Il fioretto maschile azzurro raccoglie meno di quello che sperava e poteva. La squadra orfana di Baldini, dopo le polemiche seguite alla sua esclusione per doping, ottiene una medaglia di bronzo strappata con orgoglio e determinazione da Raffaele Sanzo in una giornata vissuta sempre in salita, combattendo punto a punto, trovando la forza di un'ultima rimonta, di un'ultima stoccata finalmente a favore. Non era facile ripartire. Non era facile trovare serenità dopo i giorni tumultuosi della vigilia: Baldini, il più atteso, escluso e infuriato. I suoi sospetti che cadono sull'ambiente, con Cassarà chiamato in causa e chiamato anche, di corsa, a sostituirlo prima della partenza per Pechino. Sarà un caso, ma il fiorettista bresciano non rende quello che può. Esce ai quarti: 14-15 con il cinese Jun Zhu. Anche Salvatore Sanzo, argento ad Atene, soffre. Non ha vita facile in un incontro combattuto e faticoso ai quarti con il francese Erwann Le Pechoux. Chiude 10-9 al minuto supplementare e forse risentirà del peso di questo confronto in serata, quando in semifinale trova il giapponese Ota, che lo mette in difficoltà all'inizio e si prende un vantaggio (5-1) che preoccupa. Sanzo risale, pareggia e l'incontro va avanti in grande equilibrio. L'azzurro sul 14-13 a suo vantaggio subisce il pareggio dell'avversario e sul 14-14 la stoccata decisiva è assegnata al giapponese. La possibilità di giocarsi un'altra finale 4 anni dopo Atene svanisce così. Sanzo non demerita, ma per i fiorettisti è giornata dura, pare segnata. L'azzurro fa il massimo e dopotutto perde la chance di giocarsi l'oro sul filo di lana. Nella finale per il bronzo gli tocca soffrire ancora: il cinese, Jun Zhu, che aveva eliminato Cassarà, lo impegna fino all'ultimo. Ancora una volta una rimonta, ancora una volta un duello in equilibrio, stoccata dopo stoccata. Questa volta è Sanzo a vincere lo sprint finale Rimonta dal 12-14 a 14 pari. Poi l'ultima decisiva stoccata, il volto rabbuiato, tolta la maschera, a guardare il cinese che lascia la pedana senza il saluto e poi viene fatto tornare di fronte all'azzurro. Impossibile dire se sarebbe stato diverso avendo anche Baldini in pedana e sapere quanto abbia pesato quella vicenda. Ma è anche difficile non riconoscere un valore doppio a questo bronzo olimpico, proprio per ciò che doveva essere e non è stato.

Chapeau Federica

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Federica Pellegrini ha spezzato il tabù. Ha vinto la prima medaglia d’oro della storia del nuoto femminile azzurro. Lo ha fatto con il record del mondo al termine di una gara straordinaria, risolta all’ultima bracciata. L’azzurra ha segnato 1’54"92, migliorando nettamente il primato che aveva ottenuto nelle semifinali, 1’55"45. La gara è stata bellissima. Federica Pellegrini era in corsia 3 con la slovena Sara Isakovic in corsia 4. E’ partita subito forte, mentre la rivale ha avuto un avvio tranquillo. Alla prima virata 27"27 per Federica, seconda, 27"95 per Sara, settima. Nella seconda vasca l’azzurra ha conquistato la testa, mentre, al suo fianco, Sara restava in attesa. A metà gara Federica era prima in 55"92, Sara quarta in 56"86: due metri vitali dividevano le due rivali. Ma nella terza vasca Sara è incominciata ad avanzare. Lenta, ma inesorabile. Davanti a lei Federica resisteva in modo stupendo. A tre quarti di gara virava prima e sola in 1’25"57 contro 1’26"03. Solo un metro ora separava le due rivali. L’ultima vasca era un’agonia. Un attacco al cuore. Eppure era di una bellezza strepitosa. Sara Isakovic sferrava il suo attacco al centro della vasca. Il pubblico si esaltava perché anche la cinesina Pang, in rimonta, entrava nel vivo della lotta. Federica soffriva, ma non cedeva. Guardava la rivale che si avvicinava. La controllava in modo scientifico. Calibrava lo sforzo per l’ultima bracciata. Mentre Sara si avventava, Federica allungava la mano sinistra con perfetta scelta di tempo. E toccava prima, finalmente. Sara Isakovic era battuta per 15 centesimi di secondo. Trenta centimetri insomma. Le prime tre scendevano sotto il primato del mondo. E’ stata una gara fantastica. La più veloce e serrata della storia. L’ha vinta Federica Pellegrini in 1’54"82, seconda Sara Isakovic in 1’54"97, terza la cinese Pang in 1’55"05. La stella americana Katie Hoff, 1’55"78, è rimasta giù dal podio. Ecco le quattro vasche di Federica: 27"27, 28"65, 29"65, 29"25 (mentre Sara Isakovic ha chiuso in 28"94). Anche i favolosi cestisti della nazionale americana l’hanno applaudita con entusiasmo. Kobe Bryant, Lebron James, Chris Paul, ... e anche Carmelo Anthony, che è nato a Baltimora come Michael Phelps e lo frequentava da ragazzino, erano venuti per un’altra gara, ma sono rimasti incantati dalla Pellegrini E hanno fatto bene. Federica ha pianto dopo la vittoria. Lacrime di gioia. Diamanti che rotolovano scigliendosi nella vasca che scintillava intorno a lei. Ha inseguito quest’oro per quattro anni. Anche ad Atene era la più forte, ma, tradita dall’emozione, si era fatta battere dalla romena Potec. Ora ha colto il premio che meritava. Il suo volto esprimeva felicità. Sul podio era bella. Una gioia elegante. Sussurrava l’Inno di Mameli. Poi, a metà dell’inno, si è messa a scandire la musica col battito delle mani e tutto il pubblico l’ha seguita. Un momento bellissimo. Federica è stata premiata da Cornel Marculescu, direttore generale della Fina, e da Ottavio Cinquanta, membro del CIO. Ha fatto il giro d’onore raccogliendo applausi. Elegante e fiera. Ha spezzato un tabù, come aveva fatto Novella Calligaris a Monaco ’72, cogliendo le prime medaglie olimpiche del nuoto femminile azzurro. Ma Federica ha vinto. Ha conquistato l’oro, che per un secolo era stato stregato da un sortilegio. Federica Pellegrini gongolava dopo la sua splendida vittoria nei 200 stile libero. C’era felicità intorno a lei. Si è abbracciata con Alberto Castagnetti, il ct che l’ha guidata in questa scommessa vittoriosa. Sono fiorite lacrime di gioia, che hanno impreziosito l’abbraccio. Castagnetti, con sense of humour, ha subito cercato di sdrammatizzare, dicendole: "Guarda che io di medaglie d’oro ne ho già vinte due". L’allusione era alle due vittorie nella rana di Fioravanti a Sydney 2000. Federica ha subìto l’assedio dei media. "Predominava la rabbia dopo il fallimento nei 400 e l’ho trasformata in oro", ha sintetizzato così il prodigio della sua metamorfosi. "Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo". "Era un problema di tattica di gara. Abbiamo deciso di fare la gara di testa, come la primatista del mondo deve fare". Ha confidato di aver gareggiato con due costumi: "Sotto avevo l’Adidas d’allenamento, sopra quello da gara. L’ho fatto per evitare sorprese". L’allusione era alle rotture che si sono verificate spesso in questi giorni. A chi dedica questa medaglia d’oro? Federica ha risposto tranquilla: "A me stessa, ad Alberto che mi ha guidato e a tutti quelli che mi sono stati vicini". Che regalo si farà? "Un mese e mezzo di vacanza al mare. Il posto non lo dico, perché voglio che resti un segreto". Forse in Sicilia? "Potrebbe essere". Federica appariva stordita. I flash dei fotografi lampeggiavano intorno a lei. Era investita da una pioggia di domande. Dopo il brivido della vittoria, si è subito misurata con il peso della gloria. "Superlativa. Federica ha vinto col record del mondo. E’ stata la più forte in una gara di qualità altissima. Ha nuotato splendidamente ed è pure bella", ha detto Novella Calligaris, la prima donna italiana a fare la storia del nuoto. Anche la rivale di Federica Pellegrini, Sara Isakovic, era raggiante: "Ho conquistato la prima medaglia olimpica nel nuoto della storia del mio paese. Ho cononato un sogno. Ho nuotato in un tempo che non mi sarei mai sognato, nemmeno nel più fantastico dei miei sogni".

12.8.08

Mamma mia!

Beijing 2008_Corriere della Sera & Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Francesco D'Aniello conquista il secondo argento olimpico del tiro a volo: dopo Pellielo nel trap, il 39enne di Nettuno sale sul secondo gradino del podio ai Giochi nel double trap, dietro il dominatore della gara, l’americano Walton Eller. Malgrado i timori di tutti, l’esordiente azzurro brilla in una finale di prestigio: il più anziano (44 anni) è l’australiano Russell Mark, oro olimpico ad Atlanta e argento a Sydney (sbagliando gli ultimi 2 piattelli e precedendo sul podio l’attuale c.t. azzurro del trap, Albano Pera); il più giovane è lo statunitense Walton Eller (26 anni); con l’oro dell’ultima Olimpiade, ad Atene 2004, l’inglese Richard Faulds (31 anni) e con lui, l'esordiente ai Giochi, il 39enne Francesco Daniello, talento tardivo, ma campione del mondo 2007. Ma il tiratore italiano, promosso dal c.t. Mirko Cenci, fa una gara alla pari di gente tanto più accreditata. Malgrado il tifo acceso della gente di casa per Hu Binyuan, malgrado la delusione del clan italiano, ancora tradita, per i terzi Giochi consecutivi, da Daniele Di Spigno: ottimo tiratore che però, vuoi per motivi psicologici, vuoi tecnici (stavolta non riusciva più a colpire il secondo piattello), manca per un doppietto la qualificazione alla finale. Salito sulla massima ribalta da appena 8 anni, D'Aniello fa temere il peggio quando sbaglia già il secondo doppietto, forse influenzato dal doppio zero iniziale del’apripista, Eller, l’americano di Houston, un lungagnone di 1.91, capace in mattinata di fissare a 145 il nuovo limite olimpico (precedente 144), dopo il secondo posto nella tappa di coppa del mondo di quest’anno su questo stesso poligono, e auto-promuovendosi in finale con una dote di 4 doppietti sull’italiano. Ma la condotta dell’azzuro che non t’aspetti, anche se è campione del mondo uscente, è davvero ottima. Soprattutto perché, come vuole questa disciplina giovane, sbaglia ancora, ma solo altre tre volte, mantenendo una velocità do crociera, alle spalle dell’americano. Prima insieme al cinese, poi staccandolo con gli ultimi 9 doppietti centrati di fila. E garantendosi l’argento alla penultima coppiola. E poi urlando in diretta tv al figlio: "Michele, quando torno oltre alla ruspa grande che t’ho promesso, ti porto anche una argento olimpico". Per Eller è la rivincita sui Giochi di Atlanta, appena 17°, ma soprattutto su quelli del 2000, a Sydney, quando, appena 18enne e più giovane della spedizione, finì k.o. per un panino al prosciutto. D'Aniello, di Nettuno, ex giocatore di baseball, è nelle Fiamme oro non per meriti sportivi. Era già in polizia, faceva servizio nelle volanti, a Torino e poi a Roma. Ha cominciato a sparare solo sei-sette anni fa nei campionati della polizia, l'hanno notato, ed è entrato nel gruppo sportivo da pochi anni. "Ho lavorato tanto - ha detto D'Aniello a gara appena conclusa - per questa medaglia e sono davvero felice. Battere Eller oggi era quasi impossibile, ma sono stato davvero bravo a resistere alla pressione del cinese, che è stato anche aiutato dai giudici. A un certo punto avevo il suo fiato sul collo, ma nelle ultime serie sono stato quasi perfetto".
Classifica finale: 1. Eller (Usa) 190 ( qualificazioni 145); 2. Daniello (Ita) 187 (141); 3. Hu (Cina) 184 (138); 4. Holguin (Usa) 182 (140); 5. Mark (Aus) 181 (136 dopo spareggio); 6. Faulds (Gbr) 180 (137)

11.8.08

Italia, un giorno storico

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport & Corriere della Sera
XXIX Olimpiade in tempo reale:

Non canta perché sostiene di essere molto stonata. Conoscendola, probabilmente non è vero. Ma il trionfo di Valentina Vezzali è sulle note di una canzone di Eros Ramazzotti che la tre volte olimpionica nel fioretto individuale cita pochi secondi dopo aver conquistato l’oro e, a freddo, nella conferenza stampa: "Quando la festa comincerà tu sarai regina, tutta la gente si fermerà a guardarti stupita. Quando la festa poi finirà torneremo a terra tutta la gente si ricorderà d'aver visto una stella". Sono le parole di "Per me sempre", recitate quasi senza tirare il fiato, che diventano un’autobiografia di quel "percorso di sofferenza", come lo ha definito il c.t. Magro, che anche stavolta la più forte fiorettista di sempre ha dovuto compiere per vincere. Valentina racconta: "Quando alla vigilia pensavo che sarebbe potuto essere il terzo oro, ho provato una grande pressione e un’emozione molto forte. Mi chiedevo se avessi dovuto smettere prima o provarci ancora. Mio figlio mi aveva chiesto una medaglia, beh eccola qui. È stata la più difficile da raggiungere, ce l’ho messa veramente tutta". Racconta delle ultime stoccate miracolose portate in trance, senza neppure accorgersene. "La mia intenzione, adesso, è di non disperdere energie, di tornare a concentrarmi per la gara a squadre. Siamo date per grandi favorite, ma nelle ultime occasioni non siamo mai riuscite a mostrare il nostro valore. Poi si vedrà: ho faticato tanto per arrivare a questo terzo oro, ho 34 anni e, da quando c’è mio figlio, non faccio più piani a lunga scadenza. Certamente avrà una sorellina ma non è nulla di programmato come dopo Sydney. Dio mi ha dato talento e l’ho sfruttato al meglio e questo dà un senso alla mia vita. Diciamo che mi ritirerò se non mi faranno portare questa benedetta bandiera neppure a Londra". Mentre sale sul palco alla festa di Casa Italia, le passano il telefonino: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le porge il saluto di tutta Italia. "Presidente mi fa commuovere - dice Valentina - spero che adesso anche lei si sia appassionato di scherma". Anche Margherita Granbassi è raggiante. Ha avuto un percorso difficile, battuto due russe grandi il doppio di lei, è passata attraverso l’emozione di una sfida con la Trillini in semifinale: "Mi dispiace che fosse un’italiana quella contro cui dovevo conquistare la medaglia, e soprattutto che fosse Giovanna. È stato difficile anche mentalmente, spero di poter vincere assieme a lei la medaglia a squadre. La semifinale contro Valentina? Impossibile, lei è un’avversaria di un altro livello, una untouchable". Nel giorno di festa, ci sono le lacrime proprio di Giovanna Trillini, meravigliosa fino alle semifinali, che si sente defraudata da un arbitro: "Si vede che tre italiane sul podio non le volevano e questo era l’unico modo per fermarci. Sentivo che avrei potuto farcela, il cartellino rosso solo perché ho chiesto il replay è stata una cattiveria. Mi ritiro perché se mi presento nel 2012, per fermarmi mi spezzerebbero una gamba".

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Giulia Quintavalle è nella storia. Sul tatami di Pechino conquista a sorpresa il primo oro dell'Italia nel judo femminile. Quella 25enne di Livorno, che ha vinto per yuko la finale contro l'olandese Gravenstijn, è una vera impresa. Per l'azzurra quella di Pechino è la prima volta in una competizione a cinque cerchi. L'inizio sembrava proibitivo contro la tedesca Yvonne Boenisch, campionessa olimpica uscente e tra le favorite anche a Pechino, invece è arrivata la vittoria. La Quintavalle ha ripetuto l'impresa anche al turno successivo, dove si è sbarazzata della mongola Erdenet-Od Khishigbat, terza ai mondiali 2005. Nei quarti l'azzurra si è trovata di fronte la francese Barbara Harel, quinta ad Atene e terza ai recenti Europei di Lisbona. Eppure la Quintavalle ha colto una vittoria agevole, che l'ha proiettata in semifinale. L'avversaria dell'azzurra nel match che porta alla finale è Maria Pekli, 36enne ungherese di nascita ma australiana di passaporto che fu bronzo a Sydney 2000. Il match nella prima metà è molto equilibrato, e a 2'30" dalla fine le due at. A 1'26" dalla fine la Quintavalle accusa un problema al gomito destro, ma dopo circa un minuto di interruzione riprende il match riuscendo a vincere il quarto match di fila. E' in finale contro l'olandese Deborah Gravenstijn, bronzo ad Atene 2004, che nell'altra semifinale si è sbarazzata della cinese Yan Xu. La Quintavalle comincia bene, ottenendo un koka (il punto con meno valore) in avvio di gara. L'azzurra controlla la gara, e a 1'51" dalla fine ottiene anche uno yuko (il punto col secondo minor valore). La livornese è decisa e porta per prima gli attacchi, l'olandese prova a difendersi senza troppo successo. La Quintavalle tiene duro negli ultimi 30 secondi e ottiene la medaglia del metallo più prezioso, nonostante il koka dell'olandese nel finale. Campionessa italiana nel 2004 e nel 2005, la livornese ha cominciato a cogliere risultati in campo internazionale a livello assoluto nel 2007, quando giunse quinta ai Mondiali di Rio de Janeiro, stessa posizione occupata agli Europei di Lisbona di quest'anno.

Amara Federica

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport & Luca
XXIX Olimpiade in tempo reale:
La più solida chance di medaglia è evaporata. Si è ripetuta Atene. Federica Pellegrini è stata di nuovo battuta in una finale olimpica che avrebbe potuto vincere. Quattro anni fa era stata infilata dalla romena Potec sui 200, qui, nei 400 stile libero, la gara di cui è primatista del mondo, è crollata nella finale, pagando a caro prezzo la follia delle batterie, dove in avvio troppo veloce aveva bruciato preziose energie. In finale è partita più lenta, ma poi ha avuto la forza per cambiare. E’ finita quinta in 4’04"56, in una gara da cui esce con il miglior tempo, 4’02"19, ottenuto però quando non contava, in batteria. La finale è stata condotta in avvio da Laure Manaudou, che poi si è spenta. Quando Katie Hoff ha preso la testa Federica Pellegrini non è riuscita a seguirla. E’ rimasta sul podio fino ai 300, ma poi ha ceduto, mentre le due britanniche sono passate e Rebecca Adlington è andata a conquistare una vittoria clamorosa con un tempo modesto, 4’03"22. Una sensazionale finale ha acceso la vasca. La 4x100 stile libero ha regalato straordinarie emozioni. L’australiano Eamon Sullivan, in prima frazione, ha battuto il record del mondo dei 100, volando in 47"24. Phelps, con un terrificante 47"51, ha lanciato bene gli Stati Uniti, applauditi in tribuna anche dal presidente George Bush. Ma poi è venuta avanti la Francia e Bernard ha avuto l’occasione di una vittoria storica. Forse choccato dal fatto che Sullivan gli aveva strappato il primato, è stato trafitto all’ultima bracciata dal ritorno dello statunitense Lezak, autore della più veloce anchor-leg della storia: 3’08"24 per gli americani, nuovo primato del mondo, 3’08"32 per i magnifici francesi. Il guizzo di Lezak è importante anche perché il sogno di Michael Phelps di vincere 8 medaglie d’oro resta vivo e, solo adesso, appare realmente possibile. Il giapponese Kosuke Kitajima, dominatore della rana ad Atene, si è confermato e i cinesi lo hanno applaudito, dimenticando la guerra di conquista che ferì il paese. Con una gara favolosa ha battuto il record dei 100, togliendolo al suo storico rivale, lo statunitense Brendan Hansen. Ha vinto l’oro nuotando in 58"91. Ha seguito il norvegese Oen, che è passato primo in 27"85, davanti a Hansen, 27"97. Kitajima ha virato in 28"03. Poi ha folgorato tutti dopo la virata ed è riuscito a tenere il vantaggio fino alla fine. Il suo storico rivale Hansen è rimasto giù dal podio, quarto in 59"57. Kirsty Coventry dello Zimbabwe ha battuto il record del mondo nelle semifinali dei 100 dorso. Ha nuotaTo in 58"77, migliorando il precedente primato della statunitense Natalie Coughlin, che lo aveva stabilito ai trials di Omaha il 1 luglio scorso. La Coventry è passata a metà gara in 28"86, in ritardo rispetto ai ritmi del vecchio record (28"45), ma poi si è scatenata nella seconda vasca. La Coughlin, secondo tempo con 59"43, si era imposta nella prima semifinale. Non c’è stato nulla da fare per Emiliano Brembilla nelle semifinali dei 200 sl: con 1’47"70 è rimasto fuori dalla finale con l’undicesimo tempo. Un’eliminazione amara, visto che l’ottavo, il britannico Robbie Renwick, ha nuotato in 1’47"07, lo stesso tempo che Emiliano aveva ottenuto in batteria. Il più veloce è stato lo statunitense Vanderkaay che ha segnato 1’45"76. Michael Phelps ha, invece, fatto il bagno, risparmiando le forze per la staffetta, ma si è qualificato col quarto tempo, 1’46"28. Nemmeno Mirco Di Tora ha superato le semifinali, nuotando i 100 dorso in 54"92. In questa gara l’australiano Hayden Stoeckel, 52"97, e lo statunitense Matt Grevers, 52"99, hanno mancato per un pugno di centesimi il primato del mondo (52"89), mentre il russo Arkady Vyatchanin ha stabilito il nuovo record d’Europa con 53"06. Lisbeth Trickett è riuscita ad ottenere il primo oro olimpico individuale, vincendo i 100 farfalla in 56"73, davanti alla statunitense Christine Magnuson, 57"10, e alla connazionale Jessicah Schipper, 57"25, vincitrice dei 200. La cinese Zhou Yafei, 57"84, è rimasta ai piedi del podio, quarta.

10.8.08

Guderzo, Peliello, Tagliariol... è grande Italia!

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport & Corriere.it
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Al termine della seconda giornata di gare la Cina allunga in testa al medagliere con 6 ori contro i 3 della Corea del Sud e i 2 di Stati Uniti e Repubblica Ceca. L'Italia, con un oro (Tagliariol), due argenti (Rebellin e Pellielo) e un bronzo (Cantele) è quinta nel medagliere.
SCHERMA UOMINI, spada individuale - Matteo Tagliariol è il primo olimpionicco azzurro di Pechino 2008: in finale ha prevalso 15-9 sul francese Fabrice Jeannet. Il trevigiano in precedenza aveva battuto 15-10 il polacco Tomasz Motyka nei sedicesimi, 15-11 il francese Ulrich Robeiri, 15-11 l'olandese Bas Verwijlen nei quarti e 15-12 lo spagnolo Jose Luis Abajo, poi vincitore del bronzo, in semifinale. Diego Confalonieri è uscito di scena nei quarti: ha sconfitto 15-10 il norvegese Sturla Torkildsen nei sedicesimi e 15-9 l'ungherese Geza Imre negli ottavi e poi si è arreso 14-13 ad Abajo. Niente da fare invece per Alfredo Rota, piegato dall’ungherese Gabor Boczko per 11-10 all’overtime al primo turno.
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NUOTO UOMINI finali - Record del mondo nei 400 misti per lo statunitense Phelps, che vince la medaglia d'oro nei 400 misti con 4'03"84. Cseh, secondo, fa il record europeo con 4'06"16. Bronzo all'altro americano Lochte. Boggiatto chiude 4°, Marin 5°. Nei 400 sl, oro al sudcoreano Park, argento al cinese Zhang e bronzo allo statunitense Larsen. L'Olanda ha conquistato la medaglia d'oro nella staffetta 4x100 stile libero con il tempo di 3'33"76.
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NUOTO DONNEfinali - Nei 400 misti, Alessia Filippi fa il record italiano ma non basta per il podio: è 5ª nella gara vinta dall'australiana Stephanie Rice col record del mondo (4'29"45). Argento alla Coventry (Zimbabwe), bronzo alla Hoff (Usa). L'Olanda ha conquistato la medaglia d'oro nella staffetta 4x100 stile libero con il tempo di 3'33"76. Medaglia d'argento agli Stati Uniti, con la 41enne Torres, con 3'34"33, bronzo all'Australia con 3'35"05.
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NUOTO UOMINI, eliminatorie - Emiliano Brembilla si è qualificato alle semifinali dei 200 stile libero con 1'47"04 in batteria (nono tempo assoluto). Fuori Massimiliano Rosolino, solo ventottesimo con il suo 1'48"76. Michael Phelps non forza e si accontenta del quarto tempo di qualificazione in 1'46"80. Mirco Di Tora ha ottenuto il record italiano nelle batterie dei 100 dorso con 54"39 e si è qualificato per le semifinali mentre Damiano Lestingi è il secondo degli esclusi con 54"78. Record del mondo nelle batterie della 4x100 sl statunitense (Adrian, Jones, Wildman-Tobriner, Grevers) in 3'12"23; record europeo per la Francia (Leveaux, Mallet, Steimetz, Bousquet) in 3'12"36 e record italiano per gli azzurri (Calvi, Galenda, Magnini, Santucci) in 3'12"65 che hanno staccato anche il biglietto per la finale.
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NUOTO DONNE eliminatorie - Ilaria Bianchi ha mancato la qualificazione alla finale dei 100 farfalla. L'azzurra, impegnata nella seconda batteria della semifinale, alle prese con un problema agli occhialini, ha chiuso per ultima ed è stata poi squalificata per avere sgambato a rana. Non basta il personale stagionale (1'02"21) a Romina Armellini per evitare l'eliminazione in batteria nei 100 dorso. Record europeo nei 100 rana per l'austriaca Mirna Jukic in 1'07"06; eliminata Roberta Panara che ha nuotato in 1'08"90, ventiduesimo tempo assoluto e record personale. Record olimpico e finale conquistatata col miglior tempo in batteria per Federica Pellegrini che nei 400 sl ha fermato i cronometri in 4'02"19.
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EQUITAZIONE, concorso completo (dressage) - Ottima prestazione dell'Italia, che si piazza al quinto posto provvisorio rimontando due posizioni rispetto a ieri. In testa c'è l'Australia, domani la prova di campagna.
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TIRO A VOLO UOMINI, trap - Medaglia d'oro al ceco David Kostelecky con 146/150 davanti a Giovanni Pellielo, al terzo podio olimpico consecutivo, con 143/150 e bronzo all'australiano Diamond con 142/150. Sesto Erminio Frasca.
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TIRO A SEGNO DONNE, pistola 10 metri - La cinese Wenjun Guo ha vinto l’oro. La Guo, al comando già dopo le qualificazioni, ha chiuso con 492.3 punti, realizzando il nuovo record olimpico della finale. L’argento è andato alla russa Natalia Paderina (489.1), il bronzo alla georgiana Nino Salukvadze (487.4). L’azzurra Maura Genovesi è stata eliminata nelle qualificazioni, piazzandosi in 28ª posizione.
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ARCO DONNE, squadre - Le azzurre (Leonetti, Tonetta, Valeeva) hanno superato gli ottavi di finale battendo per 215-211 Taiwan, poi so arrese nei quarti alla fortissima squadra sudcoreana, che ha stabilito il nuovo record del mondo con 231 punti, contro i 217 delle italiane. La Corea del Sud (Park Sung-hyun, Joo Hyun-jung, Yun Ok-hee) ha conquistato la medaglia d'oro, argento alla Cina e bronzo alla Francia.
JUDO UOMINI, 66 kg - Nicola Giovanni Casale ha vinto il primo incontro dei preliminari battendo per ippon il cileno Felipe Novoa, poi è stato sconfitto dal nordcoreano Pak Chol Min. Ai ripescaggi 'azzurro è stato sconfitto per ippon dal russo Alim Gadanov dopo le vittorie sul turkmeno Guvanch Nurmuhammedov e sul portoghese Pedro Dias prima della sconfitta con Gadanov. Oro al giapponese Masato Uchishiba, argento al francese Benjamin Darbelet e bronzi al cubano Yordanis Arencibia e al nordcoreano Pak Chol Min.
JUDO DONNE, 52 kg - La cinese Xian Dongmei ha battuto in finale la nordcoreana An Kum Ae. Medaglie di bronzo all'algerina Soraya Haddad e alla giapponese Misato Nakamura.
SOLLEVAMENTO PESI UOMINI, 56 kg - Non è in corsa per le medaglie Vito Dellino, 6° nel gruppo B. Oro al cinese Long Qingquan, argento al vietnamita Anh Tuan Hoang e all'indonesiano Eko Yuli Irawan.
SOLLEVAMENTO PESI DONNE, 52 kg - Oro alla thailandese Prapawadee JaroenRattanatarakoon, argento alla sudcoreana Yoon Jin-hee e bronzo alla bielorussa Nastassia Novikava.
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PALLAVOLO UOMINI - Italia a segno 3-1 sul Giappone nella giornata inaugurale del torneo.
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BEACH VOLLEY UOMINI - Il duo azzurro composto da Eugenio Amore e Riccardo Lione è stato superato dai brasiliani Marcio Araujo e Fabio Luiz con un doppio 21-18. Martedì alle 15 prossima sfida contro i russi Barsouk/Kolodinsky.
GINNASTICA DONNE, rotazione a squadre - L'Italia è sesta, ultima di quelle scese in pedana, con 231,275 punti. L'unica ad avere conquistato una finale individuale è Carlotta Giovannini, terza nel volteggio con 15,137 punti. Vanessa Ferrari è fuori da tutte le finali ed è a rischio la sua qualificazione al concorso generale.
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TUFFI DONNE, sincronizzato 3 m - Oro alle cinesi Wu Minxia e Guo Jingjing, argento alle russe Julia Pakhalina e Anastasia Pozdnyakova, bronzo alle tedesce Ditte Kotzian e Heike Fischer. Sesto posto per la coppia italiana Noemi Batki/Francesca Dallapé.
TENNIS DONNE - Nel singolare successo di Francesca Schiavone che nel primo turno ha eliminato l'uzbeka Akgul Amanmuradova imponendosi 6-4 6-2. Esce di scena invece Sara Errani che ha ceduto 6-3 6-2 all'australiana Samantha Stosur. La giornata è stata caratterizzata dalla pioggia che ha costretto gli organizzatori a sospendere il programma in anticipo.
CANOTTAGGIO - Marcello Miani ed Elia Luini si sono qualificati alle semifinali del doppio pesi leggeri vincendo la seconda batteria. Il quattro pesi leggeri (Vlcek, Amarante, Amitrano, Mascarenhas) si è qualificato alle semifinali piazzandosi terzo nella seconda batteria. Semifinali col secondo posto nella prima batteria anche per il quattro di coppia (Agamennoni, Venier, Galtarossa, Raineri).
BASKET - Prima giornata del torneo maschile: Russia-Iran 71-49, Germania-Angola 95-66, Spagna-Grecia 81-66, Lituania-Argentina 79-75. Croazia-Australia 97-82,
Usa-Cina 101-70. Qui ulteriori approfondimenti.
CICLISMO - La gara su strada femminile ha visto il successo la britannica Nicole Cooke che ha battuto allo sprint la svedese Emma Johansson e l'italiana Tatiana Guderzo.
Qui ulteriori aggiornamenti.
PALLANUOTO - Netta sconfitta al debutto per il Settebello che è stato sconfitto 11-7 (3-3, 2-0, 4-1, 2-3) dalla Croazia.
Qui ulteriori approfondimenti.
VELA - Dopo la terza e la quarta regata della classe Finn retrocede al 14° posto Giorgio Poggi. Sempre quindicesime e ultime le ragazze (Calligaris/Scognamillo/Pignolo) della classe Yngling che anche oggi hanno ottenuto un 14° e un 15° posto.
CALCIO - Italia-Corea del Sud: 3-0 con gol di Rossi al 15', Rocchi al 32' e Montolivo al 45' della ripresa. Azzurri ai quarti di finale.
Qui ulteriori aggiornamenti. Brasile a valanga (5-0) sulla Nuova Zelanda nel secondo turno, Argentina-Australia 1-0. Qui ulteriori approfondimenti.

Peliello centra l'argento

Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
Un argento sofferto, bagnato di lacrime, ma soprattutto di pioggia. Una caterva di pioggia che, dopo la calura dei giorni scorsi, ha stravolto la finale di fossa olimpica, lanciando l’argento, il secondo olimpico consecutivo, di Giovanni Pellielo. Che, subito dopo l’impresa ha rinnovato la sua fede: "Ringrazio Dio per questa medaglia. Preferivo l’oro, ma sono contento perché ho fatto il massimo che potevo". Giovanni "Johnny" Pellielo, il più anziano dei 6 finalisti, con 38 anni e già 4 Olimpiadi alle spalle, aveva già conquistato il bronzo a Sydney e l'argento ad Atene: mai nessun italiano era andato sul podio in tre Olimpiadi consecutive nella fossa olimpica. Pellielo ha avuto momenti difficili, in questa prova, dopo i due zeri dell’ultima serie di qualificazione, in mattinata, ne ha collezionati altri due, sempre con piattelli in uscita a destra, mentre in precedenza aveva patito quelli con uscita a sinistra. Ma, favorito anche dall’abitudine di chi è nato e vive a Vercelli, è stato bravissimo a recuperare concentrazione e sicurezza, mentre tutti gli altri, meno l’impeccabile ceco David Kostelecky, accusavano le condizioni esterne. Pioggia e scarsa visibilità hanno messo subito fuori gioco Glasnovic e hanno distratto Alipov, quindi hanno stoppato l’esordiente Erminio Frasca, peraltro bravissimo, a 25 anni e alla prima Olimpiade, finché non è incappato in due zeri di fila, uscendo dalla lotta per il secondo e terzo posto. E finendo poi sesto, dopo spareggio, ma con grandi promesse future. A pagare l’effetto delle straordinarie condizioni esterne - pioveva anche in tribuna stampa - anche il due volte campione olimpico Michael Diamond, che era arrivato a Pechino da favorito. Ma prima ha acciuffato la finale per la cuffia dopo un playoff a tre, e poi è scivolato negli ultimi colpi ed è stato beffato nello spareggio per il bronzo dal campione olimpico uscente, Alipov. Finale trap maschile: 1. Kostelecky (R.Cec) 146 (121); 2. Pellielo (Ita) 143 (120); 3. Alipov (Rus) 142, dopo spareggio (121); 4. Diamond (Aus) 142, dopo spareggio (119, dopo spareggio); 5. Glasnovic (Cro) 140, dopo spareggio (119, dopo spareggio); 6. Frasca 140 dopo spareggio (Ita) 120.

9.8.08

Rebellin: "E' per Casartelli"


Beijing 2008_Gazzetta dello Sport
Samuel Sanchez campione olimpico nel ciclismo su strada. Oro alla Spagna, che in questo 2008 indimenticabile ha vinto il Giro (Contador), il Tour (Sastre), molte classiche (Valverde e Freire), per non parlare delle altre discipline. L'argento è per l'Italia, appeso al collo di Davide Rebellin, straordinario e come spesso gli è accaduto, perfetto fino a un metro dal traguardo. Terzo posto per Fabian Cancellara, che ai Giochi era arrivato per puntare forte sulla prova a cronometro e invece ha rischiato di chiudere in trionfo una rimonta travolgente negli ultimi 5 chilometri (sarà bronzo sul podio di Pechino). Bettini, fuori dalla lotta per il primo posto per ragioni tattiche e non di condizione, è diciottesimo. Valverde tredicesimo. La corsa si è infiammata all'ultimo Giro, dopo gli attacchi di Franco Pellizotti, che avevano scremato il gruppo. Andy Schleck ha acceso la miccia. Il resto lo hanno fatto Evans, Kolobnev e Rogers, inseguiti da Sanchez e Rebellin, pedine che Italia e Spagna avrebbero voluto muovere in altro modo. Negli ultimi 10 km entrambi si sono ritrovati nella fuga buona, trascinati dal più piccolo dei fratelli Schleck, Andy, 23 anni, che ha mostrato nervosismo e inesperienza, ma anche un talento che lo porterà lontano. Il ritorno di Cancellara su Rogers e Kolobnev è stata una delle azioni più belle della corsa: lo svizzero ha recuperato una ventina di secondi in 5 chilometri, riportando l'australiano e il russo sul terzetto di testa. Poi il finale, amaro per Rebellin, beffato all'ultimo secondo da Samuel Sanchez, un corridore completo, ma che in questa stagione aveva vinto solo alla Vuelta Asturias. "L'oro è un'altra cosa, peccato perché ormai ero a un passo dall'oro", ha detto Rebellin dopo l'arrivo. "Salgo sul podio con un po' di tutto, ne ho fatti tanti di secondi posti ma questo è il più bello - ha aggiunto il corridore veneto, che oggi compie 37 anni, ai microfoni di Rai Sport -. L'argento è un sogno che tutti gli sportivi hanno, sei comunque a un passo dall'oro ed è una grossa soddisfazione". Sanchez - conclude - mi ha passato negli ultimi metri, è stata una volata regolare ma si vedeva che era il più forte. Ringrazio i compagni e i tifosi". "La mia è una medaglia pulita - ha aggiunto Rebellin - Ritengo di essere di esempio anche per i giovani. I risultati si ottengono sempre con sacrifici e voglia di allenarsi Anche in inverno mi concedo solo 2-3 feste, ma il mio divertimento è uscire in bici". Rebellin ha anche un ricordo per Fabio Casartelli (scomparso dopo una caduta nel corso del Tour del 1995), con cui 16 anni fa a Barcellona condivise l'esperienza olimpica: "Sono sicuro che da lassù avrà fatto il tifo per me".

Primi aggiornamenti da Pechino

Passion_Still_Lives_Here_Article Gazzetta dello Sport
XXIX Olimpiade in tempo reale:
Ecco il riepilogo in tempo reale delle medaglie assegnate oggi all'Olimpiade di Pechino e i risultati degli italiani in gara.
TIRO A SEGNO DONNE, carabina 10 metri ad aria compressa - Si è concluso nella fase delle qualificazioni il cammino di Valentina Turisini nella carabina 10 metri ad aria compressa. L'azzurra non è riuscita ad approdare ai tiri finali, chiudendo al 28° posto della classfica generale. L'oro è andato alla ceca Katerina Emmons, che ad Atene era arrivata terza e conquistato poi il secondo posto ai Mondiali di Zagabria. L'argento di oggi è andato alla russa Galkina e bronzo alla croata Pejcic.
TIRO A SEGNO UOMINI, pistola 10 metri - Niente finale per l'azzurro Virgilio Fait: un solo punto l'ha tenuto fuori dal gruppo degli otto che hanno superato la fase di qualificazione. Fait ha chiuso con 580 punti, uno in più degli ultimi tre tiratori finalisti. Decisamente più lontano invece l'altro azzurro in gara, Mauro Badaracchi, che ha chiuso al quarantesimo posto con 571 punti. Oro al cinese Pang Wei, che ha chiuso la gara con il punteggio totale di 688.2 punti ed ha preceduto il sudcoreano Jin Oh Jong (684.5) e il nordcoreano John Su Kim (683).
PALLAVOLO DONNE -
Esordio vincente per le azzurre dell’Italvolley, che hanno portato a casa un match importante e difficile, quello con la Russia, battuta 3-1. I parziali: 25-20, 17-25, 25-16, 25-23 (nella foto la Piccinini che esulta).
PESI DONNE 48 kg - L’Olimpiade di Genny Pagliaro dura sei amarissimi minuti. La 19enne siciliana, nel breve periodo, paralizzata dall’emozione, sbaglia tre volte l’alzata d’ingresso nello strappo, specialità nella quale in aprile s’è laureata campionessa europea: quegli 82 chili, che per lei dovrebbero essere quasi un aperitivo, diventano una montagna insormontabile. Addio sogni e arrivederci a Londra 2012. L'oro è andato alla cinese Xiexia Chen, argento alla turca Sibel Ozkan e bronzo all'atleta di Taipei Wei-Ling Chen.
EQUITAZIONE, eliminatorie completo individuale a squadre - Partenza incoraggiante per gli azzurri del completo, che all'alba di Hong Kong hanno iniziato la loro avventura con la prova di dressage. Dopo 25 binomi scesi in gara Stefano Brecciaroli in sella a Cappa Hill è 10°, mentre Vittoria Panizzon è 12°. Risultato più prezioso di quanto dicano i numeri. I nostri sono al livello di due mostri sacri come il neozelandese Mark Todd e l'inglese William Fox-Pitt. Un punto di partenza importante in vista della prova di cross di lunedì, dove dovrebbero guadagnare posizioni e soprattutto portare il totale dei punti dell'Italia vicino al podio. In testa per ora una coppia australiana: Lucinda Fredericks precede il marito Clayton. Alle 14.19 ora italiana in campo Fabio Magni nel secondo gruppo di cavalieri a scendere in gara.
BADMINTON - Agnese Allegrini è stata eliminata al primo turno del torneo di badminton alle Olimpiadi di Pechino. L'atleta romana è stata battut dall'ucraina Larysa Gryga per due set a zero con i seguenti parziali: 21-15, 21-11.
SCHERMA, sciabola femminile - Ilaria Bianco è stata eliminata agli ottavi di finale della prova olimpica di sciabola femminile, mentre Gioia Marzocca è uscita ai 16esimi. Inizialmente, la Bianco ha avuto facilmente la meglio della cinese Huang Hayiang con il punteggio di 15-12, mentre la Marzocca si è arresa all'ucraina Olga Kharlan con il punteggio di 15-8. Poi la Bianco ha ceduto alla russa Sofiya Velikaya con il punteggio di 15-6.
TIRO A VOLO UOMINI, trap - Buone notizie da Giovanni Pellielo: ha chiuso in testa nella fossa olimpica dopo la terza, e conclusiva, serie di piattelli della prima giornata di gare. Il vercellese ha ottenuto il punteggio di 73/75 ed è primo alla pari con il ceco David Kostelecky. Terzo è l'altro azzurro Erminio Frasca, con 72/75 ed alla pari con il russo Alexei Alipov, oro ad Atene, il pluriolimpionico australiano Michael Diamond ed il croato Josip Glasnovic. Domani verrano disputate altre due serie di 25 piattelli l'una, al termine delle quali i primi sei della classifica verranno ammessi alla finale in programma dalle ore 15 di Pechino (le 9 in Italia).
GINNASTICA UOMINI, qualificazioni artistica - Gli specialisti della ginnastica azzurra non tradiscono: alla sbarra Igor Cassina è primo, sui livelli di Atene. Bene anche Morandi (autore di una prova splendida con 16.025 punti) e Coppolino agli anelli.
ARCO DONNE, prova ranking - poco brillanti le azzurre, ma nulla è compromesso perché non si trattava di una prova a eliminazione. Natalia Valeeva è 30ª, Pia Carmen Lionetti 51ª, Elena Tonetta 55ª.

8.8.08

Pechino: i Giochi al via

Passion_Still_Lives_Here_Article Antonella & Adnkronos
XXIX Olimpiade in tempo reale:

un'emozione fortissima, tra le più forti della mia vita. Ma, al di là delle vicende personali, per il clima che si respira, sarebbe stato un sacrilegio non sfilare". Queste le prime parole di Antonio Rossi, portabandiera azzurro, appena terminata la sfilata della squadra olimpica italiana nella Cerimonia d'Apertura delle XXIX Olimpiadi. Non voglio immaginare cosa abbia provato in quei momenti il nostro canoista. Io, nel mio piccolo, ero molto emozionata. Con la mente sono ritornata a Torino, alle emozioni vissute allo Stadio Olimpico "Grande Torino" quel 10 febbraio. Vedevo Rossi sfilare con il nostro drappo e un insieme di emozioni - sensazioni si è impossessato di me.Vedere i nostri atleti sfilare, certo, magari in modo un po' confusionale... ma siamo italiani, è stato un tuffo al cuore. Vederli salutare, fotografare, riprendere; vederli sorridere, poter leggere nei loro occhi la loro felicità, è stato tutto molto bello. Ora che i Giochi hanno preso il via, possiamo solo farvi un grosso in bocca al lupo. Forza ragazzi, fateci sognare.
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Sono stati 2008 percussionisti ad aprire la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino 2008 dopo che, alle 20 della serata cinese, il conto alla rovescia si è concluso con spettacolari fuochi di artificio. In un crescendo di giochi di luci, davanti ai 91.000 spettatori presenti allo stadio 'Nido d'uccello' i percussionisti si sono esibiti suonando il Fou, lo strumento a percussione più antico della Cina fatto di argilla o bronzo. ''Amici che venite da lontano, quanto siamo felici'' è stato il messaggio di benvenuto rivolto agli ospiti arrivati da tutto il mondo.Sul campo del Nido d'uccello hanno poi sfilato 56 bambini, in rappresentanza di tutti i gruppi etnici cinesi. I cinque cerchi hanno lasciato quindi spazio ad un'enorme bandiera della Cina issata sulle note dell'inno nazionale.Con il segmento artistico intolato 'Beautiful Olympics', lo spettacolo diretto da Zhang Yimou, regista di 'Lanterne Rosse', è quindi entrato nella storia del paese ospitante per mostrare l'origine e lo sviluppo della cultura della Cina attraverso le sue conquiste, come la stampa. Centinaia di figuranti, 897, racchiusi in parallelepipidi hanno mimato una danza tutta dedicata ai caratteri mobili ma anche a raffigurazioni più 'geografiche', come la Grande Muraglia e fiori di pesco. Nello stadio è poi apparsa la 'via della seta' con la navigazione dei commercianti via terra e via mare. Richiamo anche quanto è stato realizzato nei sette anni di preparativi per i Giochi con 4.100 figuranti-acrobati che hanno ricostruito nello stadio la stessa struttura intrecciata a nido d'uccello. Inevitabile il riferimento al tai-chi, alla natura, all'inquinamento e alle speranze per il futuro. Durante l'esibizione del cantante pop cinese Liu Huan e dalla cantante inglese Sarah Brightman, fuochi d'artificio sono stati accesi anche in diverse zone della capitale cinese, mentre un globo trasparente azzurro del peso di 16 tonnellate si sollevava sullo stadio. Poi via alla sfilata: 204 nazioni in passerella dopo la rinuncia del Brunei. Ad aprire la delegazione della Grecia con in testa il portabandiera ellenico, il judoka Ilias Iliadis. Un'ovazione ha poi accolto l'ingresso della delegazione di Taiwan. Applausi anche per la delegazione dell'Iraq guidata dal portabandiera Hamzah Al-Hilfi, che si cimenterà nel canottaggio.Per colpa dei caratteri cinesi l'Italia sfila 191esima. Il portabandiera della squadra è il canoista Antonio Rossi. Molti atleti sventolano il tricolore mentre entrano nello stadio con macchine fotografiche e telecamere. Infine Yao Ming apre la sfilata della Cina. La stella della nazionale di basket è il portabandiera della squadra di casa. Nella delegazione, le donne sfilano davanti agli uomini. Ogni atleta sventola una bandiera cinese.Ad accendere il braciere l'ex ginnasta cinese Li Ning Li Ning ha vinto 3 medaglie d'oro ai Giochi di Los Angeles 1984, attualmente è un imprenditore di successo nel settore dell'abbigliamento sportivo.

Cerimonia, la Cina salterà un secolo

Pechino 2008_Article La Stampa & Luca
XXIX Olimpiade in tempo reale:

Il primo giorno della nuova vita della cina comincia questa sera alle 20,08 (le 14,08 italiane), con una cerimonia sfavillante e discutibile davanti ai potenti della Terra. Nel corso della quale il regista Zhang Yimou, direttore artistico dell'evento, taglierà - lui giura incidentalmente - il cordone ombelicale che lega il Paese agli ultimi cento anni della sua storia e alla rivoluzione comunista.Il lungo viaggio dal nero al rosso che ha attraversato il Novecento cinese, innervandolo e continuando ad alimentarlo fino ad ora, è stato ignorato nel lungo messaggio simbolico che inaugura ufficialmente le Olimpiadi di Pechino, sovrapponendo a squarci di un passato glorioso la proiezione di un futuro da inventare. In mezzo, il nulla. Un passo indietro di 72 ore aiuta a capire meglio. Cinque agosto, sera inoltrata, trenta gradi, cielo pesante, afa, umido, tutto come in ogni santo o maledettissimo giorno pechinese, gradinate dello stadio Olimpico di Beijing, il Bird’s Nest. Ultima delle tre prove generali della cerimonia. Tutto fila liscio, resta intatto anche il segreto su chi, e come, accenderà il braciere. Il carismatico Zhang Yimou, accompagnato da un funzionario di partito, si presenta a un centinaio di broadcaster in attesa di apprendere dalle sue labbra il verbo da divulgare ai quattro miliardi di spettatori che si sintonizzeranno stasera per almeno un minuto. I signori della tv aspettano il passepartout universale per non precipitare in diretta tra le pieghe molteplici di questo spettacolo di tre ore costato oltre due anni di lavoro e centoventi milioni di euro. Zhang Yimou è serio. Insolitamente composto. Come uno che avesse paura di rovesciare le gocce di un bicchiere d’acqua troppo pieno. «Lo spettacolo lo avete appena visto. Ci sono domande a cui posso rispondere? Io non dico, fate voi...». I broadcaster trasecolano, annaspano su domande generiche sulla trama spezzettata che accompagnerà la prima parte della notte, un viaggio di un’ora, suggestivo e poco organico, che precederà sfilata e discorsi. Ottengono risposte. Sui numeri, sullo svolgimento. Quindicimila le comparse. Metà sono militari, gli altri maestri di arti marziali e atleti di ogni angolo del Paese. Le donne sono una enclave minuscola, quasi inesistente. Machismo e forza. Energia. Si parte con dieci minuti di fuochi d’artificio memorabili per dare spazio alla Cina antica, con l’introduzione della carta, della scrittura, del carattere mobile, senza dimenticare la sacra Opera. Quindi i giochi dei fari e dei fuochi perennemente sparati in cielo. Che il mondo veda il bagliore. Qui arriva il presente, giusto? Sbagliato. Saltato a piedi pari, per buttarsi in un nuovo evo, che consente a Cai Guo Qiang, profeta visionario, di dare vita alle sue gigantesche installazioni luminose. Sfilata, discorsi, saluti. Sublime, meraviglioso, benissimo, bene, benino, male. Un broadcaster si fa coraggio. Scusi maestro, ma il Novecento e la lunga marcia? Dove sono finiti i Boxer, i giapponesi invasori, lo stupro di Nanchino, il Kuomintang, Mao, Deng, Tien An Men, il Tibet e i grattacieli? E soprattutto dove è finto il filo della rivoluzione comunista? Zhang Yimou, che si è diplomato alla Beijing Film Academy, è una maschera impenetrabile, Robert De Niro, però orientale. «Sono un artista, non uno storico», lo gela. Ma che cosa significa, maestro? «Che il mio intento non era quello di fare un viaggio nel passato, piuttosto quello di sottolineare alcune nostre eccellenze». E sigilla lì un discorso il cui corollario semplice e velenoso sarebbe che, dunque, la Cina del Novecento di eccellenze non ne ha prodotte. Nessuno osa. Il maestro ha creato, il maestro ha deciso. Ma sulla scelta della trama il dibattito è stato lungo e non propriamente riservato al pur largo entourage artistico. I riferimenti a polvere da sparo e bussola sono stati evitati di proposito. Con la bussola qualcuno avrebbe potuto pensare che i cinesi vogliono orientare il pianeta e la polvere da sparo, be’, in questi anni di tensioni sarebbe sembrata davvero di cattivo gusto. Così come di cattivo gusto sarebbe sembrato - e qui la dichiarazione è ufficiale - «fare leva sull’emozione sollevata dal terremoto nello Sichuan ». Di discussione in discussione si è così deciso di non mettere in imbarazzo gli ospiti inglesi e giapponesi, di non perdersi in antipatici dibattiti sul Tibet o sulla ammirata ma controversa figura di Mao. Via un secolo. Il nostro. Una pietra tombale sul presente vivo, incombente e radicale della Cina, che per la prima volta, sotto lo sguardo universale, dà l’impressione di avere pronta un'altra pelle.

7.8.08

L'Italia mette la terza

Pechino 2008_La Stampa di Torino & Luca
XXIX Olimpiade in tempo reale:
  • L'ira della Cina contro il presidente George W.Bush: "non deve interferire"
  • La Fiamma Olimpica sulla Grande Muraglia
  • Brutta parentesi di finto funambolismo e, alla luce di quanto emerso, non certo di sport. Emauele Sella come Riccò positivo alla CERA si avvia verso la confessione al procuratore antidoping del CONI Ettore Torri
  • Notizia a margine e poco attinente. Un piacere questa mattina nel salire a piedi in allenamento verso la cima del Monte Cavo - quota più alta dell'intero comprensorio Castellano - incontrare la campionessa del mondo di ciclismo femminile su strada Marta Bastianelli, anche lei in allenamento. Purtroppo, distratto nel parlare, non ho avuto neppure la prontezza per chiamarla o fermarla. Da sportivo dispiace vedere una fuoriclasse azzurra allenarsi senza poter contendere il titolo Olimpico, soprattutto per le vicissitudini che hanno riguardato la stessa Marta Bastianelli. L'augurio quindi è che Marta possa rientrare quantro prima e difendere così nel migliore dei modi il titolo mondiale.

Partenza con il botto per la nazionale di calcio. Gli azzurri hanno vinto per 3-0 contro la nazionale caraibica dell'Honduras nel match valido per la prima giornata del Gruppo D del torneo olimpico.
Nel primo tempo ci ha pensato il bianconero Sebastian Giovinco al 40' a sbloccare il risultato con una splendida conclusione dalla distanza che si è insaccata all'incrocio dei pali. Allo scadere del primo tempo, concesso un calcio di rigore all'Italia per un fallo di mano in area. Il compito di trasformare dal dischetto è toccato a Giuseppe Rossi. Nella ripresa l'Italia prende il largo grazie ad un altro tiro dagli undici metri, calciato questa volta da Robert Acquafresca al 51'. Nel finale la squadra caraibica ha sciupato la sua occasione dal dischetto: L. Martinez ha sparato alto sopra la traversa.Prossimo appuntamento contro la Corea del Sud il 10 agosto.

Curiosità di Beijing 2008

Passion_Still_Lives_Here_Article Antonella e Adnkronos
Mancano poche ore all'inizio della Cerimonia di Apertura. Il clima olimpico inzia a respirarsi anche qui da noi. Sarà per il fatto dei ricordi che affiorano alla mente, per quel 10 febbraio 2006 che, costantemente, mi accompagna nel nostro quotidiano. Quanti episodi vissuti quel giorno, quante emozioni e quante sensazioni ancor oggi mi attraversano.
Una cosa solo posso confermare: "Esserci è un'altra cosa!"
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Fu Yiquan è destinato a diventare il simbolo dei 40.000 volontari che contribuiscono a far funzionare la macchina di Pechino 2008. L'ultracentenario (per l'esattezza 103 anni) esibisce con orgoglio la fascia rossa di ''volontario per la sicurezza''. ''Controllo che le porte siano chiuse e che i cestini della spazzatura siano vuoti, è quello che posso fare per i Giochi'', dice lui. ''Non posso andare a lavorare allo stadio, ma posso impegnarmi per la sicurezza della comunità'', dice percorrendo l'itinerario che deve coprire 3 volte al giorno. Per i Giochi ha già sacrificato l'udito. Nel 2001, quando il Cio ha assegnato a Pechino l'organizzazione delle Olimpiadi del 2008, Fu si è ritrovato in mezzo alle celebrazioni. ''All'improvviso i fuochi d'artificio hanno cominciato a scoppiare a pochi metri da me. Ho sentito quasi un tuono nelle orecchie e non c'è stato niente da fare'', racconta. ''Chi ha acceso i fuochi non voleva certo farmi del male, voleva solo festeggiare'', dice senza alcun rancore. ''Organizzare i Giochi è un grandissimo motivo di orgoglio per il nostro paese, mi sento così orgoglioso''.

6.8.08

Presentata la delegazione azzurra

Passion_Still_Lives_Here_Article Antonella
L'Italia e' ufficialmente ai Giochi di Pechino: anche il tricolore sventola ogoglioso sull'apposito pennone sistemato al villaggio olimpico.
La "Welcome Ceremony" si e' svolta questa mattina (ore 4.45 in Italia) nella piazza della Zona Internazionale del villaggio che ospita gli atleti: rappresenta l'ingresso ufficiale della delegazione ai Giochi.
E' stato il capo delegazione Raffaele Pagnozzi a rappresentare ufficialmente la spedizione italiana, ricevendo il benvenuto dal Sindaco del Villaggio, Chen Zhili.
Presenti i vertici delle istituzioni sportive: il presidente del Coni Gianni Petrucci, i membri del Cio Franco Carraro e Manuela Di Centa, alcuni presidenti federali, l'ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa, alcuni tecnici.
Assente il portabandiera Antonio Rossi, dei 347 atleti della nostra delegazione (215 uomini e 132 donne) quasi 200 erano presenti ed hanno ben intonato l'inno di Mameli all'alzabandiera. L'atmosfera, carica di commozione, si è mischiata alla grande attesa per le gare che gli per azzurri prenderanno il via tra due giorni. L'anfiteatro che ha ospitato l'evento era pieno di fiori e sullo sfondo campeggiava una struttura in ferro rappresentante i cinque cerchi.

Doping, Bastianelli: "Ho chiarito tutto"

Passion_Still_Lives_Here_Agenzia Ansa Italia & Luca
"La mia vittoria nel Mondiale di Stoccarda non ha trovato tutto lo spazio sui media che adesso sta invece trovando una notizia come questa". Non avendo le giuste conoscenze per entrare nel merito della questione doping, lasciavo un commento sul blog di Marta qualche giorno orsono riferendomi soltanto ed esclusivamente a questo fatto. Sotto questo punto di vista concordo in pieno con quanto sostiene l'atleta castellana. Azzurri che spesso forgiano imprese e passano, semi ignorati dai media e con poco risalto. Poi però, al primo intoppo di qualsivoglia natura diventano famosi più delle loro imprese. Su di loro una luce spessa e accecante quanto l'occhio di bue in una prima alla Scala. Una constatazione ormai ovvia, inflazionata che però non deve mai farci smettere di riflettere circa la mediocrità della nostra informazione. In bocca al lupo Marta.
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Maglietta a maniche corte, occhiali da sole, jeans e scarpe bianche. Abbigliamento casual per un appuntamento che potrebbe risultare decisivo per il suo futuro in sella a una bicicletta. La ciclista Marta Bastianelli, dopo essere stata trovata positiva a un controllo antidoping dell'Uci (l'Unione ciclistica internazionale) lo scorso 5 luglio ai Campionati europei Under 23, è stata oggi ascoltata per poco più di un'ora dalla Procura antidoping del Coni. Al termine dell'audizione col procuratore Ettore Torri, e con il suo vice Franco Cosenza, l'atleta di 21 anni, nata a Velletri, ha cercato di spiegare la sua situazione: "Penso di avere fatto chiarezza sui punti principali. Ora sta alla Procura continuare le indagini e trovare la verità. Abbiamo dato loro il farmaco per effettuare la perizia e mi aspetto che la questione venga risolta nel più breve tempo possibile, per poter disputare il Mondiale o le altre gare di fine stagione". Per la Bastianelli, persa ormai l'opportunità di partecipare ai Giochi di Pechino, la possibilità di difendere il titolo conquistato a Stoccarda potrebbe essere uno stimolo in più per tornare subito a pedalare. "Ho eseguito tutti i punti che un'atleta internazionale del mio livello deve seguire - ha proseguito la giovane atleta, che vive da sempre a Lariano - La procura adesso sa tutto quello che ho fatto, ma io non ho alcuna leggerezza da dovermi rimproverare. Mi ero accertata che quel farmaco non facesse parte delle sostanze proibite. Adesso aspettiamo la perizia che ci dirà qualcosa di più. Il mio errore? Sarebbe stato meglio andare a Pechino con i due chili che volevo buttare giù, visto che ora mi pesano meno del travaglio che sto vivendo in questi giorni". A lasciare a terra la campionessa del mondo in carica di ciclismo è stata una sostanza utilizzata in prodotti per le diete - la flenfluramina - un anoressizzante che però è considerata dopante, quindi vietata. "Penso di essere diventata dottoressa in una settimana - ha confessato la Bastianelli - Mi sono informata su tutto ciò che potevo. Se si è trattato di una leggerezza della farmacista? Forse. Adesso sono stata sospesa, ma spero che la squalifica si limiti a qualcosa che mi faccia ricordare questo episodio solo come un piccolo errore". La ciclista, nonostante l'amarezza del momento, trova poi le parole per levarsi alcuni sassolini dalle scarpe: "Mi ha fatto male vedere che tanta gente ha parlato senza conoscere come stanno veramente i fatti. Sicuramente la verità potrà zittire tutte queste persone". "E poi - ha proseguito - non è stato bello vedere legato il mio nome a quello di Riccò, non l'ho trovato giusto. La mia vittoria nel Mondiale di Stoccarda non ha trovato tutto lo spazio sui media che adesso sta invece trovando una notizia come questa. Ho capito, quindi, che al ciclismo giova di più una situazione del genere invece di una vittoria. Infine, mi ha infastidito l'ironia fatta sul mio fisico: peso e altezza sono cose personali e quello che penso sul mio corpo non deve interessare a stampa o federazione". L'avvocato Giuseppe Napoleone ha accompagnato la Bastianelli davanti alla Procura antidoping del Coni e al termine del'audizione della sua assistita si è limitato a spiegare che "per noi è fondamentale la perizia del farmaco. Non vi è nulla di proibito, ma bisogna capire come mai si trovasse in esso una sostanza illecita, la flenfluramina. Auspichiamo che nel giro di un mese la vicenda si possa chiarire, al pari della posizione del farmacista. Faremo il possibile affinché Marta possa difendere il titolo Mondiale a Varese nel mese di settembre".

5.8.08

Vincere più degli Usa è l'ossessione cinese

Pechino 2008_La Stampa di Torino
Cina Vs Stati Uniti, la sfida di Pechino, la «mission» di una nazione. L'Impero di Mezzo ha già sorpassato gli States negli utenti Internet, nella top-ten delle società più quotate in Borsa, nelle esportazioni, nello smog. Dall'ascesa di Deng Xiaoping nel 1981, programma, studia, investe su atleti e tecnici per mettere la freccia anche sulle corsie di Olimpia. I Giochi di casa servono a questo. Gli atleti cinesi saranno in 639 (596 gli americani), contro i 407 di Atene. Una macchina che ha un solo obiettivo, una sola ossessione: vincere più medaglie di tutti. Anche, soprattutto, più degli americani. Un obiettivo realistico, non un sogno. Incoraggiato dal cinismo illimitato dei bookmakers che scommettono anche sui Giochi (1,70 la quota, e 1,95 per chi punta sugli Usa) contro le previsioni autorevoli ma scopertamente patriottiche di Sport Illustrated (121 medaglie a 102 per gli yankees). Ad Atene 2004 gli States vinsero 102 medaglie, 36 d'oro. La Cina 63, 32 d'oro. Meno 39, un divario ampio ma non impossibile da colmare, specie considerando gli inevitabili sostegni - conoscenza dei terreni di gara, abitudine al clima, benevolenza di giudici e giurie - di cui gode il Paese ospitante. Il «fattore campo» vale fra le 10 e le 20 medaglie, la crescita tecnica complessiva della Cina, da Atene a oggi, circa 10. Il calcolo è impostato. Per riuscire nell'impresona - su 28 edizioni gli Usa hanno sbranato il medagliere 18 volte - la Cina dovrà puntare sulle specialità di casa, meno sulle incursioni in terreni a lei ostici. Tuffi, badminton, tennis tavolo, tiro, sollevamento pesi e ginnastica sono il core business degli orientali. Sei specialità che ad Atene portarono 40 atleti sul podio, più della metà del totale, a cui vanno sommate le 5 medaglie del judo. Il vero margine di miglioramento viene da badminton e tiro, accoppiata nella quale i cinesi potrebbero vincere 8-9 medaglie più che ad Atene; l'unico limitato ma intrigante e puro terreno di sfida con gli americani (che nei tuffi possono sperare in un paio di bronzi) è la ginnastica. La Cina, che agli ultimi Mondiali di medaglie ne ha razzolate 8, fra uomini e donne punta a quota 10. In campo maschile l'infortunio di Paul Hamm è una tegola per gli Usa, che fra le donne possono però giocarsi la carta Shawn Johnson nel completo, nel corpo libero e nel titolo a squadre, classico dei Giochi, in una prevedibile ordalia con le superbimbe cinesi e romene. Pugilato: qui le giurie pesano piombo, e i guantoni gialli, che nella loro storia hanno raccolto solo un bronzo, sperano in 6-7 metalli.Nel tennis le cinesi sono campionesse uscenti nel doppio, e la peperina Jie Zheng vagheggia un podio: magari dopo una rivincita della semifinale di Wimbledon con Serena Williams. Nella scherma i cinesi hanno messo in conto 3-4 medaglie, le stoccate con gli Usa potrebbero arrivare nella sciabola femminile. Da lotta, taekwondo e trampolino possono arrivare piccoli miglioramenti (e siamo a circa 25-28 medaglie in più rispetto al 2004) il tutto senza incroci da cartellone con i nemici americani. La curiosità planetaria è invece già sintonizzata sull'urto che già nel girone di qualificazione del basket, il 10 agosto, metterà di fronte i centimetri del (risanato?) eroe Yao Ming e il talento di LeBron James e del resto del Dream Team. Ci si attende dell'epica, ma difficilmente gli Usa, dannati troppe volte ai Giochi dalla propria superbia, si lasceranno beffare. Negli sport di squadra la Cina può contare sulle donne del volley (oro ad Atene) e del beach volley, poco più, mentre gli Usa hanno concretissime chance in basket e calcio femminile, baseball e softball.I grandi silos a stelle e strisce sono, ovviamente, atletica e nuoto. Nella velocità gli yankees rischiano di farsi asportare dai giamaicani il podio di 100, 200 e staffette, ma in cinesi in pista possono giusto illudersi con il malconcio Liu Xiung nei 110 ostacoli, con Zhou Chunxiu nella maratona, forse con qualche marciatore. Briciole. E goccioline anche in piscina, dove è avviato a sfracelli l'orco Phelps e i cinesi - sincronizzato a parte - vedono il podio solo con Wu Peng nei 200 farfalla e con la staffetta femminile 4x100 misti. Cento medaglie. L'orizzonte dello scontro alla fine si giocherà da quelle parti. E chissà che l'allungo decisivo non arrivi da qualche sconosciuto armo con gli scalmi a mandorla nel canottaggio femminile, dove la Cina da tempo sta facendo impressionanti, e un filo inquietanti, miglioramenti. Un oro senza volto (conosciuto). Anche se Mao è lontano, sarebbe un trionfo molto chinese style.

4.8.08

Pechino, clima teso e Olimpiadi 2.0

Torino 2006_Corriere della Sera
I XXIX Giochi Olimpici dell'era moderna stanno per avere inizio. Fuoco alle polveri di un'edizione tra le più convulse di sempre e sin dai suoi preamboli. Noi di Passion Still Lives Here, da volontari olimpici (quando respiri l'atmosfera dei Giochi non sei e non sarai mai un ex) della nostra Torino 2006, seguiremo in tutte le sue sfaccettature Pechino 2008: cerimonie, competizioni, tifo e occhio sugli azzurri, inquinamento, punti di vista e diritti umani. Cercheremo di non trascurare nessun lato, fornendo la nostra cronaca ricca, come sempre, di passione. Inutile sottolineare l'eterna e spumeggiante assonanza volta a ricalcare il nostro nome ed il nostro claim, Passion Still Lives Here; perchè assediata o no, con contraddizioni o meno, un'Olimpiade quando la vivi ti resta dentro e ti connota per sempre.
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Uno dei principali sponsor delle Olimpiadi di Pechino, Lenovo, ha lanciato in questi giorni Voices of the Olympic Games, un'iniziativa web che trasformerà gli atleti olimpici in protagonisti della blogosfera. Il programma ideato dal produttore cinese di computer prevede infatti che alcuni dei partecipanti all'evento sportivo riversino in rete la loro esperienza, i propri pensieri ed emozioni, proprio relativamente ai giochi che si apriranno il prossimo 8 agosto. A tal fine, Lenovo ha fornito portatile e webcam a oltre un centinaio di atleti di circa 25 nazioni diverse, e ha dedicato una sezione del proprio sito all'iniziativa, sulle cui pagine possono essere letti i post via via pubblicati dagli sportivi sul proprio blog. Tra i blogger-atleti coinvolti vi sono anche degli italiani, come il campione di salto in alto Filippo Campioli e la nuotatrice Renata Spagnolo: anche loro, come tutti gli altri prescelti da Lenovo, hanno già iniziato a scrivere le pagine del loro diario digitale, raccontando dei preparativi per la partenza per la Cina e dell'arrivo a Pechino. Il loro resoconto proseguirà anche durante i giochi, tra una sfida e l'altra di queste Olimpiadi 2.0.
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Pechino clima teso per doping e sicurezza: Olimpiade assediata. Tibet, diritti civili, inquinamento, umidità, caldo, traffico, l'eclissi di sole, internet oscurato in un quadro di censure generalizzate. Ma la vera minaccia per i Giochi, che il Cio ha voluto a Pechino il 13 luglio 2001 e che partono venerdì, è rappresentata dal doping. Quattro anni fa, ad Atene, nella prima edizione regolata dal codice antidoping della Wada, l'agenzia mondiale, erano stati riscontrate 26 violazioni al regolamento, compreso il finto incidente di moto di Kenteris e Thanou per fuggire ai controlli. A Pechino siamo già a quota 29. Il clima di questi giorni è quello di una resa dei conti, non per una questione morale, ma perché i Giochi hanno capito che di doping possono morire: se i risultati perdono credibilità, se gli ordini d'arrivo non sono più credibili, il business crolla. Così si spiega la scelta di compiere 4.550 controlli (sicuri per i primi cinque classificati), 1.300 dei quali extra-competizioni, con uno schieramento di 917 addetti all'antidoping. C'è chi ha fatto l'impossibile per andare a Pechino: Justin Gatlin, campione olimpico uscente dei 100 metri, trovato positivo nel 2006 e squalificato, si è rivolto, senza successo, alla giustizia ordinaria e sportiva pur di partecipare alle selezioni americane. Dwain Chambers ha fatto invano ricorso all'Alta Corte di Londra, perché il comitato olimpico britannico rivedesse la decisione di non mandarlo a Pechino, a causa di una vecchia e grave positività con annessa squalifica. Ekaterini Thanou è stata selezionata dalla Grecia per correre i 100, ma non è ancora certa di essere «eleggibile» per i Giochi, dopo la squalifica per la fuga di Atene (decisione fra sei giorni) e ha denunciato «continue pressioni per farmi restare a casa». Il presidente del Cio, Rogge, ha ipotizzato 40 positività nelle 306 gare del programma. La marcia di avvicinamento ai Giochi è stata contrassegnata da un inquietante succedersi di violazioni delle norme imposte dalla Wada, al quale hanno dato un contribuito inatteso anche gli azzurri, con Riccò, Bastianelli e Andrea Baldini. Ha detto Patrick Schamasch, direttore medico del Cio: «È il gioco del topo e del gatto, ma per la prima volta il gatto sta allo stesso livello del topo. E stavolta confido che il gatto trovi il topo fuori dal buco». Quattro giorni fa, si era temuto persino che nella rete fosse finito Bolt o Powell, invece lo sprinter risultato positivo ai Trials giamaicani era Julien Dunkley, che salterà la 4x100 candidata all'oro. I controlli non hanno fatto sconti: dai cinesi (un nuotatore, un lottatore e una marciatrice) ai pesisti bulgari (otto), dal colombiano Palacio (giavellotto) allo specialista della mountain bike Andersen (danese), fino alle tre mezzofondiste romene (Popescu, Antoci e Vasiloiu, specialiste dei 1.500). Ma il caso più inquietante rimane quello delle sette atlete russe, che a Pechino avrebbero potuto vincere molto. Un numero così consistente riaccende l'idea del doping di Stato. Resta il fatto che mancheranno la Pishchilnikova, miglior misura del 2008 nel disco, seconda al Mondiale 2007; Yelena Soboleva, oro dei 1.500 al Mondiale indoor di Valencia, a passo di record del mondo; la Yegorova, iridata nei 5.000 nel 2001 e la Tolashova, argento ad Atene nei 1.500 nel 2004. Tutte avrebbero fornito urina non propria, ma la Soboleva ha parlato di complotto: «Resto a casa, perché sono accusata di una cosa che non ho commesso. Si tratta di una provocazione deliberata, per eliminare tante potenziali medaglie per la Russia».

2.8.08

Mangiarotti: "occorre fare chiarezza"

Pechino 2008_Agenzia Ansa Italia
E' sgomento Edoardo Mangiarotti, il decano della scherma italiana, che con le sue 13 medaglie in 5 Olimpiadi resta uno degli atleti più titolati al mondo, dopo la notizia dell'esclusione per doping dalla squadra azzurra della "nostra promessa" Andrea Baldini. Nonostante i suoi 89 anni Mangiarotti, che ancora presiede la commissione disciplinare della Federazione internazionale scherma, partirà mercoledì per la Cina con uno scopo: fare chiarezza negli ambienti della federazione su questo caso. - Mangiarotti, che idea si è fatto di questa storia? "Non so trovare le parole. Conosco molto bene il ragazzo e posso dire che Andrea è pulitissimo: era la nostra speranza. Per lui è una stroncatura tragica, anche perché con le nuove disposizioni non potrà più partecipare a un'Olimpiade. Devo però ammettere che la vicenda mi ha molto meravigliato: pochi giorni prima dell'europeo di Kiev, Baldini aveva fatto un test antidoping ed era risultato negativo, poi arriva l'esito di questo ulteriore esame a un giorno dalla sua partenza per la Cina... - Baldini non scarta l'ipotesi del complotto, implicitamente punta il dito contro un compagno di squadra: è cambiato il mondo della scherma dai tempi suoi? "Se c'é stato un complotto, mi domando come la federazione non si sia accorta di nulla. Tra Baldini e Cassarà c'erano già stati alcuni precedenti, i due non andavano d'accordo. E pensare che ai miei tempi c'erano rapporti di massima lealtà non solo tra compagni di squadra, ma persino tra avversari. Ricordo l'amicizia con Christian d'Oriola, il più grande fiorettista francese: ci affrontavamo in pedana, poi si andava a cena insieme. Ora nelle squadre moderne ci sono elementi che non legano con gli altri e, purtroppo, girano troppi quattrini che minano ogni rapporto di amicizia". - Che conseguenze avrà la vicenda di Baldini sulla scherma italiana? "La positività di Andrea è una mazzata terribile al nostro mondo, è un'ombra che cade su tutta la federazione e sulla scherma italiana. Fino a ieri ad ogni controllo noi schermidori italiani siamo sempre usciti puliti. Se non sarà chiarita, questa vicenda segnerà la fine di un'epoca per la scherma italiana. Per questo appena arriverò a Pechino, andrò a parlare con Scarso (presidente della Fis, ndr) per capire questa storia dal di dentro e vedere come la federazione giudica questo fatto terribile".